I retroscena della Commissione parlamentare d’inchiesta. I deputati criticano Carlo Luigi Caimi: dobbiamo cambiare marcia

Di Andrea Leoni e Marco Bazzi
BELLINZONA – Ma che succede all’interno della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla Logistica? Mettiamo in fila i fatti e cerchiamo di capire. È una vicenda complessa e delicata. Serve un po’ di attenzione per comprenderla. E bisogna pesare bene le parole.
I binari della storia sono due, ma i tasselli molti di più. Il mosaico racconta di una Commissione che svolge il suo compito con fatica e con qualche tensione. Anche per aspetti, e limiti, umani e professionali dei singoli membri che, per forza di cose, non sempre si incastrano con le necessità di impegno e specializzazione che un’inchiesta di questa portata comporta.
Quella che vi stiamo per raccontare è dunque una storia con un potenziale esplosivo notevole, politicamente parlando. Ma a cui va concessa l’attenuante delle numerose difficoltà oggettive, raccolte nella genetica dell’inchiesta, che i membri della Commissione hanno dovuto affrontare.
Facciamo ordine.
Il post di Sergio Savoia
Tutto inizia, sulla scena pubblica, con un post apparso ieri s ul blog che Sergio Savoia cura per liberatv.ch (clicca qui) . Il coordinatore dei Verdi, membro della Commissione parlamentare d’inchiesta, rompe il silenzio facendo il punto dopo nove mesi di attività del gremio. Savoia avanza perplessità e timori.
Scrive: “Comincio a nutrire qualche seria preoccupazione che questa commissione possa produrre la chiarezza e i giudizi chiari di cui il paese abbisogna. Il timore che ci si stia perdendo in mille rivoli è grande”.
E ancora: “Dobbiamo cominciare veramente a tirare le fila del lavoro fatto finora. Dobbiamo capire se stiamo andando nella direzione giusta. Serve un cambiamento chiaro di passo. Un salto di qualità. Da parte nostra, come commissari ma anche da parte di chi collabora con noi, Consiglio di Stato in testa, che dà spesso l'impressione di sopportare piuttosto che supportare il nostro lavoro”.
Un allarme forte e chiaro che si fa ancora più esplicito in questo passaggio del post: “Come membro della commissione sono astretto a un segreto molto rigido e quindi anche nell'esprimermi adesso devo rimanere sulle generali. Quel che posso dire è che più il tempo avanza più sembra difficile che, senza quel cambio di passo, si possa arrivare a partorire qualcosa di diverso da un topolino”.
Insomma Sergio Savoia esprime un disagio. Ma è un sentimento isolato o condiviso all’interno della Commissione? Qui comincia il primo binario della vicenda.
Binario uno: le critiche al presidente Caimi
Prima di tutto rispondiamo alla domanda: sì, il sentimento è condiviso. Tanto è vero che la scorsa settimana, durante una riunione della Commissione, è stato espresso con estrema chiarezza a Carlo Luigi Caimi. Ed è stato manifestato all’unanimità dagli altri membri del consesso: Sergio Savoia, Marco Chiesa, Saverio Lurati, Fabio Badasci e Nicola Brivio.
Un richiamo non improvvisato. Alcune delle precedenti riunioni avevano lasciato nei deputati un senso di inconcludenza. Prima della seduta commissionale c’è stato pranzo tra i cinque commissari. Carlo Luigi Caimi non c’era. E non è chiaro se era stato invitato o meno. Ma risulta che non l’abbia presa bene. In ogni caso, durante il pasto, il dissenso verso il metodo di lavoro della Commissione si è coagulato. E il gruppo ha chiesto a Saverio Lurati di farsene portavoce.
Detto, fatto. Il presidente del PS, iniziata la riunione, ha espresso a Caimi il malcontento del gruppo. Al presidente è stato rimproverato di essere troppo macchinoso nella gestione dei lavori. E gli è stato chiesto di concretizzare il lavoro svolto finora in un rapporto intermedio, ad uso interno. La riunione è stata abbastanza movimentata.
A questo proposito annotiamo che quello svolto in questi nove mesi dai commissari è stato un lavoro colossale. Migliaia di documenti, numerose audizioni, riunioni settimanali. Un lavoro tanto colossale da essere difficile da gestire e organizzare. È facile perdersi in questi casi. Ed è difficile mettere a fuoco gli obiettivi.
Forse è per questo - perché ancora non c’è chiarezza sugli elementi - che, ad oggi, non è stato sentito nessuno sul piano politico. Se escludiamo un incontro con il Consiglio di Stato. E neppure è stato ascoltato l’ex capo sezione Massimo Martignoni, oppure l’altro grande protagonista della vicenda, D.P., funzionario della Logistica coinvolto nel caso CHIT.
Binario due: la conferenza stampa e i dubbi di Michele Foletti
I membri della Commissione parlamentare d’inchiesta hanno da tempo intenzione di indire una conferenza stampa. Un incontro con i media per aggiornare i cittadini sullo stato dei lavori.
