CRONACA
Inquinamenti? Danni ambientali? "No, attacchi gratuiti e infondati". La Silo Melezza passa al contrattacco
La società Silo & Beton Melezza di Losone, che fa capo alla famiglia Pinoja, è da diversi mesi nel mirino di critiche feroci. Parla il direttore, Luca Motta

La società Silo & Beton Melezza di Losone, che fa capo alla famiglia Pinoja, è da diversi mesi nel mirino di critiche feroci. Tutto è iniziato con un video realizzato dalla Scuola di giornalismo di Matteo Cheda. Poi ne sono stati pubblicati altri, con l’intento di dimostrare che l’azienda, che lavora materiali inerti destinati all’edilizia ha provocato danni ambientali. Tra gli autori dei video figura anche un consigliere comunale leghista di Losone, Orlando Guidetti, che a quanto pare sta seguendo la scuola di giornalismo. Al centro della polemica, sfociata in una segnalazione al Ministero pubblico, il limo.

 

Si tratta di un tema complesso - con anche qualche sospetto di manovre politiche comunali, essendo appunto coinvolta la famiglia Pinoja -, e prima di prendere posizione in modo compiuto la Silo Melezza ha cercato di avere un quadro completo, in particolare il risultato delle analisi effettuate dal Dipartimento. Inquinamento delle acque, morie di pesci, materiali contaminati depositati su terreni agricoli. Si è detto di tutto e di più. Ma allo stato delle cose di danni ambientali e di inquinamenti non c’è alcuna prova. Ecco perché l’azienda ha deciso di spiegare dettagliatamente la propria posizione a liberatv, dando parola al direttore, Luca Motta. Contemporaneamente ha sporto querela per le accuse formulate nei suoi confronti.

 

Luca Motta, negli ultimi mesi la vostra azienda è stata oggetto di articoli di giornale, e sui social sono girati dei filmati dove vi vengono imputati presunti danni ambientali. Come risponde a queste accuse?

 

Faccio una premessa: l’azienda che dirigo si occupa prevalentemente della lavorazione di inerti (ghiaia e sabbia) e della confezione e vendita di calcestruzzi. La nostra sede operativa è a Losone, mentre a Camedo siamo proprietari di un terreno sul quale sorgono i vecchi sili della ditta Aurelio Rampazzi. A Losone operiamo da decenni e tutte le nostre infrastrutture - sili, vagli, frantoi, impianti di betonaggio - sono realizzate e installate con regolari licenze edilizie. In particolare, accumuliamo in un deposito intermedio il materiale alluvionale, ossia il materiale derivante da scavi edili, lo lavoriamo e lo rimettiamo in circolo sotto forma di ghiaia, sabbia, o mediante la confezione di calcestruzzo.

 

E a Camedo invece?

 

A Camedo, a differenza del precedente proprietario, non abbiamo mai attivato nessun impianto. Ci limitiamo a prelevare, su concessione del Cantone, il materiale alluvionale che si deposita nell’alveo della Melezza. Queste operazioni sono limitate nel tempo e servono a evitare che il materiale portato a valle dal fiume confluisca nel lago di Palagnedra”.

 

Una delle accuse che vi sono state mosse è quella di aver scaricato del limo a Camedo, nei pressi del laghetto di Moneto, che la Melezza forma a monte della diga di Palagnedra.

 

“Più avanti parliamo del limo, ma su questa contestazione posso solo assicurare che quel limo è stato scaricato lungo la scarpata che si trova sotto i vecchi impianti dell’azienda Rampazzi. Non sul letto del corso d’acqua né, tantomeno, nel fiume. E quel limo è stato rimosso su richiesta del Dipartimento del territorio e smaltito in discarica. Certo, quell’operazione non andava fatta, e di questo leggerezza mi assumo la piena responsabilità. Ma da qui a dire che abbiamo inquinato il laghetto di Moneto, la Melezza, il lago di Palagnedra e giù giù fino al lago Maggiore, ce ne passa! Al di là di questo episodio, la nostra azienda è stata ed è vittima di un attacco mediatico ingiustificato e pretestuoso”.

 

In che senso ingiustificato?

 

Fin dall’inizio sono stati pubblicati dei filmati montati ad arte, travisando la realtà delle cose. In un primo tempo ci hanno attaccato per la nostra attività a Losone, ci hanno accusato di avere creato una discarica, senza sincerarsi del fatto che si tratta in realtà di un deposito autorizzato, ci hanno accusato di disperdere del limo nel vicino riale, senza rendersi conto che si trattava invece di ghiaia che si trova sul piazzale della ditta e che in caso di forti piogge defluisce nel citato riale. Faccio notare che per evitare comunque l’immissione nel riale di tale materiale, tra l’altro assolutamente innocuo, abbiamo creato una vasca di decantazione, che viene da noi regolarmente pulita. Inoltre, nel caso in cui altro materiale dovesse tracimare, andrebbe a depositarsi in una seconda vasca di decantazione gestita dal Comune di Losone”.

 

Poi sono arrivate le interpellanze…

 

Esatto, ci hanno attaccato anche indirettamente, mediante un’interpellanza fatta al Municipio di Losone dal consigliere comunale Orlando Guidetti che si definisce giornalista, ed è colui che ha realizzato i video pubblicati sui social. Il Municipio è stato accusato di non aver fatto rispettare alcune condizioni edificatorie! In realtà Guidetti, in qualità di consigliere comunale, avrebbe potuto fare le necessarie verifiche all’Ufficio tecnico per capire che dette condizioni dovranno essere applicate entro un anno dall’entrata in vigore del Piano regolatore dei nostri fondi. Per ora siamo ancora in “fuori zona” e di conseguenza non siamo assolutamente autorizzati a fare ciò che pretende Guidetti. Oltretutto, questi interventi, come la copertura dei mucchi di sabbia o l’asfaltatura dei piazzali li avremmo già fatti, se avessimo potuto, in quanto sono nel nostro interesse.

