CRONACA
I libri accessibili a tutti. È questa l'idea di Turné Soirée di Damiano Realini. Un programma capace di miscelare la profondità della cultura con la leggerezza
La giornalista Nicoletta Barazzoni recensisce per Liberatv il programma della RSI: la trasmissione è agile e divertente con la trovata del comico e ventriloquo Pietro Ghislandi (che con il suo linguaggio non verbale e corporeo fa già ridere anche senza parlare) e con le quotate conoscenze professionali in campo letterario e cinematografico di Mariarosa Mancuso
di Nicoletta Barazzoni

 

L'idea di Turné Soirée - il programma televisivo di Damiano Realini e Mario Casella, in onda su La1 il sabato in prima serata - è quella di proporre i libri al pubblico in modo accessibile.

 

Vale a dire senza che i libri diventino forzatamente dei mattoni (il lettore, e il telespettatore, sanno scegliere…), restituendo in questo modo alla lettura il suo valore. In una collocazione che non vuole diventare istituzionale ma farsi strada nella cultura con più agio, la trasmissione si presenta in una veste che può piacere o non piacere. Esattamente come un libro può piacere o non piacere (per fare un esempio non riesco a leggere i libri di Andrea Camilleri).

 

Un conto però è non gradire qualche cosa a causa del nostro mondo interiore, delle nostre aspettative e soprattutto delle nostre preferenze, e un altro è guardare una trasmissione, considerando anche il linguaggio televisivo.

 

Questo programma esplora nuovi modi di fare televisione. Esce dagli dagli schemi canonici che prevedono, per esempio, la realizzazione di un certo tipo di intervista. La trasmissione è agile e divertente con la trovata del comico e ventriloquo Pietro Ghislandi (che con il suo linguaggio non verbale e corporeo fa già ridere anche senza parlare) e con le quotate conoscenze professionali in campo letterario e cinematografico di Mariarosa Mancuso.

 

Il programma cerca di miscelare la profondità della cultura con la leggerezza, in un genere televisivo moderno e originale, che provoca apoposta, portando i libri nei luoghi più inusuali, in cui la loro espressività respira senza troppe costrizioni.

 

Damiano Realini, infatti, non si propone con il piglio del conduttore a cui siamo abituati, rompendo con l'immagine del giornalista classico. Si lancia, si sdraia, si ridicolizza volutamente perché vuole catturare l'attenzione, spezzando il ritmo.

 

L'aspetto interessante, in questo modo di fare televisione, è la capacità di riaccendere il dibattito, come spesso accade quando si parla di cultura, tra due scuole di pensiero: quella più tradizionalista che vorrebbe si mantenesse intatto un certo rigore, con i libri confinati nelle biblioteche e tra gli intenditori; e quella di chi cerca di riportare i libri, nei luoghi dove nascono, ovvero nella strada, tra la gente, da dove le storie prendono forma.

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