Prima dei giornalisti, però, per correttezza istituzionale, era stato deciso di informare il Gran Consiglio, con un giorno d’anticipo rispetto ai media. Il Parlamento è infatti l’organo che ha istituito e dato mandato alla Commissione di investigare sulla Sezione della Logistica.
È dunque stata comunicata al Presidente Michele Foletti la volontà di parlare all’aula. Una richiesta inviata da Carlo Luigi Caimi: “La Commissione ritiene anche opportuno – scrive il Presidente della Commissione – informare su alcuni aspetti problematici rilevati e indicare proposte di misure che potrebbero già oggi essere anticipate per correggere lacune evidenziatesi nel corso dell’esame dell’operato e dell’organizzazione della Logistica. Inoltre, intende esporre alcune riflessioni, unicamente di principio, sulle possibili responsabilità amministrative e politiche delle problematiche riscontrate”.
Fin qui lo scritto di Caimi. Ma la richiesta della Commissione non convince Foletti. Il presidente del Gran Consiglio solleva dei dubbi. Lo fa con un’e-mail confidenziale inviata a Caimi, e pubblicata questa mattina, sabato13 ottobre, dal Corriere del Ticino. “Nutro alcune perplessità, – scrive il Presidente del Parlamento – non intendere dare unicamente un’oggettiva informazione circa l’avanzamento dei lavori commissionali, ma indicare proposte organizzative ed esporre riflessioni sulle possibili responsabilità amministrative e politiche”.
Stando al CdT anche Michele Albertini, consulente giuridico del Gran Consiglio, avrebbe espresso parere negativo. Un’informazione pubblica, infatti, non è prevista dalla legge, che attribuisce per altro anche al Governo il diritto di essere informato e la facoltà di prendere posizione.
L’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio prenderà posizione ufficialmente lunedì mattina.
Le dichiarazioni dei protagonisti
E ora leggiamo le dichiarazioni dei protagonisti, commissari della Commissione parlamentare d’inchiesta. Non c’è quella del Presidente Carlo Luigi Caimi, poiché non siamo riusciti a raggiungerlo. Speriamo di potervela proporre quanto prima.
Marco Chiesa (UDC) : “Non entro nel merito dei problemi della Commissione ma qualcosa che non va c’è. Dobbiamo fare un scatto e passare alla fase due dei lavori. Come commissario e deputato, e so che tutti i miei colleghi condividono, vogliamo tirare le fila del lavoro svolto fino adesso. Anche per questo riteniamo importante aggiornare il Gran Consiglio sull’avanzamento dei lavori. E all’interno della Commissione cominciare a concretizzare le riflessioni che abbiamo messo sul tavolo”.
Fabio Badasci (Lega) : “È vero stiamo andando avanti a rilento. I risultati si vedono e non si vedono. E credo sia giunto il momento di iniziare a mettere nero su bianco le cose. Abbiamo raccolto tantissima documentazione e poi ci siamo un po’ persi fra le carte. Per questo abbiamo espresso una posizione critica verso il coordinamento della Commissione. Ma niente di più: chiediamo solo di accellerare il lavoro. Per quanto riguarda il pranzo di martedì scorso è stato uno dei tanti: è capitato spesso che ci trovassimo noi cinque commissari senza il presidente”.
Nicola Brivio (PLR) : “Quel pranzo non è stato un atto di sfiducia nei confronti del collega Caimi. Ci siamo semplicemente trovati per fare il punto sulla situazione. Abbiamo deciso di stilare un rapporto intermedio interno e di tirare le somme del lavoro fatto. Tutto qui”.
Sergio Savoia (Verdi) : “Io sono un po’ insoddisfatto del lavoro come ho scritto ieri. Perché abbiamo manifestato un certo malcontento a Caimi? Perché abbiamo valutato che l’impostazione del lavoro potrebbe non permetterci di raggiungere i risultati desiderati. Ma riteniamo che siamo ancora in tempo per correggere la rotta. Non è stato un atto di sfiducia nei confronti di Caimi, ma un chiaro richiamo alla necessità di un cambiamento di passo, questo certamente sì”.
Saverio Lurati (PS): “Si sta lavorando seriamente. La questione non è assolutamente semplice. Ci sono elementi che vanno puntualizzati. L’aspetto centrale è tranquillizzare i dipendenti della la Logistica per farli ritornare a lavorare con serenità. Tutto quello che dovevamo fare fin qui lo abbiamo fatto. Io sono abituato a rispettare i patti e perciò anche questa volta mi attengo alla collegialità. Quanto al pranzo, ci ritroviamo regolarmente, una volta manca uno e una volta l’altro. Nello specifico il mio ruolo di portavoce va inteso come un ruolo di mediazione. In questi casi, sa, si sceglie il più vecchio o il più giovane: hanno scelto il più vecchio”.
AELLE/emmebi