Ecco il rapporto intermedio della Commissione di inchiesta sulla Logistica

Di Andrea Leoni e Marco Bazzi
BELLINZONA - Quaranta sedute, una quindicina di audizioni di testimoni, finalizzate a raccogliere informazioni, sei tra ispezioni e sopralluoghi in cantieri, oltre settecento documenti esaminati, relativi a una ventina di dossier. Sembrano i numeri di un’inchiesta penale. Sono invece le cifre salienti del rapporto intermedio della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Sezione cantonale della logistica (CPIL).
Una Commissione che, in effetti, ha poteri molto ampi, in un certo senso paragonabili a quelli di un’autorità inquirente. Nel rapporto, che verrà presentato in Gran Consiglio settimana prossima, non vi è un giudizio generale sulla gestione della Logistica.
I dossier al centro dell’inchiesta
I commissari, coordinati dal presidente, il deputato Carlo Luigi Caimi, si sono limitati a evidenziare nel documento gli elementi emersi nell’esame di cinque dossier. Quelli relativi al Centro di formazione professionale di Chiasso, al complesso agrario di Mezzana, al Palazzo delle Orsoline, al processo di riorganizzazione della Logistica e alla certificazione della stessa Sezione in base alle normative ISO.
Tutte le considerazioni formulate sulla base di questi esami sono state condivise all’unanimità dai commissari.
Orsoline: “Un cantiere infinito”
Iniziamo dal Palazzo delle Orsoline che, scrive la Commissione, ha un valore “anche simbolico”, è un “punto di riferimento per la cittadinanza e costituisce un biglietto da visita del Cantone”.
In tredici anni, tra il 1993 e il 2006, il Palazzo è stato oggetto di sei interventi di varia ristrutturazione (dalle facciate, agli interni, fino alle apparecchiature multimediali e informatiche) per un totale di 33 milioni di franchi (in parte utilizzati anche per altri edifici che fanno parte del complesso ‘governativo’).
“È opportuno rilevare – scrivono i commissari della CPIL – che il cantiere riguardante la terza fase di ristrutturazione del Palazzo delle Orsoline è tuttora aperto e non si vede quale potrà essere una data anche solo approssimativa entro la quale esso potrà essere sostanzialmente e formalmente concluso”.
“Esempio lampante delle disfunzioni”
Questo edificio “è l’esempio lampante dei problemi che caratterizzano spesso l’operare della Sezione della logistica su oggetti complessi e importanti”.
Al capitolo “lavori che iniziano e non finiscono mai”, si legge che la terza fase di ristrutturazione del Palazzo è ben lungi dall’essere conclusa: “Manca la realizzazione di alcuni tasselli fondamentali, quali le porte d’uscita (principali, di servizio e sul retro) come da progetto approvato, rispettose delle normative di sicurezza, in particolare di polizia del fuoco. Nei soffitti di diversi locali (uffici e servizi) e corridoi (soprattutto in corrispondenza di porte tagliafuoco e canaline per cablaggi) vi sono (o vi sono stati fino alle richieste di intervento della CPIL) fori e aperture che segnalano lavori (quali?) iniziati e mai conclusi”.
La lista degli errori
Al capitolo “soluzioni tecniche discutibili o addirittura inaccettabili” si fa l’elenco di una serie di carenze:
“1) Tubicini di gomma che scaricano acqua dell’impianto di condizionamento dell’aria della sala A e B (ndr: sale utilizzati per riunioni istituzionali di Governo e Parlamento) sulla pubblica via in testa a eventuali passanti.
2) Scomparsa delle persiane dalla sala A.
3) Tavoli della sala A in particolare, e B, con allacciamenti elettrici e informatici insufficienti e in parte pericolosi per l’utenza (in sala A si è dovuta installare una struttura di protezione contro i rischi di folgorazione degli arti inferiori dell’utenza.
4) La sistemazione di una mini-stampante del tutto inadeguata per i bisogni commissionali in un vano armadio della sala A.
5) Impianti fissi di registrazione inadeguati e mal funzionanti nelle sale commissionali, tanto che i collaboratori delle segretarie del Gran Consiglio devono ricorrere ancora ad apparecchiature portatili di registrazione.
