Intervista al candidato socialista al Municipio che non è stato eletto nemmeno in Consiglio comunale. "Se mi offrissero la presidenza della sezione? Accetterei solo se ci fosse un ampio consenso su di me"

di Marco Bazzi
LUGANO – Sergio Roic, lei era candidato al Municipio di Lugano per il Partito socialista ma non è stato eletto nemmeno in Consiglio comunale. Come ci si sente il giorno dopo?
“La prima reazione è stata un’evidente delusione. Mi sono messo in gioco, ho fatto due mesi di fuoco, molto impegnativi… e poi… Ci si sente veramente un po’ svuotati, ma tra ieri e oggi ho avuto un buon feeling con persone che mi hanno detto che ho fatto bene, anche la campagna elettorale, e allora mi sono un po’ rianimato”.
Pensa che nel suo partito qualcuno le abbia giocato contro?
“Non so se qualcuno mi ha giocato contro. Spero di no. Ma ci sono nel PS, come da tradizione, dei candidati che vengono ‘portati’ dal partito e io non sono di sicuro tra questi. Senz’altro ho fatto un cattivo risultato su una delle due colline luganesi, la bassa Valcolla, ma credo sia dovuto anche al fatto che là sono meno conosciuto, mentre nella parte urbana è andata abbastanza bene”.
Quando pesa avere un cognome che finisce in “ic”?
“Bisognerebbe capire quanto pesa a Lugano. Ma credo sia un discorso più generale: l’anno scorso si dibatteva se dedicare o no una via a Eugenio Montale, anche se non finisce in ‘ic’, è stato un Nobel per la letteratura e ha avuto a che fare con il Ticino. Non voglio nemmeno pensare che nel PS pesino questi pregiudizi. Ma sono in Svizzera da quarant’anni esatti e so che il tema esiste. Dovrebbe forse essere meno presente nella sinistra. Spero sia così, anzi, ne sono convinto”.
Si mormora di lei come possibile futuro presidente della sezione luganese del PS. Se le offrissero la carica l’accetterebbe?
“Sinceramente dopo i risultati di ieri pensavo di uscire dalla politica ma poi, come detto, ho parlato con persone che mi hanno ridato carica e fiducia e ho iniziato a riflettere sul valore politico della mia campagna: le persone con cui ho parlato l’hanno definita coraggiosa. Quindi, se ci fosse in un prossimo futuro un ampio consenso attorno al mio nome e al mio modo di fare politica potrei anche accettare. Perché no?”.
Lei è simpatizzante di Bel Ticino, il movimento che ha denunciato il degrado dei metodi politici, in particolare di quelli leghisti. Che rapporto ha oggi con quel gruppo?
“Rimango un simpatizzante. Credo che gli argomenti portati in generale da Bel Ticino siano e restino validi. Penso al tema della correttezza del dibattito politico, che può essere aspro ma non deve scadere negli attacchi personali e nel dileggio. Soprattutto adesso di fronte a orizzonti di profonda crisi serve un’azione politica basata sulla serietà. Meno polarizzazione e più lavoro comune sui temi concreti. Più azione diretta, insomma”.
Cioè?
“Ma, per esempio ho apprezzato la vostra iniziativa ‘Giù le mani dal lavoro’: è un esempio di azione diretta che punta su problemi concreti e apre un dibattito. Profiliamoci su queste cose dicendo cosa pensiamo”.
E con la Lega che rapporto ha?
“È chiaro che Bel Ticino si è posizionato contro i metodi leghisti, in particolare del Mattino, ma io dico che se la Lega dopo la vittoria di ieri a Lugano si trasformasse in un partito regionalista, un po’ più serio, ed evitasse gli attacchi personali ne guadagnerebbero l’intero clima politico e la Lega stessa. Vedremo come Marco Borradori saprà posizionare il suo patito rispetto alla linea di un Lorenzo Quadri che invece sembra voler continuare sulla consueta linea del Mattino”.
Ma oggi a Lugano quanto può incidere il PS, dopo una performance elettorale non certo brillante?
“Guardi, si sta proprio pensando a un ‘progetto per Lugano’, un’idea che è venuta ad alcune persone della dirigenza del PS cittadino, ancora allo stato embrionale, ma che tende a una maggiore apertura del Partito ai cittadini, un po’ sul modello di quello che ha fatto Mario Branda a Bellinzona. Vogliamo monitorare quello che farà la Lega dopo la vittoria e promuovere alcuni temi cari ai socialisti, come l’alloggio a pigione moderata, in modo che il centro città non sia una cattedrale nel deserto. Intendiamo batterci per l’ecologia, visto che l’inquinamento a Lugano è un problema abbastanza grave, e schierarci per garantire una interazione positiva delle periferie con la città. Da questo punto di vista credo che l’elezione in Consiglio comunale e in Municipio di alcune persone che provengono dalle due colline, come Cristina Zanini Barzaghi, sia un segnale importante”.