CRONACA
Il durissimo attacco degli ultrà bianconeri, "ci viene il vomito. Le Istituzioni ticinesi sono derelitte. Perché farci schedare come malfattori?"
Il gruppo delle Teste Matte prende posizione contro le misure per gli stadi proposte da Norman Gobbi, chiamato "il nostro caro Ministro". Fanno notare come "numeri alla mano non ci sia un problema violenza negli stadi ticinesi. Si usano i rari casi eclatanti per giustificare azioni squadriste e liberticide"
LUGANO – Dopo qualche settimana, si torna a parlare delle misure di sicurezza negli stadi che Norman Gobbi vorrebbe inserire. A riportare in prima pagina il tema è un durissimo comunicato degli ultrà del Lugano Calcio, le Teste Matte, che non le mandano certo a dire, definendo “derelitte” le Istituzioni ticinesi, parlando di azioni squadriste e liberticide.

"Siamo basiti nel constatare che il nostro caro Ministro voglia imporre alle società sportive ticinesi la misura liberticida del controllo dell’identità, obbligatorio ed invasivo, a tutti i tifosi intenzionati a recarsi alla partita della propria squadra del cuore. Non è necessario essere filosofi o giuristi per rendersi conto che una misura del genere, oltre che totalmente sproporzionata, lede le libertà personali di ogni individuo", inizia la nota.

Anche perché, “in Ticino, dati alla mano, non esiste un problema di violenza negli stadi. È indecente e subdolamente opportunista che le derelitte Istituzioni ticinesi cavalchino l’onda emozionale dei casi più eclatanti, isolati e rari, per creare facile consenso verso azioni squadriste e iniziative liberticide”.

E ancora: “ci viene il vomito a pensare che in uno stato civile come la Svizzera, la sua appendice più a Sud debba subire una follia autoritaria che danneggia tutti. Danneggia le società sportive, danneggia il buon senso, danneggia la libertà del singolo e lede il principio d’innocenza".

"Si potrebbe obiettare che se non abbiamo nulla da nascondere c’è poco da protestare ma non vediamo per quale ragione dovremmo accettare di farci schedare al par dei malfattori senza la benché minima ragione di sicurezza o sospetto fondato. Da sempre lo Stadio, che rimane uno degli ultimi luoghi di aggregazione popolare, rappresenta per lo Stato una palestra per l’instaurazione di misure repressive. Per cui teniamo a ribadire che questa non è la battaglia degli ultras del Lugano, ma dei cittadini ticinesi dotati di buon senso", termina la nota.

Dopo quelli dell’hockey e l’ironia dei tifosi bellinzonesi, ecco dunque il no deciso anche dei bianconeri del calcio. I tifosi “non ultrà”, per contro, non sarebbero del tutto contrari.

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