POLITICA E POTERE
Bignasca in lista. Caratti: "Si spostino le votazioni", Pontiggia: "Bignasca deve rimanere in lista"
Pareri opposti dei direttori de La Regione e Corriere del Ticino riguardo la candidatura di Bignasca al Municipio.

BELLINZONA - Il tema continua a tenere banco a Lugano: è giusto che Giuliano Bignasca rimanga in lista nella corsa al Municipio? La decisione del sindaco Giorgio Giudici di mantenere il nome dello scomparso leader della Lega non ha sgomberato il campo dalle polemiche. Anzi. L'avvocato Paolo Bernasconi ha deciso di ricorrere contro la decisione. Il tema corre su due binari: quello giuridico e quello politico. Ed è su questi piani che si muovono gli editoriali del condirettore del Corriere del Ticino Fabio Pontiggia e del direttore de La Regione Matteo Caratti. 

Pontiggia: "Bignasca può, anzi deve rimanere in lista"

Il primo sostiene la tesi secondo la quale è giusto mantenere Bignasca in lista. E le ragioni sono prettamente riconducibili alla legge. Per Pontiggia è necessario fare "totale astrazione dalle simpatie o dalle antipatie che ciascuno di noi nutri­va (o nutre ancora) per il fondatore della Lega e municipale in carica fino al momento dell'improvvisa dipartita. E va data facendo riferi­mento alle regole vigenti stabilite dalla Legge sull'esercizio dei diritti politici (LEDP) del 7 ottobre 1998. Regole che non possono essere sti­racchiate né piegate ad interpreta­zioni di comodo - e politicamente finalizzate - che facciano a pugni con la lettera della legge e con la logica che deve sorreggere tutta la fase preparatoria di un'elezione".

Quindi Bignasca deve rimanere in lista? Fabio Pontiggia non ha dubbi: "la risposta non può che essere affermativa: sì, il defunto presidente della Lega può - secon­do noi, anzi, deve - continuare a figurare sulla lista per l'elezione del Municipio di Lugano. Il deces­so, per il momento in cui è avvenu­to, non può comportare infatti lo stralcio del nominativo dall'elenco delle candidature ufficiali (...)" perché "la legge elettorale è suffi­cientemente chiara: dice quel che va detto e tace quel che è implicito. La LEDP disciplina con precisione (art. 109) la procedura da seguire nei casi di decessi che avvengono PRIMA della trasformazione delle proposte di candidature in liste de­finitive, mentre nulla (volutamen­te) prevede per i casi di decessi che avvengono DOPO questo termine. Ciò significa che le liste, una volta divenute definitive, restano - ap­punto - tali e quindi non possono essere cambiate, se non per le ra­gioni espressamente previste dalla legge. Fra queste, in nessun artico­lo è menzionato il decesso di un candidato DOPO la pubblicazione delle liste definitive".

"Il decesso di un candidato - scrive Pontiggia - può avvenire in qualunque momento: subito dopo la proclamazione delle liste, o dopo che i cittadini che hanno il diritto di votare per posta o in forma anticipata hanno già espresso il loro voto, o pochi giorni prima dell'apertura dei seggi, o durante i quattro giorni in cui si vota, o ancora tra la chiusura delle urne e l'accertamento dei risultati o l'assunzione della carica. È evidente che in tutti questi casi (tranne il primo) sarebbe materialmente impossibile modificare le liste elettorali e men che meno le schede di voto (per non dire i risultati ufficiosi e ufficiali), stralciando il nome del defunto. Oltre una certa data queste correzioni non possono più essere fatte. E per la legge in vigore, la data è quella della proclamazione ufficiale delle liste definitive".  

Ma il condirettore del CdT solleva un'altra questione a sostegno della sua tesi: "Si pensi al caso del voto anticipato o per posta: l'elettore che vi fa ricorso potrebbe votare il candidato ancora in vita, quello che non vi fa ricorso non potrebbe più votarlo perché stralciato dalla lista per il decesso avvenuto dopo che l'elettore che vota anticipatamente ha già espresso le sue preferenze. In queste elezioni si ha diritto di votare anticipatamente già da martedì 2 aprile: è evidente che le liste e le schede non potrebbero più essere cambiate. Se si ammettesse lo stralcio tardivo, ci troveremmo in situazioni insostenibili". 

Caratti: "Tagliare la testa al toro e spsotare l'appuntamento elettorale"

Più politica l'analisi di Caratti su La Regione: "La storia di questo cantone è piena di astuzie escogitate da questo o quel partito per raccogliere consensi (voti) sul filo di lana di una contesa elettorale. Per tante legislature, per esempio, la sinistra non ha esitato a mettere in lista candidati di punta che, sin dall’inizio, ben sapevano che per incompatibilità con la professione pubblica esercitata non avrebbero mai accettato la carica elettiva cantonale. Un domani, metti nel 2015, se tali tattiche furbate potranno continuare, potremmo persino assistere per assurdo a una ‘nuova’ candidatura. Quella di Borradori al Consiglio di Stato. Un Borradori-bis in pista per Bellinzona, mentre già starà (ri)occupando almeno la carica di municipale a Lugano: un trucchetto semplice per tirare voti ai mulini della Lega, magari in quel frangente in difficoltà nel confermare i due seggi in governo. Comunque, piccola consolazione in tali casi, almeno questi ‘furbastri’ acchiappa-voti erano/sono vivi e vegeti e alla fine esercitano un loro diritto optando o meno per la carica".

"Nel caso del Nano candidato, invece - scrive Caratti - a far discutere è il mantenimento di un defunto in lista. Un defunto eccellente, la cui presenza, o assenza, potrebbe fare la differenza. Ovvero far probabilmente guadagnare un seggio in più alla Lega: perché il presidentissimo è morto in campagna elettorale, nell’imminenza del voto e perché con la sua dipartita terrena si è trasformato in una specie di moderno santo laico".

Caratti si chiede: "A tutti è facilmente comprensibile che la presenza di un defunto in lista faccia a pugni con la semplice logica. Come si fa, in effetti, a eleggere un morto? E quindi, avendo la possibilità di formulare altre proposte (c’è il tempo, non mancano i candidati alternativi, le schede non sono ancora state stampate), quel nome andrebbe stralciato dalla lista e sostituito. Ma la legge, a liste depositate, purtroppo non contempla questa ipotesi e concederla potrebbe far scattare qualche ulteriore ricorso".

Per il direttore de La Regione la legge "deve garantire a ciascun partito la possibilità di partecipare ad una contesa elettorale ad armi pari. Se è vero che un partito ritrovatosi con un candidato in meno, perché morto, subisce un danno dallo stralcio già che può ricevere meno voti preferenziali, è altrettanto vero che, se può sostituirlo, perché oggettivamente è ancora in tempo per farlo, lo deve poter fare". Ed ecco la proposta del direttore del giornale bellinzonese: "Visto che ci stiamo avviando verso una possibile lunga e intricata battaglia giudiziaria, perché la logica direbbe una cosa, mentre la legge è silente, introducendo un elemento di notevole incertezza nella campagna elettorale, riteniamo sia importante valutare anche la possibilità di tagliare la testa al toro e spostare l’appuntamento elettorale di qualche mese".

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