CRONACA
Procuratori sanguisughe e atleti "sfruttati". Maratone vietate agli atleti africani a Lucca e Trieste, Luca Allidi: "Cura peggiore del male"
L'ex membro di comitato dell'Ascona-Locarno Run: "Non sono a conoscenza di casi analoghi in Ticino. Soluzioni? Un diploma per i manager..."

ASCONA – Sei un fondista africano e la tua passione sono le maratone in giro per il Mondo? Fai attenzione, allora, perché ad alcune gare podistiche in Italia potresti non partecipare. È stato il caso delle maratone a Trieste e Lucca, la cui partecipazione è stata vietata ai fondisti di colore.

Razzismo? Discriminazione? Macché. I comitati organizzativi delle competizioni hanno adottato questa soluzione per combattere, o almeno contrastare, lo “sfruttamento” degli atleti africani e il giro di procuratori sanguisughe.

A La Stampa ha parlato il presidente della Lucca Marathon Moreno Pagnini. “L’unico modo – dice – per avere in gare atleti di colore è rivolgersi a quei manager. Ma questi sono personaggi che lucrano sulla pelle di quei ragazzi, spremono i runner come se fossero macchine da soldi e alimentano un giro d’affari ben noto a tutti, anche dalla Fidal”, la Federazione italiana dell’Atletica leggera, che dalla sua si dichiara “sconosciuta a quanto denunciano da Lucca”.

Alle accuse di razzismo, Pagnini risponde in modo categorico: “Nessuna discriminazione, voglio essere chiaro. Gli africani non sono esclusi e nessuno impedisce loro di iscriversi, ma non saremo noi a invitarli. Ogni mille euro di ingaggio, solo duecento vanno ai corridori. Non ci renderemo responsabili di un mercimonio”.

Ma i “procuratori sanguisughe” esistono anche in Ticino? “Esistono in ogni sport e anche dalle nostre parti non è escluso che avvengano casi del genere”, ci dice Luca Allidi, per anni responsabile dell’Ascona-Locarno Run.

"Mai – continua – mi è però capitato di esserne a conoscenza. Alla Ascona-Locarno Run, per esempio, gareggiavano anche atleti africani provenienti dall'Italia, ma non vi erano ingaggi grazie ai quali determinati procuratori potevano lucrarci. Tuttavia, ritengo che la soluzione pensata dagli organizzatori di Trieste e Lucca sia sbagliata. Mi sembra una cura peggiore del male. Se esistono degli abusi, bisogna ovviamente denunciarli, ma non in questo modo".

E ancora: "Il sistema migliore per contrastare la situazione non è vietare alle vittime degli abusi di continuare a fare il loro lavoro". E allora quale soluzione? "Difficile dirlo. Una delle possibilità potrebbe essere quella di 'qualificare' i manager anche negli sport "poveri" come l'atletica leggera. Mi spiego meglio: ogni manager o procuratore dovrebbe essere in possesso di un diploma o patentino per poter curare gli interessi degli atleti".

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