CRONACA
Arbitri, così non va(r). Mario Sconcerti svela le 'regole forzate': "Sono le grandi squadre a scegliere da chi essere arbitrate"
Il giornalista italiano al Corriere della Sera: "È un errore pensare che la VAR sia scienza. Non cambia il problema di fondo: dobbiamo continuare a fidarci degli arbitri"

L'introduzione della VAR nel massimo campionato di calcio in Italia ha aiutato parecchio gli arbitri nel prendere decisioni che hanno cambiato l'inerzia o il bilancio di un incontro. Gran parte dei dubbi la tecnologia è in grado di scioglierli, ma i fischietti italiani continuano ad essere oggetto di polemiche da parte di tifosi e società. 

A fare un quadro generale sulla situazione ci ha pensato il giornalista italiano Mario Sconcerti attraverso un'opinione pubblicata sul Corriere della Sera.

"Sugli arbitri– scrive –  non saremo mai d' accordo perché decidere è un'operazione di parte. Per evitare la discussione abbiamo fatto tutto quello che sembrava possibile: gli arbitri sono diventati professionisti, hanno seminari settimanali, sono indipendenti come auspicato per 80 dei 90 anni di campionato a girone unico.

Ora si comincia a pensare che l'indipendenza sia un'arma a doppio taglio, che costruisca corporazioni senza memoria e con interessi variabili. Si è così reintrodotta la regola che l'arbitro che sbaglia contro una squadra non l'arbitrerà più per molto tempo. Una vecchia legge del taglione che è alla base della maggior parte dei sospetti di questi 90 anni. Un arbitro fa carriera se arbitra grandi partite. Per arbitrarle non deve farsi "squalificare" dalle grandi squadre. Per non farsi squalificare non deve scontentarle troppo".

"Questo – sostiene Sconcerti – non è un sospetto, è la regola. E alla fine è ancora la grande società che sceglie da chi essere arbitrata. È un errore pensare che la VAR sia scienza. Non lo è. Non cambia in sostanza il problema di fondo: dobbiamo continuare a fidarci degli arbitri. La Var è un moltiplicatore di arbitri, non un taglio. Ma la discriminante resta: se non mi piace come arbitri, non mi arbitri più.

Quella è la vera libertà, non tocca a noi scegliere il nostro giudice. Dopo due anni di sperimentazione la confusione è aumentata perché le regole non sono uniformi. La Var ha vinto, non si potrebbe più farne a meno. Ma stanno perdendo gli arbitri che cercano di personalizzarla".

Nella sua opinione, Sconcerti scrive che "dobbiamo ora scegliere in due, loro e noi. Loro di darsi un protocollo comune, regole certe e universali, tutti nel dubbio guardano tutto, non una volta sì e una no. Noi di capire che le nostre reazioni sono un'altra parzialità, perché un tifoso è di parte. Ma abbiamo diritto a essere trattati tutti alla stessa maniera".

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