CRONACA
Massimo Fini: "Questa guerra andrà avanti così per decenni. Il Califfato è come l'Idra dalle sette teste. E dopo Berlino mi aspetto un attentato Isis in Italia"
Intervista allo scrittore italiano dopo l'attacco alla capitale tedesca: "Isis è una metastasi ideologica. È come l'Idra dalle sette teste. Puoi anche radere al suolo Mosul o Raqqa, ma questo non debellerà lo jihadismo. E in Occidente, a causa del benessere, abbiamo completamente perso il coraggio"

BERLINO/MILANO - "Che questo sia un attentato dell'ISIS è fuori discussione. L'obbiettivo è tipico: colpiscono le zone del divertimento occidentale". 
 
Meno scontato, secondo Massimo Fini, il fatto che ad essere colpita sia stata la Germania e la sua capitale. Era opinione diffusa, infatti, che la prudenza della Cancelliera Angela Merkel rispetto ai conflitti in corso in Medioriente, mettesse al riparo i tedeschi dagli attentati sul loro territorio. 
 
"Lo pensavo anch'io", riflette lo scrittore e collaboratore del Fatto Quotidiano. "Ero convinto che Germania e Italia, non essendosi esposte troppo nelle guerre in corso in quell'area del Mondo, fossero maggiormente al riparo dagli attacchi. Invece così non è stato. Proprio per questo, prossimamente, mi aspetto un attentato anche in Italia".
 
Come si può spiegare questo cambio di strategia di Isis? Ammesso e non concesso che una strategia sia stata effettivamente modificata...
"Indubbiamente lo Stato Islamico è stato costretto a ritirarsi da diverse zone che controllava in Siria e Iraq. Quindi per loro la via più logica per rispondere all'offensiva occidentale e russa, è quella di portare sempre di più la guerra in casa nostra con l'unico mezzo che hanno a disposizione: il terrorismo".
 
Può avere avuto un peso nella scelta dell'obbiettivo il fatto che in Germania tra poco si andrà alle elezioni?
"Penso di no. La dirigenza Isis non ragiona come noi. A loro non importa nulla delle elezioni, dei governi e dei parlamenti. Come non gli importa assolutamente nulla dei migranti. Gli importa solo della loro guerra"
 
In una precedente intervista aveva affermato che contro questo tipo di terrorismo non ci si può difendere. Ora si legge che, per esempio in Italia, potrebbero essere cancellati concerti e manifestazioni pubbliche. È una buona mossa difensiva?
"È una mossa difensiva. Quanto buona non lo so. Gli obbiettivi sono infiniti e di conseguenza è praticamente impossibile controllarli tutti". 
 
È una guerra che possiamo vincere?
"Non lo so. Il terrorismo internazionale è molto diverso dai terrorismi che abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa, come le Brigate Rosse o l'Ira. Il suo principale punto di forza strategico è per l'appunto quello di essere internazionale: colpisce ovunque. Isis è una metastasi ideologica. È come l'Idra dalle sette teste. Puoi anche radere al suolo Mosul o Raqqa, ma questo non debellerà lo jihadismo. Forse, fino a poco tempo fa, si poteva ancora fare quel che avevo suggerito all'inizio: riconoscere il Califfato e trattare con loro condizioni chiare e vincolanti. Ma ormai è troppo tardi".
 
Quindi cosa si aspetta?
"Questa storia andrà avanti per decenni. Con colpi assestati da una parte e dall'altra" 
 
Pensa che questi attentati avranno dei riflessi politici sulle democrazie europee, favorendo quei movimenti populisti di destra che sono in ascesa anche in Germania? 
"Spero di no. Spero che si continui con la linea di Angela Merkel. Tuttavia anche per un uomo di stato, e uso di proposito questa terminologia, della levatura della Cancelliera sarà difficile misurarsi con il popolo in queste condizioni". 
 
Lei che argomenti utilizzerebbe per contrastare l'irrazionalità della paura e l'avanzata di chi sostiene che bisogna alzare muri o espellere tutti i musulmani?
"Intanto buttare fuori tutti i musulmani dall'Europa sarebbe impossibile, oltre che ingiusto. A mio avviso bisogna capire una cosa molto semplice: la guerra che per 15 anni noi abbiamo fatto al mondo musulmano, è arrivata in casa nostra. Oltre a questo bisogna continuare a vivere la vita di sempre. Perché è ovvio che l'obbiettivo di questi attentati è proprio quello di colpire la società occidentale. Vanno tenuti i nervi saldi. Dopodiché ribadisco ciò che ho sempre detto: la vera forza dell'Isis risiede nel nostro vuoto di valori. Per decenni gli europei si sono cullati nel benessere o presunto tale. E ora si sono completamente disabituati alla guerra. Da una parte abbiamo i kamikaze, dall'altra persone che non sarebbero disposte a sacrificare neppure un dito per difendere il territorio. Abbiamo completamente perso il coraggio". 
 
E quindi torno alla carica: siamo destinati a perdere questa guerra? Oppure non è troppo tardi per ritrovare alcuni valori? E semmai: come le persone comuni dovrebbero manifestare questo rinnovato coraggio?
"Ripeto: oggi come oggi tenendo i nervi saldi. Anche perché per il momento è di gran lunga più facile morire in un incidente d'auto che a causa di un attentato. Questa è una guerra totalmente nuova: E andare per le strade con le mazze ferrate non servirebbe a niente".
 
Ma un po' di animo guerriero pensa che saremo in grado di ritrovarlo alla bisogna?
"Dovremo trovarlo per forza. Le situazioni estreme, come quelle che si manifestano in una guerra, ti possono far ritrovare valori che avevi smarrito. Non parlo delle classe politiche, parlo delle persone normali. In guerra, lo sappiamo, molto spesso i gradassi si rivelano dei vigliacchi e gli impiegatucci compiono gesta eroiche". 
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