Ecco i risultati di uno studio sui 24 cantoni che l'hanno adottato. Laura Sadis: induce i politici a frenare la spesa pubblica

BELLINZONA - Il moltiplicatore cantonale non fa aumentare la pressione fiscale. È quanto emerge da uno studio della Conferenza dei direttori cantonali delle finanze sulle esperienze effettuate dai 24 cantoni dotati di questo strumento (Ticino e Vallese sono gli unici che ancora non lo prevedono).
I risultati dell’inchiesta sono stati resi noti oggi dal Consiglio di Stato e trasmessi alla Commissione della gestione. La proposta di introdurre un moltiplicatore cantonale é infatti inserita nel progetto di freno ai disavanzi pubblici proposto dal Governo. E con la presa di posizione odierna è probabile che il Consiglio di Stato intenda smuovere la proposta dalle acque sabbiose in cui si arenata in Commissione. Non a caso, esce il giorno dopo la presentazione del preventivo che indica un deficit di 200 milioni.
“L’inchiesta - scrive il Consiglio di Stato - ha il merito non solo di fornire una visione globale delle principali caratteristiche dei coefficienti d’imposta dei vari Cantoni, ma anche di mettere in evidenza l’evoluzione degli stessi nel periodo 1990-2012. In particolare, dai risultati dell’indagine emerge che, anche nei periodi di crisi, i coefficienti d’imposta cantonale risultano stabili e tendenzialmente persino in riduzione”.
Secondo la ministra Laura Sadis “la sostanziale stabilità dei coefficienti d’imposta negli altri Cantoni dimostra che questo strumento non provoca affatto una pressione al rialzo sulle imposte. Anzi, dal momento che l’aumento del carico fiscale è impopolare, il politico è portato a intraprendere degli sforzi sul fronte della spesa per non dover proporre incrementi del coefficiente d’imposta”.
Il Governo precisa infine che lo strumento del coefficiente fiscale cantonale non intende livellare i moltiplicatori politici dei Comuni, ma piuttosto istituire un coefficiente che, deciso annualmente o periodicamente dal Parlamento, definisce il prelevamento effettivo dell’imposta cantonale.
“L’autonomia fiscale comunale è dunque preservata, se non aumentata, in quanto le variazioni del coefficiente di imposta cantonale non intaccano l’aliquota base alla quale si applica il moltiplicatore politico comunale”.