CRONACA
"Non ci prenda per i fondelli". Lettera al presidente della Lega dei musulmani in Ticino Slaheddine Gasmi: "Nelle sue parole c'è l'Islam peggiore e quello più pericoloso"
Postare quel video sulla vostra pagina Facebook è stato un atto minaccioso ed è irrispettoso verso la nostra cultura e le nostre tradizioni. È una provocazione che gioca sulla solita ambiguità su cui una parte di voi comunica, lasciando trapelare il sottinteso senza affermarlo. Fate i funamboli, e i fenomeni, danzando su quell’ampia zona grigia concessa dalla libertà di espressione
Signor Slaheddine Gasmi,

 

smusserò qualche aggettivo perché ho rispetto per il Ramadan, che è in corso, e al quale la maggioranza dei musulmani in Svizzera e in Europa partecipa con sentimenti autentici di fede, di compostezza e di non violenza.

 

Mi concedo una sola intemperanza verbale, mi si perdonerà. Gliela dico in slang occidentale: non ci prenda i fondelli! E con altrettanta schiettezza, signor presidente della Lega dei musulmani in Ticino, le dico che quanto da lei affermato al Corriere del Ticino rappresenta l’Islam peggiore, quello che alla lunga può rivelarsi più pericoloso.

 

Vede, a me non può dare dell’islamofobo come fa con Giorgio Ghiringhelli, con claudicante furbizia per sviare dal merito della questione. Io le responsabilità dell’Occidente in questo conflitto con il mondo musulmano le ho ben chiare e le ho scritte ripetutamente, anche nei momenti più delicati - ad esempio dopo l’ultima strage di Manchester - attirandomi critiche feroci. E ciò che è avvenuto oggi in Iran non è che l’ultima tragica conferma di quanto sia sbagliata la politica del mondo occidentale.

 

Ma tornando alla nostra polemica è necessario affermare con estrema fermezza che Ghiringelli ha ragione e lei ha torto. Dovrebbe solo provare profondo imbarazzo per ciò che è stato fatto e per ciò che ha detto (e soprattutto per ciò che non ha detto). E riflettere a fondo sulla posizione che occupa, per il bene innanzitutto dei musulmani ticinesi che non meritano di essere esposti a questo genere di scivolosi fraintendimenti (ha visto che smusso gli aggettivi?.…).

 

Sono proprio le persone che si esprimono come lei a complicare la vita di chi, come il sottoscritto, rifiuta l’idea che la soluzione del problema si trovi nelle ricette islamofobe che abbondano nell’ultimo periodo e che tradiscono, tanto quanto il fanatismo del vostro “album di famiglia”, i valori occidentali. Tipo creare una Guantanamo europea, vietare l’Islam in Occidente o, come affermato oggi la premier britannica Theresa May, “stracciare i diritti umani” per fronteggiare il terrorismo. Follie.

 

Ho ascoltato più volte il video che il 2 maggio avete postato sulla vostra pagina Facebook e che Ghiringhelli giustamente vi contesta. “Quel filmato - afferma lei al Corriere - non contiene nulla di strano. I contenuti fanno riferimento a una parte del mondo musulmano, ripercorso in diverse epoche: com’era, com’è diventato e come diventerà. Si tratta di una profezia del 1400”. Scusi, signor Slaheddine Gasmi, è vero che l’Occidente vive un periodo di smarrimento, che rifiuta i suoi cardini valoriali, che è fiaccato dal benessere, ma non siamo ancora tutti e del tutto rincoglioniti. Glielo assicuro.

 


Quel video non è affatto innocente e non è innocente il gesto di averlo condiviso il 2 maggio di quest’anno, nonostante risalga al 2011. L’oratore ripreso nel filmato, rifacendosi a una profezia, definisce gli ebrei “i nemici di Allah” e annuncia, richiamandosi sempre alla predizione, la prossima venuta del Califfato. E conclude affermando perentoriamente: “Non abbiate alcun dubbio: l’Islam sta arrivando”. Non proprio un auspicio rassicurante per le nostre orecchie, confido che capirà.

 

Ora non so, signor presidente, se nei suoi sogni alberga il ritorno del Califfato. Le assicuro che nei nostri non c’è. E bisogna che ci chiariamo una volta e per tutte: questa è anche casa vostra ma non è e non sarà mai una casa islamica. Neppure la cantina.

 

Postare in questi giorni quel video del 2011 (quando l’Isis non esisteva ancora, ma oggi sì) è un atto minaccioso ed è irrispettoso verso la nostra cultura e le nostre tradizioni. È una provocazione che gioca sulla solita ambiguità su cui una parte di voi comunica, lasciando trapelare il sottinteso senza affermarlo. Fate i funamboli, e i fenomeni, danzando su quell’ampia zona grigia concessa dalla libertà di espressione. Una libertà di cui beneficiamo tutti noi come un’eredità preziosa frutto di lunghissime e faticose battaglie compiute nel corso della nostra storia religiosa, filosofica, politica e culturale. Una storia scandita da migliaia di libri ma non dal Corano: perché da queste parti nessuno si è ispirato a quel Libro per fondare le regole che oggi le permettono di postare senza alcuna conseguenza video ambigui su Facebook.

 

Non le sfuggirà che di questi tempi parlare di Califfato significa una sola cosa. Lei dice che non c’è nessun riferimento violento in quel filmato. Sorvoliamo pure sugli “ebrei nemici di Allah” ma mi dica: esattamente come verrà il Khilafah, con una sfilata di coriandoli?

 

Può arrampicarsi sugli specchi e fare il finto tonto quanto le pare - è un suo diritto - ma la sostanza non cambia. Ed è da irresponsabili, da ingrati, da villani, diffondere quel video. Avete offeso un sacco di persone perbene, vostri concittadini, con quel post. E quando ve lo si è tatto notare non è sopraggiunto neppure il pudore delle scuse, per un errore (sempre possibile) che lei non ritiene neppure essere tale. Ed è questo a risultare preoccupante perché dà aria a cattivi pensieri e mina il rapporto di fiducia.

 


“Se davvero ci fosse qualcosa di strano in quel video il Ministero pubblico ci avrebbe già arrestato”, ha affermato nell’intervista pubblicata stamattina. Il problema è esattamente questo: non capire, o non voler capire (mi concederà il dubbio a questo punto…), il senso del limite e il limite del buon senso. Se siete in buonafede, se siete responsabili, non può sfuggirvi che in questo delicatissimo passaggio storico, non può essere la Procura e la Legge il punto di riferimento con il quale orientare la vostra comunicazione. L’asticella è molto più bassa. Anche perché le nostre leggi sono oggi troppo blande per contrastare la propaganda subdola dell’islamismo radicale. E voi dovreste essere i primi ad esserne consapevoli.

 


Sa, la propaganda esplicita spaventa ma è semplice da individuare e perseguire. Sono gli ammiccamenti, gli occhiolini, i non detti, ad essere più gravi e pericolosi: perché si finisce per chiedersi di chi ci si può  fidare davvero.

 

Per questo le sue parole, signor Gasmi, rappresentano l’Islam peggiore.

Andrea Leoni

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