CRONACA
Chiusura Giornale del Popolo, l'ex storico direttore Giuseppe Zois: "Tanta rabbia e dolore, ho già malinconia" E si domanda: "Non si poteva fare niente di più per salvare 92 anni di storia?"
Intervista al giornalista e scrittore: "La speranza è l'ultima a morire, si dice. E io mi impongo di sperare che da questo solco durato 92 anni possa nascere e ricrescere qualcosa di bello"
2002 – Nella foto da sinistra il direttore del Giornale del Popolo Giuseppe Zois con la cantante, conduttrice televisiva e scrittrice Iva Zanicchi. ©Ti-Press
MASSAGNO – La notizia della chiusura del Giornale del Popolo è stata accolta con profonda tristezza dall'opinione pubblica ticinese e non solo. Tra i più scossi dal fallimento dello storico quotidiano cattolico c’è Giuseppe Zois, ex storico direttore del GdP.

"Al Giornale del Popolo – dichiara Zois a Liberatv – ho trascorso 33 piacevoli anni, più della metà di una carriera lavorativa. Vivo la giornata di oggi con grande rammarico e tristezza. Del GdP ho già malinconia".

"Mi chiedo – prosegue la storica penna – se non si poteva fare niente di più per salvare una realtà storica esistente dal 1926. La tragedia giornalistica, a mio avviso, avrebbe potuto essere scongiurata. È necessario ricordare che il quotidiano cattolico ha contribuito in maniera importante a formare generazioni di giornalisti. È stato un grande laboratorio e una buona scuola per il giornalismo".

Il giornalista e scrittore non manca di porsi alcuni interrogativi che, secondo lui, "avrebbero potuto cambiare l’esito". "Era davvero necessario divorziare dal gruppo del Corriere del Ticino? Credo che un accordo si sarebbe potuto trovare. Io sono sempre rimasto fuori volutamente da ogni vicenda riguardo al GdP, questo per una questione di rispetto dei ruoli".

Con immenso rammarico, Zois afferma che "restando nel gruppo del Cdt si poteva continuare a essere voce e interprete della realtà cattolica ticinese". "È dura ripartire quando una testata è morta. Le soluzioni andavano cercate prima del triste epilogo. Possono ricominciare da un settimanale, ma vorrebbe dire spostare il tiro e modificare i valori del giornale. È una pagina di storia che si chiude e che infonde rabbia e dolore per una perdita così importante".

"Sono molti – dichiara – i momenti e i ricordi che costellano i 33 anni trascorsi al Giornale del Popolo. Le lunghe notti elottrali, tutti i colleghi fino ad arrivare alle storie raccontate. Come posso scordarmi di tutto questo? Devo, però, ricordare con gratitudine e affetto i direttori con cui ho lavorato, Silvano Toppi e Filippo Lombardi. Ma come dimenticarsi di tutte le persone incontrate durante questo meraviglioso cammino. Gente semplice che vive ogni giorno con semplicità e speranza".

"La speranza è l'ultima a morire, si dice. E io – conclude Giuseppe Zois –, mi impongo di sperare che da questo solco durato 92 anni possa nascere e ricrescere qualcosa di bello".

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