 

Dunque a Losone tutto a posto, ma resta il problema di Camedo.

 

Probabilmente non trovando soddisfazione a Losone hanno dirottato il tiro su Camedo. In particolare, come ho già spiegato, ci accusano di avere gettato del limo nelle acque, provocando morie di pesci, coinvolgendo ad arte anche i pescatori, e pericolo per i bagnanti… Cose assolutamente ridicole! E come chiunque può costatare il fiume Melezza pullula di bagnanti e l’acqua è cristallina come sempre. Ripeto: non abbiamo mai scaricato del limo, di conseguenza chi ha scritto e ci ha denunciati è in totale malafede, e adotteremo le necessarie misure per tutelarci, anche a livello penale”.

 

Parliamo adesso del limo…

 

Allora, il limo è un materiale assolutamente naturale, presente in tutti i terreni. Le faccio un esempio semplice: i fiumi durante i periodi di bel tempo, scorrono nel proprio alveo, con acque limpide; durante i forti temporali o le alluvioni, i corsi d’acqua si ingrossano e vanno ad erodere il fondo e i lati del fiume stesso, convogliando a vale sassi, sabbia e terra. Ecco perché dopo una piena sulla riva dei fiumi si forma quello strato fangoso che assomiglia alla sabbia, ma è più fine e di colore tra il grigio e il marrone. Se il limo fosse nocivo, non ci sarebbe più un pesce vivo né nei fiumi né nei laghi!

 

Questo è il limo naturale, ma voi lo producete come scarto di lavorazione…

 

Esatto: quando il materiale di scavo entra nel ciclo di lavorazione, passa in un frantoio, che macina i sassi più grossi, prosegue poi il suo cammino attraversando vari tipi di vaglio, griglie che separano il materiale in ghiaia e sabbia di varie dimensioni. Infine, la sabbia più fine viene per così dire lavata mediante un impianto di centrifuga per espellere il limo, ossia la parte terrosa più fine. Così facendo si ha della sabbia pulita e idonea per l’uso. Il limo rimanente viene essiccato e portato in discarica.

 

E all’accusa che il limo derivante dalla vostra lavorazione contiene metalli inquinanti cosa risponde?

 

Rispondo che il limo contiene dei metalli pesanti naturali presenti in natura, a dipendenza delle quantità può essere anche riutilizzato quale concime naturale per l’agricoltura, in quanto crea una certa impermeabilità dei terreni e mantiene l’umidità nei campi. Basti pensare che il limo lasciato da Nilo dopo le periodiche inondazioni ha fatto dell’Egitto una terra  fertilissima fin dall’antichità.

 

La polemica ha dunque coinvolto anche gli appezzamenti agricoli dei Terreni alla Maggia che si trovano tra Ascona e Locarno…

 

Premetto che nutro grande stima per questa azienda agricola, in quanto so come lavora e con quale scrupolo è attenta ai propri prodotti. Come altre aziende ticinesi, ma vorrei dire come moltissime aziende in tutto il mondo, anche la Terreni alla Maggia ha usufruito dei vantaggi del limo. Non abbiamo fornito noi direttamente il materiale ma sappiamo che anche del limo della nostra ditta è stato utilizzato nei campi dei Terreni alla Maggia.

 

Che garanzia può dare la Silo Melezza che il limo non sia contaminato?

 

La nostra azienda esegue da sempre dei controlli sui materiali: per questioni di qualità, di tenuta, e anche per sincerarsi del contenuto dei vari prodotti finali. Per esempio, non possiamo sapere con certezza se il materiale alluvionale che lavoriamo sia stato inquinato in passato, pur conoscendone il luogo di provenienza. Ebbene, i valori delle nostre analisi attestano che il nostro limo è di ottima qualità: un limo potenzialmente pericoloso per l’ambiente o per la salute dovrebbe avere valori molto ma molto superiori a quelli riscontrati, non solo da noi ma anche dalle analisi effettuate dal Cantone. Aggiungo che anche la Terreni alla Maggia esegue regolarmente controlli di qualità sui propri prodotti, come tutte le aziende agricole serie. E per quanto ne so non è mai stata trovata traccia di sostanze nocive.

 

In conclusione, cosa risponde a chi vi ha accusato di provocare danni ambientali?

 

Distinguerei tre categorie di persone. I giornalisti, o sedicenti tali, che hanno pubblicato articoli e filmati spinti da motivi che mi sfuggono. Se non fossero partiti con l’intento di dimostrare un teorema ci avrebbero interpellati fin dall’inizio, e avrebbero capito che la nostra azienda è seria e cerca, nel limite del possibile, di continuare la propria attività, dando anche lavoro a venticinque famiglie. Ci sono poi i politici, penso in particolare ai deputati socialisti Fabrizio Sirica e Laura Riget, che con poca prudenza si sono esposti in video pubblicato su YouTube, dando per scontato che quanto sostenuto dai nostri detrattori fosse vero. A loro consiglio di approfondire meglio le cose prima di esprimersi su temi che, tra l’altro, sono complessi e si prestano a strumentalizzazioni. Infine, a chi, in interviste filmate o sui social, ci ha attaccati pesantemente consiglio di farsi un esame di coscienza. Prima di esprimersi è sempre bene riflettere e verificare. Resta comunque tanto amaro in bocca. Per questo la proprietà dell’azienda tutelerà i propri interessi e la sua e mia onorabilità davanti alla giustizia.

 

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