BELLINZONA - Il San Gottardo ancora una volta sembra essere più alto dell’Everest. La decisione della Posta di lasciare i distributori ticinesi di energia elettrica a bocca asciutta per la fornitura delle sue filiali – e il tutto per un pugno di franchi risparmiati – ha creato un certo sconcerto anche tra quasi tutti i partiti. Ecco le loro reazioni alla notizia diffusa oggi da liberatv.ch.
Saverio Lurati, presidente PS: “Mi viene voglia di occupare la centrale del Ritom!”
“Il problema – dice il presidente del PS - parte da chi ha voluto e accettato la liberalizzazione del mercato dell’energia. Quindi dei partiti borghesi e più in generale della destra”. Secondo Lurati “siamo di fronte a un gioco al massacro dove a rimetterci, alla fine, saranno i lavoratori. Sicuramente non faccio un plauso alla Posta. Loro si vogliono servire altrove per l’energia? Bene, allora anche in Ticino potremmo pensare di rivolgerci alle aziende private anziché alla Posta.” Chiediamo al presidente socialista se c’è ancora spazio per intervenire, magari attraverso la deputazione ticinese alle camere federali, visto che le altre ex regie federali hanno messo a concorso la fornitura per le loro sedi. “La deputazione, o almeno la maggior parte di essa, deve come prima cosa fare un grande mea culpa per non aver fatto nulla - risponde Lurati - Poi sarebbe il caso che agisse immediatamente”. E poi lo sfogo: “Sa, io non sono come Giuliano Bignasca, ma di fronte a certe cose anche a me verrebbe voglia di andare alla centrale del Ritom ed occuparla!”.
Rocco Cattaneo, presidente PLR: “Il problema è aziendale. Questo è il mercato”
In controtendenza rispetto ai colleghi il neo presidente del PLR Rocco Cattaneo. “La Posta deve poter fare degli utili. Quindi, come da mandato della Confederazione, va dove trova le condizioni migliori” afferma il presidente liberale che aggiunge: ”Se hanno scelto di servirsi oltre Gottardo vuol dire che da noi non hanno trovato le condizioni favorevoli. Evidentemente le nostre aziende non sono state sufficientemente concorrenziali. Questo è il mercato ed è così che funziona”.
Marco Chiesa, capogruppo UDC: “Non possiamo essere sempre il Calimero della Svizzera!”
Il capogruppo democentrista in Gran Consiglio è arrabbiato. “Queste sono le cose che fanno male al Ticino. La Posta dovrebbe avere più rispetto per i ticinesi. Un’azienda, soprattutto se parapubblica ma non solo, dovrebbe tener conto del territorio in cui è allocata e dove genera i suoi profitti. Mi auguro – aggiunge Chiesa - che il Consiglio di Stato si faccia sentire. E che la Posta ci ripensi. Il Ticino non può essere sempre il Calimero della Svizzera”.
Sergio Savoia, coordinatore dei Verdi: “È una presa in giro”
Anche dai Verdi arrivano dure critiche all’ex regia federale. “È una vergogna! La Posta non può prendere in giro così i ticinesi. Un’azienda parapubblica deve avere una spiccata sensibilità verso le regioni periferiche. Ma è chiaro che ancora una volta questi dimostrano di non avere alcuna sensibilità”. Per Savoia “è uno scandalo che non dobbiamo accettare. Chi parla dell’arroganza dei balivi dimostra di non avere torto, in queste circostanze. Il Consiglio di Stato e la Deputazione alle Camere federali devono intraprendere tutti i passi necessari per farsi sentire e fare in modo che le cose cambino”.
Giovanni Jelmini, presidente PPD: “Uno sgarbo inaccettabile per il Ticino”
Critico anche il presidente popolare democratico Giovanni Jelmini. “Mi sembra chiaro che siamo di fronte a una mancanza di attenzione nei nostri confronti. Inoltre credo che questa decisione della Posta non contribuisca ad aumentare la simpatia dei ticinesi nei suoi confornti”. Ma quali possono essere i mezzi di pressione chiediamo. “Il Consiglio di Stato dovrebbe farsi sentire e magari far capire che ci potrebbero essere delle conseguenze nei confronti della Posta se si decidesse di rivolgersi ai suoi concorrenti. È necessario che la Posta torni sui suoi passi”. Per Jelmini è necessario ricordare che viviamo in uno Stato federale. “Bisogna prestare più attenzione alle minoranze. Il nostro cantone fa parte della Svizzera – dice il presidente popolare democratico che aggiunge - “non mi risulta che i membri del consiglio di amministrazione della Posta siano giapponesi o americani”.
Giuliano Bignasca, presidente Lega: "Balivi pezzenti!"
Secco Bignasca. "Balivi pezzenti! La Posta deve immediatamente fare retromarcia altrimenti le ritorsioni saranno pesantissime. Noi è 20 anni che ci battiamo contro Berna. Ma questa volta è davvero troppo, bisogna fare qualcosa. A Lurati vien voglia di occupare il Ritom? Ci vado anch'io ma facciamolo davvero, però!"