IL FEDERALISTA
Mentre l’Europa si sacrifica Cina e India inquinano alla grande
Nel tagliare le emissioni i Paesi occidentali si prescrivono investimenti che vanno a pesare su bollette e imposte e si impongono zavorre economiche che i concorrenti globali nemmeno si sognano

Anno nuovo, vecchie emissioni? Anche il 2023 si è chiuso, a livello mondiale, con un bilancio record di CO2 emessa in atmosfera. Mentre europei e nordamericani fanno costosi sacrifici per ridurre il ricorso ai combustibili fossili India e, soprattutto, Cina continuano a puntare su carbone & Co, annullando la buona volontà occidentale e avvantaggiandosi, per sovramercato, nella concorrenza economica. Qualcuno parla di "dumping ambientale", ma i Paesi del Sud globale rivendicano il loro diritto alla ricerca di un maggior benessere.

L’inizio di un nuovo anno, si sa, è il momento dei buoni propositi, quelle belle promesse di cambiamento che facciamo a noi stessi, salvo poi guardarci indietro un attimo dopo per contemplare amaramente quanto gli stessi impegni che ci eravamo presi 12 mesi fa siano rimasti disattesi. Nonostante ciò continuiamo a ripeterci che questo anno sì, quest’anno le cose saranno davvero diverse.

Una dinamica impietosa, che a quanto pare non ci riguarda solo come singoli, ma affligge l’intera umanità. Qui non si parla di auspici come “pace nel mondo” o “fine della povertà”. Qui si parla dei propositi di dieta planetaria che ogni anno ci ripetiamo in coro, amici e nemici, buoni e cattivi, quando ci ripromettiamo a vicenda di ridurre, quest’anno per davvero, le nostre emissioni di CO2.

Facciamo, noi umani, anche delle sontuose riunioni chiamate COP in cui tutti siamo d’accordo, chi taglierà sugli zuccheri (il petrolio) e chi sulla pancetta (il carbone) e a fine anno potremo vedere sulla bilancia dell’anidride carbonica la lancetta delle tonnellate che avrà iniziato a calare.

2023: nuovo record di CO2

E poi ci ritroviamo qui ogni anno con la massa delle emissioni carboniche che invece ha continuato a salire. L’ha confermato pochi giorni fa l’indice annuale Global Carbon Budget, che ha stimato un +1,1% di CO2 da attività umane rispetto al 2022. Siamo, a livello mondiale, sui 36,8 miliardi di tonnellate. Insomma, siamo distanti dal tanto atteso scollinamento che avremmo già dovuto raggiungere da qualche anno. Un bel guaio se pensiamo che per arrivare agli obbiettivi che ci siamo posti come umanità, da Parigi 2015 in poi, dovremmo invece dimezzare le emissioni annue da qui al… - diamo un’occhiata alle note -… 2030. Fra 6 anni!

L’indice, elaborato dal Global Carbon Project (gruppo di ricerca che comprende l’Università di Exeter, l’Università dell’East Anglia, il Centro CICERO per la ricerca internazionale sul clima, l’Università Ludwig-Maximilian di Monaco e altre 90 istituzioni in tutto il mondo), stima che i livelli atmosferici di CO2 abbiano raggiunto una media di 419,3 parti per milione a fine 2023, ovvero quasi il 50% in più del (benedetto) evo pre-industriale.

Il rapporto è di quelli che vantano pretese scientifiche importanti, tanto da cercare di tener conto di tutte le emissioni carboniche (dagli incendi ai vulcani), e di tutti i cosiddetti “sinks” (bacini), ovvero gli ambienti naturali che sequestrano la CO2 dall’atmosfera, come vegetazione e oceani, che assieme riescono ancora a catturare ben la metà di ogni nuovo grammo di anidride carbonica liberato; fino ai tentativi umani di fare lo stesso con metodi industriali di cattura della CO2, che per ora riescono a rimuovere meno di un milionesimo di tutte le nuove emissioni annuali.

La sentenza dello studio è impietosa: “Non c'è traccia di quella rapida diminuzione delle emissioni globali che è necessaria per affrontare il cambiamento climatico. L’indispensabile accelerazione degli sforzi globali per decarbonizzare l'economia non è ancora visibile, né nelle traiettorie delle emissioni globali fossili né nello sfruttamento di terreno, nonostante i progressi compiuti dai singoli Paesi”.

Mentre l’Europa si sacrifica, la Cina inquina alla grande

“Ehi aspettate un momento”, ci direte voi, “noi la dieta la stiamo facendo. Il medico ci ha persino fatto i complimenti per i progressi, qualche volta”. Sì è vero, l’Europa nel suo complesso sta facendo grandi (e spesso costosi) sacrifici, e il risultato si vede: un bel -200 milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 2023 (in percentuale, un notevole, -7,4%). Ma c’è un ma: l’India, da sola, ha registrato nello stesso torno di tempo un + 230 milioni tonnellate di gas, cancellando del tutto il traguardo europeo.

Pure gli Stati Uniti, nel 2023, sono stati virtuosi, riducendo di 150 milioni le tonnellate emesse, ma anche i loro sforzi sono stati inutili: la Cina ha piazzato un sovraccarico di 460 milioni di tonnellate (e ora da sola totalizza un terzo dell’inquinamento globale, ovvero 4,5 volte l’intera UE). 

India e Cina sono solo la punta di un iceberg, quello di un mondo in via di sviluppo assolutamente affamato di energia e che per ora continua a puntare significativamente sul carbone, fonte di emissioni che a livello mondiale invece di crollare sono aumentate negli ultimi anni.

