Il presidente cubano riconfermato per un secondo mandato. Intervista a Corrado Barenco: "Non è certo una democrazia compiuta all'occidentale. Ma è un altro modello democratico a cui si può credere"

L’AVANA/ BELLINZONA - L'assemblea plenaria al Parlamento cubano ha confermato ieri sera il presidente Raul Castro (82 anni) per un secondo mandato, di cinque anni, fino al 2018, al termine del quale lascerà. A sorpresa, alla riunione c'era anche il fratello Fidel (86 anni).
Raul ha preso le redini del potere nel 2006, a causa della malattia di Fidel. In questi primi cinque anni al potere, il presidente cubano ha dato spazio ad alcune riforme, in campo economico e migratorio, che hanno parzialmente liberalizzato alcuni settori della società cubana.
Della conferma del lider e della situazione cubana, più in generale, abbiamo discusso con Corrado Barenco, storico volto del giornalismo ticinese e uno dei massimi esperti di Cuba in Ticino. Barenco infatti frequenta annualmente, e da tanti anni, la Isla Grande. Le sue posizioni sono notoriamente di aperura nei confronti del Governo cubano.
Come leggere la riconferma di Raul Castro?
"È il segno della continuità. Raoul Castro ha iniziato alcune riforme fondamentali e probabilmente vuol portarle a termine. I dirigenti cubani possono ricoprire la carica per un massimo di due mandati, proprio per un provvedimento voluto da Raoul che, ha già detto, che al termine di questo secondo incarico, nel 2018, lascerà la presidenza".
Nel momento in cui però perfino la Chiesa lancia messaggi di rinnovamento con le dimissione del Papa, Cuba invece mantiene una linea ultra conservatrice. Non sarebbe stato forse il momento più opportuno per lasciare?
"Senza dubbio sarebbe stato un segnale molto forte. Ma ci sono alcuni aspetti che non vanno sottovalutati. Primo fra tutti il fatto che Raul è molto popolare. E più in generale la popolazione di Cuba è molto legata ai Castro e a quello che rappresentano. Poi non va dimenticato che il sistema è talmente diverso che è difficile leggerlo attraverso gli occhi occidentali. Inoltre nessuno si aspettava che fosse lui, che è sempre stato visto come un tecnocrate, l'uomo delle grandi riforme. Invece ha avviato nuove politiche economiche, migratorie e ha perfino spinto la stampa ad esercitare la critica nei confronti del Governo"
Ma secondo lei l'ipotesi di rinnovamento è entrata in linea di conto?
"No, alla fine no. Ripeto: i Castro sono molto presenti nella testa dei cubani. Quando vai a Cuba la gente si emoziona quando parli del Comandante Raul o di Fidel. È probabile che sarebbe stato uno strappo troppo forte, anche da un punto di vista emotivo. Ma è chiaro che adesso hanno cinque anni di tempo per dare avvio al rinnovamento".
L'assemblea cubana avrebbe avuto la possibilità di non riconfermare Raul Castro?
"Forse no. Ma è stato eletto all'unanimità, segno che neanche tra le varie sensibilità del partito, che ci sono, si è pensato di cambiare. Ma leggerla come un'imposizione non sarebbe corretto, il meccanismo è completamente diverso da quello occidentale, e dunque non è possibile fare parallelismi".
Pensa che l'opposizione avrebbe rieletto Raul Castro?
"No, ma l'opposizione a Cuba conta poco. Se avesse votato direttamente il popolo cubano lo avrebbe senz’altro rieletto".
È ipotizzabile nei prossimi anni, finita l'era dei Castro, che Cuba adotti un modello democratico simile a quello dei paesi Occidentali? Non penso solo a quelli europei o nord americani, ma pure a quello di molti governi sudamericani che pure sono chiaramente profilati a sinistra.
"A breve e medio termine no, lo escluderei. Loro hanno un sistema democratico che parte dai comitati di quartiere che eleggono l'assemblea nazionale che, a sua volta, elegge gli organi governativi. Loro pensano che sia un altro tipo di democrazia migliore rispetto a quella occidentale".
Quelli che sono d'accordo probabilmente la pensano così. E chi non è d'accordo?
"Per esprimere un giudizio con cognizione di causa bisognerebbe vivere da vicino questo processo di elezione dell'assemblea. Ma non credo proprio che la gente viene messa in prigione se vota in modo alternativo al Governo. Questa è fantapolitica. So che alcuni dissidenti moderati si sono presentati alle elezioni ma non hanno ottenuto il consenso necessario. Inoltre l'appello dei dissidenti di non andare a votare non ha avuto il minimo successo".
Si può avere qualche dubbio sul fatto che i cubani avessero piena facoltà di scelta e di sostegno ai dissidenti.
"Ovviamente ogni dubbio è legittimo, proprio perché bisognerebbe vivere dall'interno il loro processo decisionale, prima di formarsi un giudizio compiuto. Ma penso che, in linea di principio, si possa credere alla loro forma di democrazia. E credo anche che non si debba imporre un sistema democratico uguale per tutti. Del resto anche la democrazia svizzera ha delle falle criticabili".
E cosa dire dei dissidenti che finiscono in carcere?
"Non succede quasi mai. Consideri che queste persone fanno di tutto perché il sistema cubano venga distrutto, alleandosi con i movimenti anti-cubani di Miami, cioè con un Governo straniero che da cinquant'anni ha imposto un embargo economico durissimo sull'isola. Collaborare con potenze straniere per mettere in pericolo il proprio paese è un reato punibile anche dal codice pensale svizzero"
Lei è un giornalista: cosa pensa di quel che ha dovuto subire dal Governo una collega come Yoani Sánchez?
"Lei non è un giornalista ma una persona che ha aperto un blog. Un blog visibile in tutto il Mondo. Yoani Sánchez inoltre può giustamente guadagnare con le sue numerose collaborazioni con i giornali internazionali e può girare il Mondo per le sue conferenze. Non mi pare che sia sottoposta a chissà quale censura"
Allora, a questo punto, glielo chiedo chiaro: a Cuba c'è un regime o una democrazia?
"Non ho mai creduto che a Cuba ci sia un regime. D'altra parte non vi è neppure una democrazia compiuta come la intendiamo noi occidentali".
Torniamo a Raul Castro. Lei ha parlato di riforme economiche. Ci può spiegare in sintesi di cosa si tratta?
"Principalmente del fatto che molte attività possono essere esercitate liberamente. L'introduzione parziale del mercato e di un relativo sistema fiscale, insomma"
Lei quale riforma economica introdurrebbe?
"L'abolizione della doppia moneta perché crea una società a due velocità. Del tutto incoerente con un modello sociale come quello che Cuba vuole costruire per i suoi cittadini".
E da un punto di vista delle libertà individuali?
"Quel che non esiste è un'educazione ai giornalisti ad esercitare la libertà di stampa. Un punto su cui, come ho detto, anche Raoul Castro si è speso ed intende spendersi".
Un'ultima domanda: come leggere la presenza di Fidel all'assemblea generale per la rielezione del fratello. Ha voluto ribadire il suo peso politico?
"Non credo. Probabilmente Fidel ha ripreso un po' di forze e ha deciso di farsi vedere in giro. Tra l'altro ha rilasciato una lunghissima intervista, dove ha ribadito che fondamentalmente non vuole più occuparsi di politica e vuole dedicarsi unicamente alle sue riflessioni. È probabile tuttavia che su qualche problema si confronti con suo fratello. Ma il Governo è sufficiente adulto per prendere le sue decisioni".
AELLE