Intervista al presidente della Lega sull'iniziativa contro i bonus dei top manager: "Mi avevano convinto le argomentazioni di Fulvio Pelli. Ma il caso del presidente della Novartis mi ha un po' aperto gli occhi"

LUGANO – In Ticino come in Svizzera, l'iniziativa Minder ha scombussolato il quadro politico. Ricapitoliamo: a favore del testo in votazione il 3 marzo contro i “salari abusivi” dei manager si sono espressi PS, Verdi e, a sorpresa, ieri sera il PLR, che a livello nazionale è invece impegnato in prima linea contro la proposta dell'imprenditore sciaffusano. Contro, invece, seppure non esattamente a ranghi serrati, ci sono l'UDC, il PPD e la Lega.
È interessante approfondire la posizione dei leghisti. Nel corso degli anni più di una volta, infatti, Giuliano Bignasca si era scagliato contro i top manager e le loro retribuzioni, raffigurandoli perfino sulla prima pagina del Mattino, incatenati e dietro le sbarre. In galera, insomma, chi con la finanza aveva messo in difficoltà la Svizzera. Era questo il messaggio che partiva da via Monte Boglia.
Va fatta una premessa importante perché, come sempre, il contesto conta. Gli ultimi strali del Mattino si registravano soprattutto nel periodo del crack UBS. E va da sé che, se la guardiamo da un punto di vista oggettivo, la vicenda di Marcel Ospel con quella di Daniel Vasella, tanto per fare un parallelismo che semplifica l'idea, hanno in comune solo le cifre dei guadagni percepiti dai due manager.
Detto questo a Bignasca abbiamo chiesto comunque se non c'è contraddizione tra quelle invettive contro i capitani d'impresa e il no leghista all'iniziativa Minder.
"Ho già capito che lei vuole stimolare la mia anima di sinistra", esordisce il presidente delle Lega al telefono. "Guardi io penso questo…"
Dica.
"Punto primo: Daniel Vasella è stato veramente un cretino con questa storia dei 72 milioni. È stato un errore talmente giganteso che ho finanche pensato che sia stato indotto a farlo o lo abbia fatto apposta. Senza questa storia non dico che l'iniziativa sarebbe stata bocciata ma senza dubbio l'esito sarebbe stato più incerto".
Ma la Lega vota no.
"Noi abbiamo detto di votare no. E anch'io ho votato no. Ma devo dire che dopo il caso Vasella un po' ho cambiato idea".
Perché ha votato no?
"Ho sentito le ragioni degli uni e degli altri prima di decidere. In particolare mi avevano convinto le argomentazioni di Fulvio Pelli durante un dibattito televisivo. Premesso che come molti cittadini non sono un esperto, ma in generale a me non piace l'idea che si statalizzi troppo nel privato, che si mettano troppe regole. Penso che sia giusto in fin dei conti che decidano gli azionisti delle singole aziende come comportarsi con i loro top manager. Anche perché è difficile fare una legge che valga per tutti. Ci sono aziende che si comportano bene, sia a livello di mercato interno, che all'estero dove tengono alto il buon nome della Svizzera. E ci sono invece realtà che ne fanno di tutti i colori e, nel caso delle banche, collezionano anche multoni stratosferici in giro per il Mondo. Queste ultime vanno duramente criticate come facciamo sempre. Un altro elemento importante è che non si può pensare che un top manger che gestisce un impresa da 50 miliardi di giro d'affari abbia gli stessi incentivi di chi amministra un'azienda da 30'000 franchi. Se lo si pensa siamo fuori dal Mondo! Ma certo, quando ho fatto questi ragionamenti, la storia di Vasella non era ancora uscita e, un po', devo ammetterlo, mi ha aperto gli occhi. Oggi, forse, non voterei più come ho votato".
Una qualità che tutti le riconoscono è quello di riuscire ad essere spesso in sintonia con l’umore dell’elettorato. E di saperlo cogliere con anticipo. Cosa immagina che pensi l'elettore medio leghista, che magari ha perso il lavoro a favore di un frontaliere, quando vede che i top manager percepiscono certi bonus?
"Ma è ovvio che si incazza, che domanda è?! Anch'io mi sono arrabbiato quando ho sentito la storia di Vasella. Ma se permette il problema è un po' più complesso. In Svizzera stiamo perdendo l'unità e invece dobbiamo rimanere uniti per superare la crisi. Non è possibile che la Banca Nazione e la Confederazione scoppiano di soldi e noi facciamo fare sacrifici ai cittadini. Se quel denaro, sommato a una piccola parte di quello che la Banca centrale spende per comprare gli Euro, fosse destinato all'economia Svizzera, potremmo fare finalmente dei piani occupazionali e sociali degni di questo nome. E se li facessimo miglioreremmo la qualità di vita della gente che sarebbe meno incazzata con i top manager. Il problema di fondo è di disparità economica e sociale. Al posto che occuparci di limitare i bonus dei top manager dovremmo occuparci di alzare lo stile di vita di chi sta peggio".
Insomma, dice lei, i bonus dei top manager non incidono sulla vita delle persone.
"Ripeto: io capisco perfettamente che la gente sia incazzata nera e che certi bonus siano davvero scandalosi. Ma nel concreto, nella sua vita, nella mia, in quella dei ticinesi e degli svizzeri, che un manager guadagni 10, 20 o 50 milioni di franchi non cambia nulla. Cambierebbe invece se avessimo il coraggio di investire una parte dei tanti soldi che abbiamo per aiutare chi ha bisogno. E ho l'impressione che si fanno grandi battaglie su temi come Minder per non affrontare mai il problema centrale che è quello che le ho spiegato e che, probabilmente, dà più fastidio a certi poteri economici e a certa finanza".
AELLE