Il presidente del Consiglio di Stato critica il sindaco di Lugano: "No alle tavole medievali con pietanze per pochi eletti"

LUGANO – La campagna elettorale luganese entra nel vivo. E si accende anche la sfida tra i due contendenti al sindacato: Marco Borradori e Giorgio Giudici.
In un articolo apparso oggi sul Corriere del Ticino, il presidente del Consiglio di Stato e candidato della Lega al Municipio di Lugano, critica alcune affermazioni di Giudici e rilancia “Un’altra idea di Lugano”, la sua, come da titolo dell’articolo.
Si tratta probabilmente del primo vero scatto di Borradori in questa lunga corsa elettorale. Giudici, da parte sua, ha fin qui pungolato, più o meno direttamente, il suo competitor, in alcune dichiarazioni pubbliche e alla stampa. E proprio dalle stilettate del sindaco di Lugano, partono le riflessioni del ministro leghista.
Di seguito riportiamo, riassunto in capitoli, l’articolo pubblicato stamane dal Corriere.
“La tavola medievale di Re Giorgio”
“Rivolgendosi all'assemblea liberale radicale cittadina Giorgio Giudici ha detto che il PLR deve fare tutto il possibile “per impedire che alla tavola che abbiamo imbandito noi si possa sedere qualcun altro”. Ah però! Poi, si è un po' risentito con quei candidati che si propongono per seggi “à la carte”, quelli che non si trovano sui menu degli apparati di partito, per intenderci. Un'immagine di chiaro stampo medievale, cui manca solo Robin Hood (e allora ce lo metto io). E per tornare ai tempi nostri ci starebbe pure José Mourinho: “Per loro vincere è un'ossessione. Per noi un sogno”.
“Il tavolo di sasso e le cariche à la carte”
“Battute a parte, ecco qualche riflessione. I seggi “à la carte” sono il caposaldo di uno stato liberale. Ogni quattro anni le cariche istituzionali sono a disposizione di qualunque cittadino intenda concorrere perché il seggio non è un trono e le cariche non appartengono a pochi eletti. È la democrazia, bellezza. Quanto alla tavolata imbandita, rievoca il tavolo di sasso. Un approccio politico da cui mi sono sempre chiamato fuori e che ha fatto il suo tempo.
E che cosa sarebbero poi le “pietanze” destinate da Giorgio Giudici a pochi eletti? È ora di consegnare al passato questo modo di gestire il potere e di intendere la politica, non per nulla nei Luganesi cresce la voglia che la Città si apra al cambiamento”.
“Spalanchiamo le porte di Palazzo Civico: serve aria nuova e una tavola aperta a tutti”
“La tavola che mi sento di proporre per Lugano prevede in primo luogo che le pietanze non siano né del sindaco né dei municipali, né dei partiti, ma di tutti i Luganesi. E intorno a quel tavolo deve esserci posto per tutti. Spalanchiamo le porte e le finestre di Palazzo Civico. Serve aria nuova che porti nuovi metodi di lavoro, nuova forza ai progetti, vera concertazione all'interno e con l'esterno, e un nuovo sguardo sulla realtà. La condivisione e la partecipazione alla gestione della cosa pubblica vanno aperte alla società civile (associazioni, commercianti, esercenti, professionisti, semplici cittadini di tutti i quartieri): è un presupposto fondamentale per poterci proiettare con forza, coraggio, trasparenza e fiducia verso le numerose sfide che ci aspettano”.
“La trappola del ripiegamento e il valore della presenza”
“Evitiamo la trappola del ripiegamento e la stanchezza della consuetudine, che si traducono in giudizi perentori, tipo “la città l'abbiamo fatta noi” (e gli altri partiti dov'erano?). Riscopriamo il valore della presenza. Essere presenti, l'ho vissuto in questi anni, significa portare rispetto agli interlocutori, onorare il loro impegno e avere l'umiltà di capire che tu sei quello che sei, e il paese è quello che è, grazie a loro. Chi ricopre una carica politica importante deve esserci, partecipare, seguire i dibattiti, ascoltare, condividere. Con una volontà cristallina di servizio, deciso ad andare fino in fondo, che l'elettore lo voglia sindaco o “solo” municipale”.
“Gli apparati di partito che escludono”
“La Città deve conservare le sue istituzioni, le sue opere, i suoi centri di eccellenza, i luoghi di insegnamento e di cultura, le conquiste sociali ed economiche. Ma non può ipotecare il futuro in un perenne restauro conservativo. E penso anche alle persone. Ho visto gli apparati dei partiti chiudersi a riccio, stringersi in abbracci che muovono da un unico desidero: escludere, bloccare, respingere i candidati fuori menu. Una bella visione del mondo, non c'è che dire”.
“Costruiamo insieme una Città moderna”
Una Città moderna deve saper cogliere le novità che le consentano di progettare il proprio avvenire e non può farlo conservando intatto il suo apparato politico, anno dopo anno, decennio dopo decennio, secolo dopo… Perché, come diceva un ex primo ministro inglese, “chi rifiuta il cambiamento è un vero e proprio architetto della decadenza”. Impegniamoci per evitarlo, costruendo insieme. Nessuno escluso.