Il minisrto socialista commenta l'elezione del Presidente della Repubblica italiana e la crisi dei Democratici che ha portato alle dimissioni del segretario Pier Luigi Bersani

BELLINZONA - È un Manuele Bertoli, appassionatamente sopra le righe, quello che commenta le votazioni per l'elezione del presidente della Repubblica che hanno tenuto banco in questi giorni in Italia. Votazioni, risoltasi ieri con la rielezione di Giorgio Napolitano, che ha portato a una crisi drammatica del Partito Democratico e alle dimissioni del segretario Pier Luigi Bersani e della presidente Rosy Bindi.
Il ministro Bertoli, da sempre attento osservatore della politica italiana, e promotore di numerosi contatti e incontri tra il PS ticinese e il Partito Democratico, si scaglia contro i franchi tiratori del PD che hanno affossato prima la candidatura di Franco Marini e poi, soprattutto, quella del fondatore Romano Prodi. Il Consigliere di Stato socialista l'ha scritto sul suo blog www.manuelebertoli.ch.
"La vicenda dell’elezione del presidente della Repubblica italiana ha appassionato molte persone anche da noi e lasciato aperti una serie di interrogativi", premette Bertoli.
"Personalmente - argomenta il ministro - non ho capito la candidatura Marini presentata il 18 aprile tra molte critiche aperte nel PD. Con quel clima era abbastanza chiaro che Marini non ce l’avrebbe fatta, anche se di principio, nell’ottica di ottenere i 2/3 dei voti dei grandi elettori in uno dei primi tre turni, era abbastanza logico proporre un candidato che andasse bene almeno alle prime due forze politiche rappresentate in Parlamento (PD e Pdl). Poi il 19 aprile è arrivata la candidatura Prodi, approvata all’unanimità dal PD e silurata nel silenzio dell’urna da almeno 100 grandi elettori di questo partito".
Quindi l'attacco, durissimo: "Quel che hanno fatto questi 100 imbecilli è gravissimo. In nome di un obiettivo comunque irrealizzabile, a meno che l’obiettivo fosse la messa in crisi profonda del PD, essi hanno consegnato l’Italia nelle mani della destra per i prossimi anni. Non c’è dubbio che con questo stato di cose e di fronte alla probabile ipotesi di nuove elezioni questo è quel che accadrà, perché il PD alla prima prova seria non ha saputo essere conseguente. Come si potrà chiedere la fiducia per governare se non si riesce nemmeno a votare uniti un presidente della Repubblica? Lo dico indipendentemente dalle simpatie o antipatie per Prodi, Rodotà o altri degnissimi candidati possibili: i 100 imbecilli si sono presi una responsabilità enorme che la storia mostrerà in tutta la sua drammatica evidenza".
Beltraminelli: "Solo in Italia un 88enne Presidente..."
E anche il Presidente del Consiglio di Stato Paolo Beltraminelli ha commentato l'elezione del presidente della Repubblica italiano: "Sono il primo a favorire una vecchiaia attiva e uno dei miei punti fermi in cui credo molto è il considerare l'anziano come una risorsa, ma essere eletto presidente a 88 anni oggi capita solo in Italia, non per nulla la nazione con il minor tasso di natalità!". Siamo sull'orlo del baratro...attenti a non fare un passo avanti!