La madre e il compagno in carcere. Dall’analisi dei telefoni emerge anche un video in cui la piccola sarebbe stata costretta a fumare uno spinello

BORDIGHERA - All’inizio era stata descritta come una tragedia domestica: una bambina caduta dalle scale, una corsa disperata, una chiamata ai soccorsi. Ma l’indagine sulla morte di Beatrice, due anni, trovata senza vita lo scorso 9 febbraio a Bordighera, ha ricostruito un quadro molto diverso. Secondo la Procura, la piccola sarebbe morta dopo un fine settimana di violenze e maltrattamenti.
Per la sua morte sono stati arrestati la madre, Manuela Aiello, 43 anni, e il compagno della donna, Manuel Iannuzzi, 42. Entrambi sono accusati di omicidio preterintenzionale derivante da maltrattamenti aggravati.
La versione iniziale fornita dalla madre parlava di una caduta dalle scale di casa. Gli accertamenti, tuttavia, avrebbero spostato il luogo e il tempo della tragedia: non un incidente improvviso, ma una lunga agonia cominciata nell’abitazione di Iannuzzi, a Perinaldo, dove Beatrice avrebbe subito percosse ripetute.
A raccontare agli investigatori quanto accaduto sono state anche le due sorelline maggiori della bambina, di 7 e 9 anni. Le loro testimonianze hanno descritto un clima di violenza quotidiana e punizioni inflitte con cinture, scarpe e prolunghe elettriche. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, già dalla mattina dell’8 febbraio Beatrice mostrava condizioni gravissime: vomito, lividi diffusi, labbra violacee, la testa reclinata. Nonostante ciò, i due adulti non avrebbero chiamato immediatamente i soccorsi. Avrebbero invece tentato rimedi improvvisati, mettendo la bambina sotto la doccia e dandole acqua e zucchero.
La morte sarebbe sopraggiunta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, a causa di un’emorragia cerebrale provocata da un violento trauma cranico, come emerso dall’autopsia. La mattina successiva, secondo la Procura, Manuela Aiello avrebbe inscenato il falso incidente. La donna avrebbe avvolto il corpo della figlia in una coperta rossa, lo avrebbe caricato in auto e avrebbe percorso circa venti chilometri fino a Bordighera. Solo una volta arrivata avrebbe chiamato il 112, riferendo che la bambina era caduta e non respirava più.
La versione, però, non ha convinto i sanitari. Al loro arrivo, il corpo di Beatrice era già freddo e le lesioni riscontrate apparivano incompatibili con una semplice caduta domestica. Da lì sono partiti gli approfondimenti medico-legali e investigativi che hanno portato al fermo dei due indagati.
Un elemento ritenuto centrale nell’inchiesta è emerso dall’analisi degli smartphone di Iannuzzi. Nei dispositivi sarebbero stati trovati filmati e immagini dei lividi della bambina, una sorta di documentazione progressiva delle violenze subite.
Tra i materiali acquisiti dagli investigatori ci sarebbe anche un video in cui l’uomo costringe Beatrice a fumare uno spinello, mentre la madre ride e le sorelline assistono alla scena. Il giudice per le indagini preliminari ha descritto Iannuzzi come una persona dall’indole cruda e orientata alla sopraffazione.
Per gli inquirenti, il ritardo nel chiedere aiuto sarebbe stato determinato dal timore di perdere l’affidamento delle figlie. Manuela Aiello, secondo questa ricostruzione, avrebbe temuto che la situazione potesse favorire il nonno paterno nella richiesta di tutela delle bambine. Una paura che avrebbe prevalso sulla necessità di portare immediatamente Beatrice in ospedale.
Manuela Aiello e Manuel Iannuzzi restano in carcere. L’inchiesta prosegue per chiarire ogni dettaglio del contesto familiare in cui è maturata la morte di Beatrice, tra violenze, degrado e abuso di alcol e sostanze stupefacenti.