CRONACA
Lettera agli amici italiani di ritorno da un viaggio nella fiera Barcellona. L'aeroporto di Linate come specchio di una Nazione in degrado, tra sprechi, tangenti, povertà, mafie e privilegi. Pensando anche alla sciagura di questa mattina sul treno dei pen
Non intendo associarmi a chi, come Berlusconi e Salvini, in pieno clima elettorale, ha puntato il dito contro i tagli del Governo alle reti di trasporto locali. Però il Cavaliere ha ragione quando dice: "Siamo in debito rispetto alle infrastrutture. Abbiamo un distacco con la Spagna e la Francia di almeno il 50 per cento. Dobbiamo migliorarle". Poi ci si chiede cos'abbia fatto lui...
di Marco Bazzi

Sono stato qualche giorno a Barcellona con amici, in quella parte di Spagna dove sventola l’anima fiera dell’indipendenza catalana. C’ero già stato in passato, ma questa volta mi hanno colpito la pulizia, l’ordine, la cordialità, la disponibilità, il sorriso e la voglia di lavorare della gente. E mi ha colpito quell’aeroporto tirato a lucido, ordinato, che ci potevi mangiare sul pavimento… Ovvio, poi lungo la Rambla trovi anche quartieri meno decorosi… Ma parliamo di una città con oltre un milione e mezzo di abitanti…

Poi sono sbarcato a Linate, ho alzato lo sguardo, e mi son detto: oddio, ma non è possibile… Sembra lo scalo di Kabul dopo un attacco talebano. E lo foto parlano da sole.

Nell’area ‘arrivi’ il soffitto è praticamente inesistente: è tutto un intrico di cavi penzolanti, di tubi, di condotte, di lampade al neon che sembra stiano per cascarti in testa, tutte storte e piazzate senza alcuna logica, di pavimenti sgualciti, rappezzati con nastro adesivo… Davvero una roba inguardabile.

Per curiosità ho chiesto a una barista: “Ma da quanto tempo è così?”. E lei: “Io lavoro qui dall’agosto scorso ed era anche peggio. Ma era così da prima… E chissà per quanto ancora lo sarà”.

Oggi a Milano, che dovrebbe essere la capitale economica, il motore dell’Italia che produce (ma che sta diventando una sorta di colonia cinese), è deragliato un treno, il treno dei pendolari, e la sciagura ha provocato la morte di tre donne e il ferimento grave di decine di passeggeri.  Ha ceduto un binario. Adesso partiranno i consueti avvisi di garanzia. Poi tra qualche settimana non se ne parlerà più. In ogni caso non c’è da stare tranquilli, se si pensa che sulla rete ferroviaria italiana circolano treni che raggiungono i 400 chilometri all’ora.

Non intendo con questo associarmi a chi, come Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, in pieno clima elettorale, ha puntato il dito contro i tagli del Governo alle reti di trasporto locali. Però il Cavaliere ha ragione quando dice: "Purtroppo siamo in debito rispetto alle infrastrutture. Abbiamo un distacco con la Spagna e la Francia di almeno il 50 per cento. Dobbiamo migliorarle".

Vien da chiedersi cos’abbiano fatto negli anni scorsi in tal senso i “suoi” governi… Ma la critica, pensando all’aeroporto di Linate ci sta.

Intanto però l’Italia va avanti tra sprechi, tangenti, povertà galoppante, mafie e privilegi, e continua a raccontare a se stessa le sue eccellenze e i suoi primati, cullandosi sugli allori di meraviglie artistiche che, certamente, non hanno eguali al mondo. Ma se esci dai centri storici ti rendi conto che quelle meraviglie sono stritolate da paesaggi e da scene di degrado: basta guardare le strade dissestate del lung’Arno a Firenze.

Forse è tempo e ora che qualcuno, al di là di chi si alterna al Governo, inizi a pensare che l’Italia è un Paese da ricostruire, partendo dalla cultura politica e soprattutto civile. È sempre utile, per quanto possa valere questa statistica, ricordare che nell’indice delle nazioni più corrotte, l’Italia galleggia nei bassi fondi, dopo Cuba e Romania e appena sopra al Senegal.

Intanto ci si consola con il Grande Fratello e con l’Isola dei famosi, con drammi e tragedie trasformate in soap opera, con una tivù spazzatura da pulp fiction che avvelena le coscienze.

Quindi, i temi dominanti a parte una politica a cui credono ormai in pochi, sono le risse in tivù tra Tina Cipollari e Gemma Galgani, o Lilli Gruber che richiama in diretta il deputato dei 5 Stelle Danilo Toninelli… O il Festival di Sanremo, che è alle porte… E naturalmente il campionato di calcio, intoccabile, nonostante la cocente delusione dell’esclusione dei Mondiali.

Mentre tre studenti giapponesi a Venezia vengono rapinati da un ristoratore che gli fa pagare 1'143 euro una frittura di pesce e quattro bistecche, mentre crollano i cavalcavia, mentre i clan riprendono vigore e potere proprio in virtù di una crisi ormai endemica.

Così, ieri, ho pensato che l’aeroporto di Linate è lo specchio, il triste specchio, di una Nazione che in pochi anni si è buttata via. E io, che amo profondamente questo meraviglioso Paese e la sua gente, mi dico: povera Italia…

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