Nel tagliare le loro emissioni invece i Paesi occidentali non solo si prescrivono investimenti importanti che vanno a pesare sulle bollette e sulle imposte pagate dai contribuenti (a scapito del loro potere d’acquisto), ma di fatto si impongono delle zavorre economiche che i concorrenti globali (Cina in testa) nemmeno si sognano di auto infliggersi.

Se il risparmio rischia di essere sempre e solo deindustrializzazione

Così, ancora in queste ore si susseguono abbastanza trionfali i toni sul calo di consumo di carbone e combustibili fossili nel 2023 nella prima potenza manifatturiera dell’UE, la Germania del modello Energiewende, senza però specificare che a crollare nella Repubblica Federale è stato anzitutto il consumo di energia e di elettricità in generale.

Segno questo, più che altro, delle difficoltà economiche (il Paese è ufficialmente in recessione) e del crollo dei consumi di energia nel settore industriale (che non è sempre una buona notizia): “Tra i settori che hanno trainato il calo delle emissioni di gas serra in Germania, spicca l’industria ad alta intensità energetica (-11%)” e in generale “l’industria (-12%), mentre il traffico e l’edilizia sono rimasti stabili su livelli elevati”, scriveva ieri il Sole 24 ore. Insomma, in parte si tratta forse di risparmi virtuosi, ma più probabilmente di delocalizzazione degli impianti manifatturieri.

 

Lo ha ammesso su Twitter (X) anche la leader tedesca degli ecologisti radicali di “Fridays for Future”, Luisa Neubauer: “Distinzione cruciale: il fatto che le emissioni in Germania siano diminuite ha meno a che fare con una protezione strategica, equa e intersettoriale del clima, ma con un crollo del tutto indesiderato della produzione industriale”.

 

Tanto che l’analista del rischio (per l’azienda italiana fornitrice di energia Utilità) Sergio Giraldo parla di un vero e proprio “dumping ambientale”: quello grazie al quale la Cina continua per ora ad avvantaggiarsi “della deindustrializzazione occidentale per occupare i mercati con i suoi prodotti a basso costo”, impedendo al contempo il raggiungimento degli “obiettivi di ridurre le emissioni, che infatti aumentano”.

 

Un concetto interessante quello di “dumping”, ma forse non sempre giustificato se consideriamo, guardando oltre la sola Cina (e come già fatto sulle pagine del Federalista in occasione dell’ultima COP emiratina: qui), che centinaia di milioni (se non miliardi) di uomini e donne vivono tuttora nel mondo in una situazione di povertà energetica, tanto che alla torta calorica -che necessita, ahinoi, le emissioni carboniche- hanno a malapena dato un assaggio col cucchiaino; ancora attendono, insomma, la loro giusta fetta, mentre nei grandi propositi mondiali di riduzione carbonica le loro aspirazioni sono d’impaccio.

 

A tale riguardo, con una battuta en passant, si potrebbe consigliare alle aziende nostrane smanianti di ripulirsi la coscienza con operazioni al limite del Greenwashing, come la Posta svizzera la quale si è acquistata un bosco in Germania, per altro strapagandolo, per "compensare" le sue emissioni carboniche, che piuttosto che per le foreste europee (le cui estensioni continuano ad accrescersi ormai da decenni) si potrebbero usare i propri soldi per sostenere lo sviluppo, per esempio nel continente africano, di tecniche in cui in Svizzera siamo maestri, come quelle per lo sfruttamento delle risorse idroelettriche.

Per ora, infatti, la realtà ci dice che i Paesi che stanno iniziando a tagliare le loro emissioni (gli USA, l’UE, gli altri Paesi avanzati) se lo possono permettere in quanto la loro lotta contro la fame l’hanno combattuta e vinta (a volte fino all’abbuffata) nei tre secoli passati, costruendo proprio sulle fonti fossili il loro benessere nell’era industriale. Come mostra la tabella seguente - che al contempo illustra (sempre secondo le stime di Global Carbon Project) come la Cina stia praticamente già recuperando il ritardo accumulato in due secoli, nonostante un'industrializzazione relativamente recente.

 

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
Potrebbe interessarti anche

IL FEDERALISTA

Emergenza o dialogo sul clima? “Se esci di casa e piove, prendi l'ombrello, non tenti di eliminare la pioggia”

IL FEDERALISTA

Auto elettriche, la grande frenata... E a Berna il tema divide Stati e Nazionale

IL FEDERALISTA

La COP29 e il petroliere autocrate di Baku

IL FEDERALISTA

Elettriche col freno tirato, sprofonda Tesla

In Vetrina

EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

A San Bernardino apre Piazzetta Brocco, il nuovo salotto nel cuore del villaggio

14 LUGLIO 2026
LETTURE

Tra amore, memoria e inquietudine: le novità di Dadò editore per l’estate

14 LUGLIO 2026
BANCASTATO

BancaStato pubblica il Rapporto di sostenibilità 2025: primi obiettivi per ridurre le emissioni

10 LUGLIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Locarno Film Festival, ecco i film in programma

09 LUGLIO 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

“Solitudini”, a Lugano una giornata di riflessione tra medicina, psichiatria e letteratura

09 LUGLIO 2026
LETTURE

Luca Villoresi torna in libreria con “Il buio di cristallo”

07 LUGLIO 2026
LiberaTV+

LISCIO E MACCHIATO

Piccaluga: "Su Zali panna montata. E con l'UDC indietro non si torna"

26 GIUGNO 2026
LISCIO E MACCHIATO

"Berna ci frega con gli ucraini!". E De Rosa e i paletti sui ristorni

18 MAGGIO 2026
LISCIO E MACCHIATO

Mirante-Sirica, che scontro. E l'UDC contro il PLR

12 GIUGNO 2026