Il presidente della Lega: "In Ticino la magistratura utilizzata per scopi politici come in Italia"

LUGANO - E se Ludwig Grosa non fosse colpevole? A difesa dell'ormai ex sindaco di Bissone finito in manette con l'accusa di corruzione, si schiera Giuliano Bignasca. Dalle colonne del Mattino il presidente della Lega torna a caricare a testa bassa contro il Ministero pubblico, avanzando il sospetto di una magistratura utilizzata a scopi politici.
Il caso Grosa, scrive Bignasca, "potrebbe benissimo configurare l’ennesimo utilizzo della giustizia per eliminare l’avversario politico: un’operazione secondo quelle modalità fallitaliche che stanno prendendo piede anche in questo Cantone grazie al partitume $torico e ai moralisti a senso unico".
Su Grosa, asserisce Bignasca, si è scatenato un "giustizialismo forcaiolo e partiticamente interessato". Il presidente della Lega ammette di non sapere "cosa abbia fatto Ludwig Grosa, adesso diventato il mostro da sbattere in pagina". Ma, sottolinea, "se Grosa fosse stato il sindaco del partitume e del $inistrume, sarebbe stato innocente fino a prova del contrario. Essendo invece il sindaco del Movimento Nuova Bissone da lui fondato, Movimento con simpatie le ghiste, ecco che diventa colpevole fino a prova del contrario".
Nell'articolo viene poi avanza una tesi: l’arresto di Grosa sarebbe una vendetta contro le battaglie politiche condotte dal sindaco di Bissone: “Grosa sarà sopra le righe, sarà stato poco rispettoso delle forme e delle procedure, avrà fatto dei colpi di testa. Ma da qui all’essere delinquente ce ne corre. Si è opposto con grande energia, mettendoci anche del suo, e tanto, alla devastazione del suo Comune con gli orrendi ripari fonici, voluti dalla partitocrazia che ci ha magnato e magnato: e che, quindi, l’ha giurata al guastafeste”.
E dunque, gli altri partiti, si legge sempre sul foglio leghista, avrebbero “continuato a boicottare l’odiato sindaco e a marcarlo stretto finché non hanno trovato l’appiglio per sferrare l’attacco; utilizzando, ovviamente, la magistratura, che ormai in questo Cantone è diventata uno strumento di regolamenti di conti partitici in stile Fallitalia”.
Ma Bignasca getta anche un’ombra sui funzionari del comune di Bissone: “L’attacco (contro Grosa, ndr.) è stato ovviamente sia esterno che interno, da parte di funzionari comunali al soldo della partitocrazia che facevano di tutto e di più per mettere i bastoni tra le ruote al sindaco eletto. Un conflitto poi sfo ciato in un gesto teatrale, il licenzia mento cautelativo di tutti i dipendenti, in seguito rientrato. Perché Grosa è fatto così”.
Infine, il presidente della Lega si dice convinto che “l’esame serio ed imparziale delle imputazioni che gravano sull’ormai ex sindaco di Bissone ridimensionerà di molto, o addirittura farà crollare completamente, il castello accusatorio. Ma intanto il danno sarà fatto. Un personaggio di rottura, non manovrabile, sarà stato eliminato dalla scena politica e il Comune di Bissone tornerà in mano alla partitocrazia delle pastette radikal chic $inistrorse. Al cui proposito naturalmente nessuno vede, nessuno sente, nessuno parla”.