Il senatore e direttore dell'istituto Mater Christi: "La prima cosa che faccio è quella di indossare la mascherina e i guanti. Siamo tutti sotto pressione. Alcuni mostrano segni di stanchezza, ma non lo vogliono dare a vedere. Questo sì che è eroico"

di Marco Chiesa *
Lunedì sono stato tutto il giorno in casa anziani. Niente di anormale o di eroico per chi da anni dirige un centro intergenerazionale. Appena arrivato ho notato una scritta composta da fogli con lettere scandite: “Nonni vi vogliamo bene”.
Ringrazio di cuore chi ha voluto esprimere questa vicinanza. Un bel gesto che ti fa subito capire che oggi non sarà un normale giorno di lavoro. I bambini dell’asilo nido che interegiscono con i nostri ospiti non ci sono. Tutti a casa ed é certamente un bene.
Ora è chiaro a tutti che abbiamo necessità di ridurre i contatti e proteggerci evitando la proliferazione del coronavirus. Certo la loro presenza manca, anche perché dalle grandi finestre, gli ospiti potevano sempre rimanere in contatto con i bambini che portano gioia e voglia di vivere.
La prima cosa che faccio è quella di indossare la mascherina e i guanti. Siamo tutti sotto pressione. Alcuni mostrano segni di stanchezza, ma non lo vogliono dare a vedere. Questo sì che è eroico.
Una collaboratrice delle cure mi dice “non lo faccio per dovere, ma per affetto verso i nostri anziani. Amo la mia professione e non vorrei fare nient’altro in questo momento”. E io penso che per fortuna ci sono loro a badare giorno e notte ai residenti in una situazione talmente delicata.
E in questo pensiero non dimentico tutti coloro che lavorano nelle pulizie, in lavanderia, in cucina, in amministrazione o nel servizio tecnico. Ad inizio di settimana scorsa abbiamo chiuso i battenti ai visitatori.
Quel brulicare di familiari, volontari e amici non c’è più. Ma il virus c’è. Non lo vediamo ma c’è. Difficile riconoscere se una tosse o qualche linea di febbre siano il sintomo di un normale raffreddamento o del COVID 19. Nel dubbio si resta a casa e si fa il tampone se il medico lo ritiene necessario.
Queste precauzioni pesano però sulle spalle di tutti coloro che restano al fronte. Non possiamo fare altrimenti, la prudenza non è mai troppa e il rischio di contagio è troppo alto. Tutto è più rallentato, l’animazione non viene più offerta e anche la caffetteria, normale punto di ritrovo, è deserta.
Questa è la realtà odierna di una casa anziani dove si è coscienti che gli ospiti sono l’anello più debole in questa pandemia. Tra mascherine, disinfettante e tute di protezione… penso che un giorno tutto questo finirà. Ciò che non finirà mai é però la riconoscenza per chi in queste settimane ad alta tensione è stato al servizio degli altri e ha vissuto il suo impegno non come una professione ma come una missione.
* direttore Centro anziani Mater Christi, Grono, e consigliere agli Stati