CRONACA
Povertà, l'allarme di Thierry Carrel: "In Ticino anche lavorare non sempre basta per vivere"
Il presidente di Soccorso d'inverno svizzero interviene oggi a Lugano alla conferenza "Famiglie invisibili": "I salari sono nettamente inferiori alla media nazionale, mentre i premi di cassa malati pesano sui bilanci familiari"

LUGANO – Avere un lavoro, uno stipendio e una famiglia da mantenere non significa necessariamente riuscire ad arrivare alla fine del mese. È una realtà che riguarda anche il Ticino, dove il livello dei salari, sensibilmente inferiore alla media nazionale, si confronta con costi della vita che possono mettere in difficoltà anche chi dispone di un reddito regolare. E basta una fattura imprevista, una spesa sanitaria o un problema familiare per compromettere un equilibrio economico già precario.

È uno dei passaggi centrali dell'intervento del professor Thierry Carrel, presidente di Soccorso d'inverno svizzero, alla quarta conferenza annuale organizzata oggi, giovedì 15 ottobre, da Soccorso d'inverno Ticino a Villa Ciani, a Lugano. Una giornata dedicata alle "Famiglie invisibili": a quelle situazioni di fragilità economica che spesso rimangono lontane dai riflettori, ma che possono avere conseguenze profonde, soprattutto sui bambini e sui giovani.

Carrel parte da un dato che restituisce la dimensione del problema: in Svizzera si stima che circa 700mila persone vivano al limite della soglia di povertà o al di sotto di essa. Persone che devono fare i conti con ogni franco disponibile e che, davanti a una spesa inattesa, non sanno come trovare il denaro necessario.

Il Soccorso d'inverno opera da novant'anni a fianco di queste persone. Nel frattempo la società è profondamente cambiata, ma non è scomparsa la difficoltà di garantire a tutti il necessario per vivere.

Per il presidente dell'organizzazione nazionale, il Ticino presenta condizioni che rendono questa situazione particolarmente delicata. "Il livello salariale è nettamente inferiore alla media svizzera. Allo stesso tempo, i premi dell'assicurazione malattia e altre spese necessarie gravano sul bilancio familiare. Chi guadagna poco e non dispone di riserve si ritrova così rapidamente in una situazione di difficoltà".

Il problema, sottolinea Carrel, non riguarda quindi soltanto chi è senza occupazione. "Anche l'attività lavorativa non sempre protegge dalla povertà". Una constatazione che assume un peso ancora maggiore quando si parla di famiglie, chiamate a conciliare gli impegni professionali con la cura dei figli e a trovare un equilibrio tra entrate e spese quotidiane. Ma è soprattutto sulle conseguenze sanitarie della povertà che il professore richiama l'attenzione. Quando le risorse economiche non bastano, anche una cura necessaria può diventare una spesa impossibile da affrontare. Si rinvia una visita, si rinuncia a un trattamento, si aspetta che un problema passi da solo. "Ciò riguarda soprattutto le prestazioni non coperte dall'assicurazione malattia, come ad esempio le cure dentistiche. Ma anche la franchigia e la quota a carico dell'assicurato possono rappresentare un ostacolo", osserva Carrel.

Il rischio è che una difficoltà economica finisca per trasformarsi in un problema sanitario ben più grave. "Un problema inizialmente curabile può trasformarsi in una malattia grave. La povertà può quindi avere conseguenze fatali. Allo stesso tempo, una malattia può aggravare ulteriormente le difficoltà finanziarie". È un circolo vizioso che Soccorso d'inverno cerca di interrompere attraverso interventi concreti, destinati in particolare alle persone che non hanno accesso agli aiuti pubblici.

Nell'ultimo esercizio finanziario, ricorda Carrel, l'organizzazione nazionale e le sue sezioni cantonali hanno sostenuto oltre 47mila persone attraverso prestazioni materiali, buoni e il pagamento di fatture urgenti. Un'attività resa possibile anche dal contributo di quasi 360 volontari, che hanno dedicato complessivamente circa 18mila ore al servizio dell'organizzazione.

Una parte importante degli aiuti riguarda proprio le famiglie, comprese quelle monoparentali. E in questi casi la povertà non si misura soltanto attraverso le difficoltà degli adulti, ma anche nelle rinunce imposte ai figli. Carrel cita esempi apparentemente piccoli, ma significativi: un vestito adeguato, uno zaino nuovo per cominciare la scuola, l'iscrizione a un'associazione. Spese che per molte famiglie rappresentano una normale componente della vita quotidiana e che per altre diventano invece difficili, se non impossibili, da sostenere.

Aiutare queste famiglie, spiega il presidente di Soccorso d'inverno svizzero, significa anche permettere ai bambini di partecipare alla vita sociale, senza che le condizioni economiche dei genitori si traducano automaticamente in esclusione.

Ed è proprio questo il filo conduttore della conferenza di oggi a Lugano, organizzata con il patrocinio della Città. Dopo i saluti del consigliere di Stato Raffaele De Rosa, dello stesso Thierry Carrel e della direttrice di Soccorso d'inverno Ticino Paola Eicher-Pellegrini, il programma prevede un'analisi della povertà familiare affidata all'economista Amalia Mirante. Seguirà un confronto tra le politiche cantonali e comunali, attraverso due interviste a Marco Galli, responsabile dell'Ufficio cantonale del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani, e a Sabrina Antorini Massa, direttrice della Divisione Socialità della Città di Lugano. A condurle sarà Marco Bazzi.

La mattinata proseguirà con l'intervento di Alessia Di Dio, coordinatrice di FaMo+, dedicato alle difficoltà delle famiglie monoparentali, e con quello della ricercatrice Lea Schneider, della Berner Fachhochschule, sulle conseguenze della povertà lavorativa per bambini e adolescenti. Accanto alla riflessione sulle cause del fenomeno, Soccorso d'inverno Ticino presenterà anche alcune delle risposte sviluppate sul territorio. Tra queste figura la collaborazione con la Società Ticinese dei Medici Dentisti, finalizzata a facilitare l'accesso alle cure odontoiatriche essenziali per persone in comprovata difficoltà economica. Un altro intervento è il programma Empowerment, che sostiene la partecipazione dei bambini e dei ragazzi ad attività sportive, musicali e artistiche, spesso tra le prime spese sacrificate quando il bilancio familiare non consente margini.

Per Thierry Carrel, la capacità di aiutare chi si trova in difficoltà dipende anche dalla collaborazione tra istituzioni, servizi sociali e organizzazioni private. Una rete che in Ticino, sottolinea, è già ben radicata, ma che deve continuare a coordinarsi per individuare tempestivamente le situazioni di bisogno.

L'obiettivo lo riassume in poche parole: "Che i genitori possano ritrovare un po' di margine di manovra. Che i bambini possano sentirsi parte della comunità. E che le cure mediche necessarie non vengano negate per mancanza di denaro".

 

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