6) Coperture dell’illuminazione delle sale A e B e del Consiglio di Stato (lato via Orico) con strutture monoblocco di complessa e costosa manutenzione, rimovibili sono con interventi dispendiosi.
7) La realizzazione di porte delle sale A e B e del Consiglio di Stato non rispettose delle norme della polizia del fuoco”.
L’errore in quest’ultimo caso riguarda l’apertura delle porte che, invece di essere verso l’esterno, è verso l’interno dei locali.
Misure anti-incendio: vie di fuga senza uscita
Altro punto scottante, nel vero senso della parola, è la mancata realizzazione delle misure anti-incendio. “In particolare delle tre vie di fuga prescritte e della messa in funzione delle porte taglia fuoco (ora prive di magneti e/o non collegate al sistema di rilevamento del fumo, bloccate con cunei in legno contrariamente alle prescrizioni vigenti: con la conseguenza che quelle che normalmente devono restare chiuse sono aperte e quelle che devono restare aperte, in considerazione dell’impianto rilevazione incendio che in caso d’allarme le chiude, sono bloccate)”.
Il secondo punto riguarda “l’adeguamento (inversione del senso di apertura e installazione dei necessari meccanismi di apertura di emergenza) del cancello su piazza Governo, della porta di servizio lato Palazzo governativo nuovo e di quella lato via Canonico Ghiringhelli. Oggi le vie di fuga segnalate creano una falsa sicurezza: una via di fuga (quella su via Ghiringhelli) finisce su una porta chiusa a chiave e non apribile, un’altra su un cancello (quello su piazza Governo) chiuso sul mezzogiorno e a partire dalle 16,30 fino alle 8,30 del giorno successivo, un’altra ancora su una porta (quella a lato Palazzo governativo nuovo) chiusa con una serratura semiautomatica che si apre verso l’interno”.
Paradossi burocratici: no collaudo, no manutenzione
La mancate esecuzione delle misure di polizia del fuoco, scrivono i commissari, rende impossibile procedere al collaudo dell’opera. “È pure in sospeso la liquidazione finale delle opere edilizie e degli impianti relativi alla terza fase della ristrutturazione (ad eccezione della sala del Gran Consiglio e dei locali adiacenti, già collaudati)”. Questo “limbo” impedisce il passaggio del Palazzo dall’area di ‘costruzione’ all’area di ‘manutenzione’ della Sezione della logistica. Il che impedisce, di fatto, l’esecuzione di lavori di manutenzione sia ordinaria sia straordinaria. “Un esempio evidente è quello relativo alle gronde e ai pluviali intasati: ogni volta che piove si può osservare dalla vetrata dell’anticamera del Gran Consiglio una vera e propria cascata d’acqua che si riversa sulla pubblica via”.
Buchi nella rete di sicurezza
Un capitolo è poi dedicato alla sicurezza di Palazzo delle Orsoline. “La questione è estremamente delicata e per evidenti motivi può essere soltanto accennata. Sulla situazione di precarietà sono stati informati il Consiglio di Stato in corpore e la presidenza del Gran Consiglio, sia in occasione di colloqui che di sopralluoghi”. La Commissione fa sapere di aver anche sollecitato i vertici della Logistica alla realizzazione di adeguate misure, ma senza successo.
Secondo informazioni in possesso di liberatv.ch, emergerebbe che gli interventi di sicurezza sono meno rigidi di quelli adottati da altri cantoni e dalla Confederazione.
Una situazione segnalata anche dalla Cancelleria dello Stato, che lo avrebbe addirittura messo nero su bianco in una lettera dell’autunno scorso. In occasione di un atto di vandalismo, per esempio, la Polizia non avrebbe potuto identificare l’autore a causa di un sistema di videosorveglianza poco performante, sia per la qualità delle inquadrature sia per il loro posizionamento. Carenze sarebbero state rilevate anche nel controllo “securizzato” degli accessi al Palazzo. Insomma, sembrano siano emersi concreti e potenziali rischi per le persone e per le cose in un sistema di protezione voluto in seguito all’attentato di Zugo.
