CRONACA
S.M., il bellinzonese che parlava coi narcos colombiani per conto della 'ndrangheta, è morto in settembre nella Repubblica Dominicana. Era oggetto di un mandato di cattura internazionale per un traffico di 8'000 chili di cocaina e fino a poche ore fa risu
“Appena torno qui vado a parlare con la massima autorità locale, protetta da 300 persone. Qui stiamo trattando con il Dio”, diceva in una telefonata intercettata dagli inquirenti. Ma nell’ottobre 2014 venne estromesso dalle trattative tra il cartello colombiano e la 'ndrangheta. Non sono noti i motivi del decesso
BELLINZONA – S.M., il bellinzonese implicato nel maxi traffico di cocaina (8'000 chili) tra Colombia e Italia sfociato nell’operazione ‘Stammer’, che ha portato in carcere decine di persone più o meno direttamente legate alla ‘ndrangheta, è morto.

Era patrizio di Bellinzona, aveva 58 anni (e non 63 come indicato negli atti italiani) e aveva lasciato da tempo il Ticino per stabilirsi a San Cristòbal, nella Repubblica dominicana. Proprio nell’isola caraibica risulta essere deceduto nel mese di settembre per cause per ora non precisate. La notizia è giunta in queste ore alle autorità di Bellinzona, dove abitano i famigliari e l’ex moglie.

Non è però ancora chiaro se la morte di S.M. sia avvenuta per cause naturali o sia in qualche modo legata al maxi traffico di cocaina.

S.M.
) era oggetto di un mandato di cattura internazionale. Un’organizzazione legata alla ‘ndrangheta voleva importare in Italia dal Sud America, via nave, otto tonnellate di cocaina per un valore di oltre 1,7 miliardi di franchi. Il bellinzonese, che risultava fino a poche ore fa latitante partecipò due anni e mezzo fa a un viaggio a Medellin, in Colombia, per organizzare il traffico, facendo da mediatore tra i narcos e gli italiani, e figurando anche tra i co-finanziatori dell’operazione.

Nel settembre del 2014, S.E. si era recato a Medellin per prendere parte ad alcuni incontri finalizzati all’acquisto di cocaina, è là aveva intrattenuto frequenti contatti telefonici con un italiano, Giuseppe Mercuri, incaricato dal clan calabrese di concludere la trattativa.

Nel corso delle conversazioni captate sono poi emersi chiari riferimenti alla spedizione dello stupefacente, ai prezzi, al quantitativo e al successivo trasporto. Secondo gli investigatori, Mercuri avrebbe negoziato l’importazione di 8’000 chili di cocaina, 1'500 dei quali sequestrati dalla polizia colombiana, pronti per l’importazione sul mercato europeo.

“Appena torno qui vado a parlare con la massima autorità locale, protetta da 300 persone. Qui stiamo trattando con il Dio”, diceva S.M. in una telefonata intercettata dagli inquirenti. Ma, sempre in base alla ricostruzione degli inquirenti, nell’ottobre 2014 il bellinzonese è stato estromesso dalle trattative con il cartello colombiano. Da mero co-finanziatore dell’operazione, si era infatti elevato a mediatore con i narcos.

emmebi
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