Abu Ibrahim al Qurayshi è morto durante un blitz delle forza USA. Il giornalista: "Per lo Stato Islamico un duro colpo, ma non mortale"

di Andrea Leoni
LUGANO - Il capo dell’Isis è morto. Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi è stato ucciso dalle forze speciali dell’esercito statunitense in Siria, in un villaggio nella provincia di Idlib. Ad annunciare il raid e l’uccisione del leader terrorista è stato Joe Biden in persona. “Il mondo è più sicuro”, ha chiosato il presidente americano rendendo pubblica la notizia.
Dalle prime notizia fatte filtrare dagli ambienti militari, l’operazione che ha portato all’uccisione dell’ultimo Califfo è stata molto complessa e ha visto l’impiego di uomini sul terreno. Non si è trattato di un semplice attacco con i droni. Il bilancio provvisorio è di 13 vittime, tra cui 4 donne e 3 bambini. Secondo fonti statunitensi qualcuno all’interno dell’edificio dove viveva Al-Qurayshi si sarebbe fatto saltare in aria durante l’intervento delle forze speciali. Forse lo stesso capo dell’Isis. Ma le informazioni sono ancora frammentarie.
Succeduto nel 2019 al fondatore dello Stato Islamico Al Baghdadi dopo la sua morte, sempre per mano degli americani, Al-Qurayshi non era certo una figura nota al grande pubblico come il suo predecessore. Per analizzare il blitz e la figura del leader terrorista ucciso, ci siamo rivolti a Stefano Piazza, giornalista di Panorama e La Verità, esperto di terrorismo islamico.
Stefano, chi era Al-Qurayshi?
“Non era un religioso ma un militare, un uomo d’armi e di terreno, un combattente. Era un mostro, basti pensare la sua diretta responsabilità nello sterminio degli yazidi. Si tratta di un ex appartenente ad Al Qaeda. All’inizio ha fatto una grande fatica a farsi accettare come capo. Poi a poco a poco è riuscito ad imprimere una svolta all’organizzazione e la sua leadership è diventa forte e riconosciuta. Diciamo che dal profilo terroristico muore all’apice del suo successo”
Che svolta aveva impresso all’Isis?
“Proprio grazie alla sua indole da combattente militare, aveva inizialmente cambiato strategia, lasciando perdere le grandi operazioni e attuando tanti piccoli blitz con pochi uomini. La tecnica del “mordi e fuggi”, insomma. Ciò gli ha permesso di riprendere forza e pezzi di territorio. E dopo questa fase di ricostruzione aveva ricominciato anche con azioni militari in grande stile, come l’assalto della scorsa settimana al carcere siriano che ha permesso l’evasione di oltre mille terroristi”
Cosa rappresenta per l’Isis la morte del suo leader?
"È indubbiamente un colpo molto duro, anche se non mortale. Morto un Califfo ne faranno un altro. Ma uno come lui non sarà facile da sostituire”.
Eppure all’opinione pubblica non era molto noto…
“Ma anche questo aspetto faceva parte della sua strategia. A differenza del suo predecessore, Al-Qurayshi si è sempre tenuto lontanissimo dalle telecamere. Non ha mai fatto sermoni o quasi e, da quel che se ne sa, è sempre stato molto diffidente anche nei suoi contatti più stretti. Era un modo intelligente per proteggersi, anche se come abbiamo visto non gli è bastato”.
Ancora si sa troppo poco dell’operazione militare, ma si può ipotizzare che il leader sia stato venduto, come accaduto con altri terroristi in passato?
“Considera che nella zona in cui è stato ucciso i droni statunitensi volano h24. È troppo presto per dire che sia stato venduto, ma certo è che sulla sua testa c’era una taglia milionaria. Di sicuro queste operazioni sono solitamente preparate da un lavoro d’intelligence che dura mesi, quando non anni”.
Nel blitz sono morte anche donne e bambini, vittime collaterali del blitz….
“Purtroppo questi terroristi usano i bambini come scudi umani. Spesso sono addirittura i loro figli e sono altre vittime innocenti di questi mostri”.
Qual è attualmente lo stato di salute dell’Isis?
“In Siria e in Iraq possono contare su almeno 10’000 miliziani. È un organizzazioni terroristica che, nonostante tutto, controlla ancora pezzi di territorio ed è molto ricca. Sono molto presenti anche nell’Africa centrale o in Afghanistan dove combattono i talebani. Certo, non sono più uno Stato ma, come spiegavo prima, stavano vivendo un periodo di forte ripresa. Ora vedremo quel che succederà"
Ma anche il fatto che non vi siano più stati attacchi in Europa, rientrava nella nuova strategia del leader ucciso?
"Lo scorso anno sono state svolte in Europa 90 operazioni anti terrorismo, con almeno 10 attentati sventati, di cui alcuni prevedevano l’utilizzo di armi chimiche e di droni. Oggi mettere in atto un’operazione militare come quella del Bataclan, per intenderci, è quasi impossibile. Proprio perché le intelligence e le forze di polizia hanno tristemente imparato dagli errori del passato. Però sappiamo che i lupi solitari, o piccoli gruppi di due o tre persone, possono sempre colpire. E le operazioni anti terrorismo a cui accennavo prima, riguardano proprio questi tipi di possibili attacchi”.