La questione della responsabilità politica
“La CPIL – si legge nel rapporto – deve sollevare tutta una serie di interrogativi sulla mancata ristrutturazione di Palazzo delle Orsoline, anche solo della sua terza fase. È evidente che neppure il Consiglio di Stato è in grado di ottenere dalla Sezione della logistica la realizzazione delle misure necessarie, o addirittura indispensabili, per portare a buon fine l’operazione. Si pone quindi anche la questione della responsabilità politica di questa anomala e inaccettabile situazione”.
L’istituto di Mezzana e i costosi “sfizi” dei progettisti
Veniamo all’istituto agrario di Mezzana. Le critiche principali vengono espresse sull’edificazione della scuola, avvenuta tramite la demolizione totale dell’edificio pre-esistente, cosa che avrebbe dovuto determinare la presentazione di preventivi corretti, trattandosi di una nuova costruzione. Tramite un concorso di idee, venne scelto un progetto denominato “terra cruda”.
“La tenacia dei progettisti, che si sono assunti anche la direzione dei lavori, nel costruire ciò che hanno progetto come involucro estetico speciale della scuola – scrivono i commissari – è però costata al committente molto più di quanto si poteva coerentemente accettare. Le speciali facciate sono state commissionate in Austria dall’unico artigiano attrezzato per eseguirle. A preventivo figuravano 280'000 franchi. Ma il costo è stato di 800'000”.
E ancora: “I serramenti, in materiale rigorosamente speciale (arrugginiti) sono stati oggetto di due annullamenti di delibere, in quanto ogni offerente superava largamente il credito a disposizione. Alla fine sono stati comunque eseguiti con il materiale scelto dai progettisti, con un costo di 650'000 franchi anziché 280'000. Questi due sfizi architettonici hanno costretto al risparmio in altri ambiti, e infatti le aule interne hanno finiture da speculazione: niente intonaci e mattoni di cotto grezzo a vista, pavimenti finiti sono mediante la lisciatura del betoncino, e soffitti finiti con le lastre di isolazione a vista immerse nel getto della soletta”.
“Aspettiamo ancora risposte”
I notevoli ritardi riscontrati, rilevano i commissari, “nel fornire alla nostra delegazione il controllo dei costi di costruzione aggiornato e le conseguenti risposte (a oggi non ancora ricevute) alle nostre domande in merito, la dicono lunga sulla reale capacità di gestire il cantiere da parte della direzione lavori in rapporto al mandato e al relativo credito ricevuto. Seppure il tutto debba essere valutato dal rapporto tra risultato e costo finale dell’edificio, anche essendo inserito in un comparto molto particolare e territorialmente prezioso, rimane comunque una scuola agraria, la cui storia costruttiva è stata completamente cancellata dall’inserimento di due corpi totalmente moderni”.
I “pasticci” del Centro di formazione di Chiasso
Un altro dossier del rapporto riguarda la ristrutturazione del “Centro di formazione professionale e palestra doppia” di Chiasso.
“I lavori di ristrutturazione sono iniziati nel mese di marzo (ndr: del 2010) e già nel mese di giugno dello stesso anno ci si è resi conto che la situazione era parecchio diversa da quella ipotizzata inizialmente. Ciò ha portato a una immediata e importante rivalutazione dei costi e quindi alla necessità di ricorrere a un supplemento di credito”.
Non solo: “Vi è poi stata – scrivono i commissari – l’infelice decisione di ricorrere, tramite pubblico concorso, a una direzione lavori esterna, non collegata allo studio di progettazione, ciò che ha portato all’assegnazione (a un costo nettamente troppo basso) del mandato a uno studio chiaramente impreparato che dopo un solo mese ha gettato la spugna”.
Insomma, anche qui pasticci e scelte poco opportune. Il rapporto rileva anche che la nuova direzione lavori (affidata ai progettisti stessi) ha “segnalato una certa difficoltà di collaborare con la sezione arredamenti interni della Logistica, che con troppo ritardo assume le decisioni di sua competenza, ciò che implica spesso modifiche di parti del progetto a lavori quasi ultimati”.
Problemi anche con alcune ditte esterne, “determinati dal fatto che dopo essersi garantite la commessa (presumibilmente a costo tirato o addirittura sottocosto) cominciano a cercare di risparmiare per rientrare sui costi e forniscono prestazioni e prodotti” non a regola d’arte.
