Seimila invitati al matrimonio-show di Luì e Sofì, biglietti fino a 110 euro e 250 euro per incontrare gli sposi. Ora Consumerismo porta in tribunale le pratiche commerciali rivolte ai bambini

MILANO – Per oltre dieci anni hanno costruito attorno a Luì e Sofì un universo nel quale milioni di bambini guardano video, cantano canzoni, vanno al cinema, comprano libri, giocattoli e gadget. Poi, all’inizio di settembre, i Me Contro Te hanno fatto un passo ulteriore: hanno trasformato anche il loro matrimonio in un grande evento a pagamento.
Luigi Calagna e Sofia Scalia si sono sposati il 5 settembre all’Unipol Dome di Milano davanti a circa 6 mila persone, in gran parte bambini accompagnati da genitori e nonni. Non una semplice festa successiva alle nozze, ma una vera cerimonia civile inserita in uno spettacolo con orchestra, ballerini, coreografie e fuochi d’artificio. L’arena era esaurita e, secondo RaiNews, oltre 100 mila persone hanno seguito gratuitamente l’evento su Twitch.
Per partecipare, però, bisognava comprare il biglietto. I prezzi andavano da 48 a 110 euro. E chi desiderava incontrare personalmente Luì e Sofì prima dello spettacolo doveva aggiungere 250 euro per il pacchetto che comprendeva il saluto agli sposi. Una famiglia con due figli poteva quindi spendere diverse centinaia di euro prima ancora di considerare viaggio, eventuale pernottamento e merchandising.
E anche dentro l’arena il matrimonio aveva il suo negozio. Una maglietta commemorativa costava 35 euro, un velo da sposa per le bambine 20, ai quali si aggiungevano coroncine, cappelli, bacchette luminose e fasce con la scritta “The Wedding”.
Proprio questo aspetto aveva fatto discutere già mesi prima della cerimonia. Quando erano stati annunciati “The Wedding – Lo Show” e i relativi prezzi, sui social erano comparse critiche alla scelta di trasformare un momento privato come il matrimonio in un ulteriore prodotto commerciale. I Me Contro Te avevano presentato invece l’evento come un modo per condividere con la loro community un momento importante della propria vita.
La particolarità dell’operazione era evidente anche osservando il pubblico. Molti bambini erano arrivati vestiti realmente da invitati a un matrimonio: abiti eleganti, veli, coroncine, bouquet e cartelli preparati a casa. Per loro Luì e Sofì non erano semplicemente due artisti che mettevano in scena uno spettacolo. Erano i loro beniamini e li avevano invitati alle proprie nozze.
Ed è proprio il confine tra intrattenimento, rapporto affettivo con i giovanissimi fan e attività commerciale ad essere ora al centro di una vicenda ben più seria.
Il 14 settembre Consumerismo No Profit ha depositato al Tribunale civile di Palermo un’azione inibitoria collettiva contro Me Contro Te Srl. L’associazione sostiene che il sito e l’applicazione della coppia, espressamente costruiti per bambini e preadolescenti, conterrebbero sollecitazioni commerciali non sufficientemente separate dai contenuti di intrattenimento.
Nel mirino c’è in particolare la sezione “Negozio”, presente nel menu principale, con l’invito “Vai allo shop!”, che conduce a uno spazio Amazon attraverso un link di affiliazione. Secondo Consumerismo, questa struttura configurerebbe, tra le altre cose, una possibile esortazione diretta all’acquisto rivolta ai bambini e una commistione non sufficientemente riconoscibile tra pubblicità e contenuto ludico. Sono contestazioni dell’associazione, sulle quali dovrà pronunciarsi il Tribunale.
Consumerismo solleva inoltre questioni riguardanti la trasparenza delle informazioni commerciali, i cookie, la verifica dell’età e il consenso dei genitori. Chiede quindi che il giudice imponga una netta separazione fra pubblicità e intrattenimento, informazioni comprensibili anche ai bambini e sistemi adeguati di verifica dell’età.
Ma c’è un dettaglio temporale importante. La battaglia dei consumatori non nasce dopo il matrimonio. Consumerismo aveva già segnalato il caso all’Antitrust il 9 giugno, chiedendo che gli aspetti relativi alla privacy fossero trasmessi anche al Garante. Secondo l’associazione, non essendo intervenute correzioni, si è poi arrivati all'azione davanti al Tribunale.
Il matrimonio ha però riportato con grande evidenza pubblica la questione del modello commerciale costruito intorno alla coppia. E le polemiche non sono finite con il lancio del bouquet.
Nei giorni successivi alle nozze è scoppiato infatti un altro caso. Alcuni creator che avevano pubblicato video di commento e critica al matrimonio hanno ricevuto segnalazioni per violazione del copyright. Repubblica ha riferito di contenuti rimossi e di “strike” ricevuti, tra gli altri, dai canali di Lollolacustre e Sbortus; lo streamer Dario Moccia avrebbe invece reso privato preventivamente il proprio video. Anche in questo caso la vicenda ha alimentato il dibattito sul modo in cui viene gestita e protetta l’immagine commerciale dei Me Contro Te.
In poco più di due settimane, insomma, attorno a Luì e Sofì si sono concentrate tre vicende diverse: un matrimonio trasformato in spettacolo a pagamento davanti a 6 mila persone, le contestazioni sul copyright contro alcuni video critici e infine il ricorso di Consumerismo sulle pratiche commerciali rivolte ai minori.
Il successo dei Me Contro Te rimane enorme e le migliaia di famiglie che hanno riempito l’arena dimostrano quanto sia forte il rapporto costruito con il loro pubblico. Ma proprio la giovanissima età di quel pubblico rende oggi centrale una domanda: dove finisce il gioco con Luì e Sofì e dove comincia la vendita di Luì e Sofì?
Ed è su questo confine che, dopo anni di film, spettacoli, libri, giocattoli, merchandising e ora persino un matrimonio-show, si concentra la battaglia aperta dall’associazione dei consumatori.