CRONACA
Sciopero contro la preside accusata di 'grassofobia': "Mi scuso, ma non capisco più i giovani"
Mario Rosa Puleo: "Mi sento vecchia e demoralizzata. Questo è un liceo, non una spiaggia dove si gira mezzi nudi"

VICENZA – Hanno fatto parecchio discutere le dichiarazioni di Maria Rosa Puleo, da undici anni preside del liceo Fogazzaro di Vicenza. Dichiarazioni che hanno portato allo sciopero di trecento studenti nella giornata di venerdì con le chiare accuse di “grassofobia” e “bodyshaming”.

Il motivo? La preside è entrata in una classe del terzo anno rimproverando alcuni 16enni per il loro abbigliamento e finendo per discutere di cellulite e “ciccia” di troppo. 

La protagonista di questa polemica ha scritto una lettera a studenti e genitori: “Sono dispiaciuta e addolorata per aver causato disagio e sofferenza. Mi scuso di quando possa essere stato inteso come offensivo. Credo nella scuola come comunità educante”.

Le frasi hanno però trovato l’appoggio di numerosi adulti. “È vero, sto ricevendo un sacco di messaggi di solidarietà. E proprio settimana prossima, su richiesta dei genitori, verrà discusso anche un codice di decoro in merito all’abbigliamento”.

“Ma mi sento vecchia e demoralizzata. Credo di dover andare in pensione. Sono lontana da questo tipo di mentalità, di chi vive attaccato ai social a guardare le influencer che sono sempre più svestite. Mi sforzo di capire l'atteggiamento dei ragazzi ma non ci riesco: si avvicinano all'età adulta e non hanno neppure avuto il coraggio di venire da me per provare a trovare una soluzione, prima di scatenare questo putiferio. Sono sconcertata da loro e dal fango che mi hanno riversato addosso”.

E ancora: “Questo è un liceo, non una spiaggia dove si gira in top, infradito o mezzi nudi. Guardi che non sono una bacchettona ma è questione di buongusto e di imparare a vestirsi anche in base al contesto. Capisco che per i giovani sia difficile da accettare. Quando avevo sette anni vinsi un premio e mia madre, per l'occasione, mi comprò un abito con una gonnellina. Quando arrivai a scuola per ritirare il riconoscimento, mi rispedirono a casa perché il vestitino era troppo corto”.

 

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