CRONACA
"Non è così che si fa turismo!". Esercenti della sponda magra del Verbano nel mirino di chi vuole il silenzio: "Pronti a trasferirci in Ticino, dove si può lavorare"
Il giornale ‘La Prealpina’ racconta la frustrazione di alcuni giovani imprenditori e gestori di locali che lavorano tra Maccagno con Pino e Veddasca, Luino, Brezzo di Bedero e Porto Valtravaglia

LUINO - Gli esercenti della cosiddetta “sponda magra” del lago Maggiore (la costa lombarda), si lamentano per l’intolleranza della gente nei confronti di rumori e animazione estive.

 

Il giornale ‘La Prealpina’ racconta la frustrazione di alcuni giovani imprenditori e gestori di locali che lavorano tra Maccagno con Pino e Veddasca, Luino, Brezzo di Bedero e Porto Valtravaglia, “ormai esausti a causa dei continui problemi e disagi che riscontrano nelle loro attività, soprattutto nel periodo estivo, quando il territorio viene invaso da turisti stranieri e da tutti i cittadini luinesi che, invece, dopo una giornata di lavoro, in assoluto relax, vogliono trascorrere qualche ora in riva al lago, bevendo un aperitivo con i propri amici o cenando in compagnia”.

 

Nel mirino di chi reclama il silenzio, ci sono in particolare bar e ristoranti del centro cittadino. “Spesso la musica è vista come un problema per chi abita nelle vicinanze e si lamenta per gli eventi e il rumore che producono, nonostante i gestori rispettino le regole su decibel e su orari – scrive La Prealpina -. E così, da una chiacchierata con diversi esercenti e giovani imprenditori della movida luinese, è emerso un malcontento generalizzato che si sta creando nei loro confronti”.

 

E non sono mancate le sanzioni e gli avvertimenti da parte delle autorità.

 

“I ragazzi vogliono la musica e noi siamo obbligati a spegnerla rispettando gli orari, quando sul Garda o in qualsiasi altra zona di turismo c’è un incentivo per tutto questo – raccontano -. Parliamo di tre mesi in un anno, quando affluiscono stranieri giovani (purtroppo sempre meno) e vi è il rientro degli universitari da Milano. Cerchiamo di offrire un divertimento sano, ma questo viene negato per una lamentela di un vicino che magari vive la nostra bellissima zona due settimane all’anno. Ogni weekend che passa vediamo sempre di più spostare i nostri clienti, portandoli lontano dal Verbano”.

 

E aggiungono: “Non è così che ci permettono di crescere, non è così che si fa turismo. Il nostro auspicio è che si trovi un accordo, perché in caso contrario saremmo pronti a trasferirci in Ticino, dove non abbiamo problemi. Se questo accadrà, però, saremo costretti a chiudere nel luinese e a lasciare tanti dipendenti a casa, qualcuno anche con famiglia. Sarebbe un danno per tutto il tessuto sociale. Le istituzioni dovrebbero agevolare le nostre attività e per ora questo non sta avvenendo”.

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