CRONACA
“Sono stato trattato come un criminale ma ora ho la coscienza a posto”
Il Corriere del Ticino pubblica le riflessioni di un evasore che ha scelto di regolarizzare la propria posizione attraverso l'autodenuncia

BELLINZONA - “Sono stato trattato come un criminale ma ora ho la coscienza a posto”. È questo il sentimento di uno degli evasori che ha deciso di regolarizzare la propria posizione con il fisco attraverso l’autodenuncia. È uno degli oltre 3’000 casi resi noti ieri dal DFE, che hanno portato all’emersione di 2 miliardi e 200 milioni. Cifre da record che hanno consentito al Fisco di recuperare 115 milioni di imposte, chiudendo circa 1’700 pratiche.

Ma cosa c’è dietro questi numeri? Ci sono persone, come sempre. E il Corriere del Ticino ha raccolto una bella e significativa testimonianza che merita di essere ripresa in quanto fornisce uno spaccato  di questa realtà.

 
Cosa spinge una persona a far ricorso all’autodenuncia? “Le pressioni e il lavaggio del cervello durato due anni da parte della mia banca hanno sicuramente avuto il peso maggiore”, risponde l’interlocutore scovato dal CdT. “Sono sempre stato per il rispetto delle regole e senz’altro alla base di questa decisione c’è anche la volontà di mettersi la coscienza a posto. Personalmente, tuttavia, la difficoltà di questa autodenuncia risiedeva nel fatto che i soldi da dichiarare non erano merito mio, ma di mio padre al quale mi sembrava dunque di fare un torto. Parliamo di fondi frutto di anni di lavoro, sacrifici e sudore della fronte, non di speculazioni”.

“L’amarezza - prosegue nel suo racconto l’uomo -deriva dal trattamento subito in banca: si è fatti passare come dei mezzi criminali, delle specie di riciclatori. Ti fanno sentire male e inevitabilmente i rapporti s’incrinano. La verità invece è che la banca vuole rifarsi una verginità dopo essere stata la prima, nel passato, a darti le dritte e i consigli per mantenere i tuoi risparmi al sicuro”

Ma a posteriori, ciò che si prova, è una sensazione di sollievo: “Procedendo in questo modo, oltre a non ricevere multe ma di dover ritornare al fisco le imposte dovute negli ultimi dieci anni, c’è anche la possibilità di non generare dei contraccolpi ai miei figli. Non si vuole insomma far gravare sulle loro spalle delle situazioni che in fondo non dipendono da loro”

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