POLITICA E POTERE
"Sul preventivo partiti al limite dell'irresponsabilità"
Dura critica ai partiti dell'economista Christian Marazzi che dice: "Sono autoreferenziali e tutti vogliono fare opposizione"

MANNO - Che cos’è il panico? Un sentimento che ha a che fare con la paura, l’insicurezza, fatto di quell’incertezza che cancella ogni orizzonte, che dà alla parola “futuro” un peso insostenibile. Il panico è quella cosa che ti fa dimenticare come si stava quando tutto andava bene. Ti avverte che c’è un pericolo, vero o presunto, e ti obbliga a ragionare in fretta e quindi ti espone all’errore.

Ecco, in Ticino forse non siamo ancora di fronte a un vero e proprio stato di panico. Non è conclamato. Per il momento sembra essere latente, un qualcosa che cova da tempo. Ma la reazione al preventivo 2013 della politica cantonale è qualcosa che assomiglia molto al panico. D’altra parte con un deficit di 200 milioni di franchi e una crisi economica che sta mietendo vittime ovunque attorno a noi, è lecito avvertire un senso di paura e incertezza.

Fatto sta che ogni giorno la soglia della polemica si alza. I partiti chiedono al Governo di fare meglio i compiti, il Governo chiede ai partiti di non fare i capricci. I comuni che alla storia della simmetria dei sacrifici non ci credono mica tanto. I sindacati che la simmetria dei sacrifici l’hanno già sentita per troppo tempo. Per cercare una chiave di lettura diversa riguardo a ciò che sta accadendo in queste settimane, abbiamo fatto una chiacchierata con l’economista Christian Marazzi.

Professor Marazzi, cosa bisogna pensare davanti a un preventivo dello Stato che presenta 200 milioni di deficit?

“La risposta è duplice. Da una parte bisogna considerare che siamo in un periodo di crisi destinato a durare qualche anno, basti pensare al settore bancario e finanziario, e tutto induce a pensare che il problema del debito pubblico sarà centrale così come la questione della diminuzione delle entrate e l’aumento delle uscite. Dall’altra bisogna considerare gli effetti che può avere l’indebitamento sull’economia la quale ha bisogno di essere aiutata. In questo contesto ci vuole quindi un grande senso di responsabilità nella gestione del debito pubblico”.

Come giudica le polemiche sorte attorno il preventivo 2013?

“Trovo la reazione dei partiti sconclusionata con quella richiesta di ridurre di 50 milioni il deficit. Bisogna fare molta attenzione a indicare dove tagliare come nel caso delle voci sociali della spesa. La situazione è molto fragile e se si va giù pesante con i tagli si rischiano dei guasti nella coesione sociale”.

Insomma non le piace l’atteggiamento dei partiti.

“I partiti hanno assunto un atteggiamento autoreferenziale, è qualcosa che ha a che fare con la crisi dei partiti. Oggi c’è una difficoltà a governare perché tutti vogliono fare opposizione ma questo rimanda a una continua concorrenza elettorale che nulla ha a che vedere con lo sforzo di trovare soluzioni collettive. Chiedere al Consiglio di Stato di tagliare 50 milioni è un’uscita ai limiti dell’irresponsabilità. In questo momento bisogna entrare nel merito delle cose, non mettere una spada di damocle”.

Cosa avrebbero dovuto dire?

“Bisogna avere una visione prospettica senza perdersi in discorsi sterili di taglio alla spesa e diminuzione delle tasse”

In queste situazioni spesso c’è chi dice che c’è il pericolo di fare la fine dei paesi a noi vicini.

“È demagogia. Bisogna capire cosa bolle in pentola, quali sono i nostri problemi. Il pericolo in Svizzera si chiama bolla immobiliare. Abbiamo un debito pubblico in rapporto al PIL che è al di sotto rispetto ai paesi limitrofi e che ci permette un margine di manovra consistente. Bisogna tenere piuttosto conto dei debiti dei privati”.

Perché si parla solo marginalmente della questione salariale e se lo si fa è in termini di tagli o contenimento?

“Tagliare i salari equivale ad avere una visione miope. Ci sono verità macroeconomiche che dicono che per attraversare la crisi è necessario un aumento della domanda interna. È sbagliato pensare che se si tagliano i salari si rilancia l’economia.”

Cosa ci riserva il futuro? Che cosa deve fare la politica?

“Penso che dobbiamo abituarci a un aumento dell’indebitamento pubblico. Per questo c’è bisogno di responsabilità nella gestione del debito e non cercare scorciatoie come il taglio delle spese e delle tasse. Ci sono altre strade per aumentare le entrate come la questione delle stime immobiliari che apre un interessante terreno di ragionamento sulla redistribuzione delle risorse”

Già, la redistribuzione…

“Vede, finché aumenta la distanza tra ricchi e poveri non se ne esce. È una questione etica. Bisogna andare a prendere i soldi dove ci sono per farli arrivare dove non ce ne sono”.

IC

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