SECONDO ME
Amalia Mirante: "Quando lavorare non basta: le famiglie invisibili del Ticino"
"A rendere fragile l’equilibrio possono poi intervenire una separazione, una malattia o la perdita dell’impiego, perché le entrate possono diminuire in poco tempo mentre l’affitto e molte altre fatture continuano ad arrivare"

di Amalia Mirante *

In Ticino una persona su sei vive in condizioni di povertà assoluta e una su quattro è a rischio di povertà. Sono dati che dovrebbero occupare un posto centrale nelle nostre discussioni sull’economia, perché ci dicono come vive una parte della popolazione e quanto sia difficile, per molte famiglie, sostenere le spese quotidiane anche quando un lavoro c’è.

Di questo ho parlato il 15 ottobre a Villa Ciani, a Lugano, durante il convegno “Famiglie invisibili”, organizzato da Soccorso d’inverno Ticino. Ho voluto partire da una domanda: perché una famiglia può essere povera anche quando gli adulti lavorano e gli aiuti sociali esistono?

La risposta richiede di guardare dentro il bilancio familiare, dove il salario deve confrontarsi con le persone da mantenere, le ore effettivamente retribuite e le possibilità di conciliare il lavoro con la cura dei figli. Il reddito disponibile equivalente mediano in Ticino è inferiore del 17,6% a quello nazionale: significa che le famiglie ticinesi affrontano i propri bisogni partendo da risorse sensibilmente più basse rispetto al resto della Svizzera.

Il salario conta, eccome. Ma conta anche quanto si può lavorare e a quali condizioni. Con la nascita di un figlio aumentano le spese e il tempo necessario per occuparsene, per cui una famiglia può aver bisogno di più reddito proprio quando diventa più difficile dedicarvi altre ore di lavoro. Chi può contare sui nonni dispone di un sostegno prezioso; chi non ha una rete familiare vicina deve trovare soluzioni che abbiano posti disponibili, orari compatibili e costi sostenibili. Per un genitore solo, tenere insieme tutto questo può diventare particolarmente difficile.

Anche l’invito a “lavorare di più”, che sentiamo ripetere spesso, va confrontato con ciò che rimane effettivamente alla famiglia. Se all’aumento del salario corrispondono una riduzione degli aiuti, maggiori imposte e nuove spese di custodia, il miglioramento del bilancio può essere molto più contenuto di quanto suggerisca la busta paga.

A rendere fragile l’equilibrio possono poi intervenire una separazione, una malattia o la perdita dell’impiego, perché le entrate possono diminuire in poco tempo mentre l’affitto e molte altre fatture continuano ad arrivare. È in questi momenti che la disponibilità di risparmi, di servizi e di persone sulle quali contare fa una grande differenza.

Lo Stato sociale svolge un ruolo fondamentale nel contenere queste difficoltà, ma l’esistenza di una prestazione non garantisce che tutti gli aventi diritto riescano a riceverla. Studi pubblicati quest’anno su Basilea, riferiti al 2022, stimano che circa un quarto dei potenziali aventi diritto all’assistenza sociale non ne beneficiava. Non possiamo trasferire questa percentuale al Ticino, ma possiamo interrogarci sugli ostacoli che incontra una persona quando deve capire quali aiuti chiedere, raccogliere documenti e rivolgersi a uffici diversi, magari mentre sta già affrontando una situazione familiare pesante. A questo si aggiungono la vergogna e il timore delle conseguenze della richiesta.

E poi ci sono i figli, sui quali le difficoltà economiche possono lasciare conseguenze che vanno oltre le rinunce del momento. Il monitoraggio nazionale della povertà mostra che, a 25 anni, il 24% dei giovani la cui famiglia riceveva assistenza sociale quando avevano 15 anni non ha conseguito un diploma del secondario II, contro l’8% degli altri. Il dato non dimostra che sia l’assistenza a produrre questo svantaggio, ma segnala quanto le condizioni familiari possano accompagnarsi a percorsi formativi diversi. È anche da qui che passa il rischio di trasmettere la povertà da una generazione all’altra.

Il lavoro di Soccorso d’inverno Ticino assume, in questo contesto, un valore che merita di essere riconosciuto. L’organizzazione aiuta ad affrontare spese necessarie attraverso sostegni finanziari puntuali, buoni alimentari, abbigliamento, letti e materiale scolastico, verificando le richieste e intervenendo in modo complementare alle prestazioni pubbliche. Sostiene inoltre la partecipazione dei bambini ad attività sportive e musicali, anche attraverso il programma realizzato con la Roger Federer Foundation, perché continuare a frequentare un’attività significa poter imparare, coltivare relazioni e condividere esperienze con i propri coetanei.

Ringrazio la direttrice Paola Eicher-Pellegrini e tutte le persone che rendono possibile questo impegno, grazie anche alla generosità dei donatori. Chi incontra quotidianamente le famiglie conosce difficoltà che nelle statistiche vediamo soltanto in parte e può aiutarci a capire dove le risposte pubbliche funzionano e dove, invece, lasciano ancora dei vuoti.

Alla politica e all’economia spetta affrontare queste domande con serietà: salari che permettano di sostenere una famiglia, servizi di custodia accessibili, aiuti comprensibili e ottenibili, sostegno alla formazione dei figli. E soprattutto una valutazione dei risultati che guardi a quanto migliora la vita delle persone.

Le famiglie possono essere invisibili agli occhi di chi non le incontra, ma le loro difficoltà pesano sul presente e sul futuro del nostro Cantone. Il convegno ha avuto il merito di riportarle al centro della discussione. Ora dobbiamo fare in modo che rimangano al centro anche delle decisioni.

* economista, deputata Avanti con Ticino & Lavoro

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