Erano accusati, assieme ad altre quattro persone, di aver esposto delle opere false di Modigliani a Genova nel 2017, per aumentare la loro quotazione sul mercato. Il proprietario di molte di esse è deceduto nei giorni scorsi

GENOVA - Esposero delle opere false senza saperlo: è finito con sei assoluzioni il processo relativo alla mostra di Modigliani a Palazzo Ducale a Genova, del 2017. Tra loro c'erano anche due svizzeri: Rudy Chiappini, già direttore del Museo d'arte moderna di Lugano e dei Servizi culturali della Città di Locarno e Pedro Pedrazzini, scultore di origini grigionesi, proprietario di "Ritratto di Chaim Soutine".
Nel 2017 un critico d'arte, Carlo Pepi, avvertì i carabinieri che un terzo dei quadri di Modigliani esposti da Mostre Skira a Genova erano falsi. Alla fine si scoprì che lo erano praticamente tutte, 20 su 21, mentre sull'ultima è rimasto il dubbio. Gli investigatori sono giunti alla conclusione che si è scelto volontariamente di esporre opere false per dare una maggior quotazione e venderli a cifre maggiori. Ma a quanto pare non sapevano che non erano originali di Modigliani.
Erano state chieste cinque condanne, dai sei anni agli otto mesi, per gli imputati. Oltre ai due svizzeri, c'erano Nicolò Sponzilli, direttore mostre Skira, Rosa Fasan, dipendente Skira, Massimo Zelman, presidente di Mondo Mostre Skira, e Joseph Guttmann. Quest'ultimo è un mediatore originario dell'Ungheria, proprietario di molte delle opere sequestrate e deceduto nei giorni scorsi a 81 anni, per cui subito il legale ha voluto l'assoluzione per onorarne la memoria e ricostruirne la reputazione.