CRONACA
Addio a Marieke Vervoort, la campionessa paralimpica che ha scelto l'eutanasia: "Non voglio più soffrire"
La 40enne, quattro volte medaglia d'oro ai Giochi paralimpici, lo annunciò a Rio de Janeiro nel 2016: "Quando avrò più giorni brutti che belli metterò fine alle mie sofferenze"

BELGIO – La pluri campionessa paralimpica belga Marieke Vervoort (40 anni) l'aveva annunciato. "In questa vita mi godo ogni piccolo momento. Poi, quando avrò più giorni brutti che belli, allora ho già pronti i miei documenti di eutanasia, ma il momento non è ancora arrivato", aveva detto ai Giochi di Rio de Janeiro nel 2016 dopo aver conquistato la sua quarta medaglia olimpica. Il momento, però, è arrivato ieri: tre anni dopo le sue dichiarazioni. La Vervoort ha scelto di morire con l'eutanasia in Belgio, dove la pratica è legale.

L'atleta ha deciso di mettere fine alle sue sofferenze. A 14 anni le avevano diagnosticato una malattia muscolare degenerativa che le causava dolore costante, paralisi alle gambe e, negli ultimi anni, anche attacchi epilettici. "Riesco a malapena a dormire", aveva spiegato in una conferenza stampa. La Vervoort aveva praticato con passione lo sport: basket in carrozzina, nuoto, triathlon. Gareggiava in carrozzina, aveva vinto una medaglia d’oro nei 100 metri T52 e un argento nei 200 metri T52 alle Paralimpiadi di Londra 2012; alle Paralimpiadi di Rio, nel 2016, aveva vinto l’argento nei 400 metri (T51/52) e il bronzo nei 100 metri (T51/52).

Già undici anni fa, la Vervoort aveva firmato i documenti per l'eutanasia. "L'accesso alla morte assistita – raccontò a Rio – mi ha dato il coraggio di continuare a vivere perché mi dà una sensazione di riposo. se non avessi firmato quei documenti penso che mi sarei già suicidata. È molto difficile convivere con questi dolori. Un giorno metterò fine a questa sofferenza...". 

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