La certificazione ISO va bene
Nel rapporto i Commissari affrontano anche il capitolo ISO 9001: ovvero il certificato internazionale che organizza il controllo di gestione della qualità del lavoro all'interno delle aziende. La certificazione ISO è stata adottata dalla Logistica incontrando qualche difficoltà. Ma i commissari, sostanzialmente, ritengono si tratti di ostacoli normali, quando si affronta un processo di certificazione come ISO, che comporta notevoli sforzi organizzativi e nuovi carichi di lavoro.
La conclusione del capitolo lo spiega chiaramente: "Il parere della Commissione parlamentare d'inchiesta circa la certificazione di ISO 9001:2008 della Sezione della Logistica è positivo: ISO non va abbandonato. Le procedure devono essere affinate, migliorate, e per quanto possibile, alleggerite; occorre incentivare all'uso e al rispetto delle procedure, tramite la sensibilizzazione e una formazione regolare".
Il processo di riorganizzazione
L'ultimo capitolo del rapporto dei commissari d'inchiesta è dedicato al processo di riorganizzazione della Sezione della Logistica. Un progetto che il Consiglio di Stato ha affidato a Nicola Novaresi (direttore della divisione delle risorse, coordinatore del DFE, e capo sezione ad interim della Logistica) e a Verena Vizzardi (capo della Sezione delle risorse umane).
La Commissione si esprime in particolare sul rapporto intermedio di Vizzardi e Novaresi, di cui ha preso visione a fine novembre dello scorso anno.
I due funzionari elencano sei punti che intendono intraprendere prossimamente per riorganizzare la Logistica. In particolare: la selezione del nuovo Caposezione e di un nuovo Capo Area, la decisione di programmazione del personale, in particolare sui profili da mettere a concorso per coprire le unità vacanti, e “l'identificazione e il censimento delle situazioni di conflitto personale esistenti fra specifici collaboratori e l’allestimento di ipotesi di soluzione”.
"Siamo preoccupati del clima alla Logistica. E non si intravvedono soluzioni"
Il giudizio dei Commissari sul rapporto intermedio di Vizzardi e Novaresi è severo. Leggiamo dal rapporto commissionale: "Se i passi che si intendono intraprendere possono apparire a prima vista condivisibili, destano preoccupazione i rischi che sono stati rilevati nel rapporto intermedio dai due curatori del progetto, segnatamente il clima sempre teso, peggiorato dopo i fatti di agosto, che regna all'interno della Sezione della Logistica, l'impegno supplementare chiesto agli attori principali del progetto e la selezione del nuovo Capo sezione”.
Oltre a ciò, la CPIL rimane perplessa, “soprattutto per quanto riguarda il clima teso all'interno della Logistica, poiché non si intravvedono, né il rapporto intermedio le indica, quelle che potrebbero essere le possibili vie per ridare alla Sezione un ambiente di lavoro sereno".
Ma non è tutto: "Altra fonte di preoccupazione - scrivono i commissari - è il fatto che non è dato sapere quando potrà essere possibile la riorganizzazione vera e propria della Logistica". Perché la priorità dei capi progetto (Novaresi e Vizzardi) e dei capi area prima di tutto è quella di garantire l'esecuzione delle attività correnti".
I commissari vedono un rischio in tutto ciò: che determinate decisioni che vengono prese oggi "senza conoscere di preciso l'obbiettivo che si intende raggiungere, perdano poi di efficacia o peggio ancora ostacolino il raggiungimento degli obiettivi, una volta che verranno individuati”.
"Non nominate il nuovo Capo Sezione"
E proprio per questo, la CPIL si riserva di dire la sua prossimamente. Ancora dal rapporto: "Non è per nulla escluso che la CPIL, nella sua relazione finale, o prima, senza dover formulare necessariamente delle proposte di riorganizzazione, vada ad individuare aspetti critici magari non sollevati finora o solo analizzati marginalmente. In questo senso la CPIL si chiede se la scelta del nuovo Capo Sezione non sia prematura, non conoscendo con la dovuta precisione l'assetto che si intende dare alla nuova Logistica e di conseguenza il profilo di chi la dovrà dirigere".