Il professore ticinese dell'università di San Gallo "demolisce" l'inno nazionale e la decisione del Gran Consiglio

BELLINZONA - Da quando il Gran Consiglio, accogliendo una mozione dell'UDC, ha deciso di introdurre l'insegnamento (e il canto) obbligatorio del Salmo svizzero, si è scatenato un pandemonio di discussioni, polemiche, riflessioni.
Il tema, in effetti, è di quelli che naturalmente scaldano gli animi, rinfocolando antiche passioni. Perché si parla di indennità, di patriottismo, di integrazione, di educazione civica, di scuola. Insomma un cocktail di argomenti che da che mondo è mondo suscita confronti e divisioni.
E allora tutti a dire perché sì o perché no. Perché è giusto o perché sbagliato. Un dibattito ampio, da società civile, che naturalmente sconfina ben oltre il Parlamento e i suoi rappresentanti.
Un esempio è l'articolo pubblicato questa mattina dal Caffè. Il titolo è già un programma "Mandiamo in soffitta l'inno nazionale". Lo ha scritto Renato Martinoni, professore ticinese all'Università di San Gallo.
Vista la delicatezza del tema, riproponiamo di seguito integralmente l'articolo apparso sul domenicale, riassunto in capitoli.
"La globalizzazione, i localismi e Mc Donald"
"Il mondo si globalizza e le sovranità nazionali sembrano sbriciolarsi come castelli di sabbia. Però succede anche il contrario, con tendenze localistiche che crescono come i funghi in ogni angolo della Terra. È giusto ribellarsi alle omogeneizzazioni del mondo (anche se molti poi lo fanno mangiando da Mc Donald). Ed è anche legittimo salvare dalle grinfie della mondializzazione i "caratteri" etnici. La cultura, si sa, è un bene comune che ognuno eredita dal passato, che si trasforma nel presente e che poi viene lasciata in eredità".
"La polenta, il cuscus e i valori"
Purtroppo però sempre più spesso la cultura, cioè i beni materiali e immateriali in cui viviamo, diventa oggetto di strumentalizzazione. Così un temo il cantone Ticino era soltanto boccalini e zoccolate. E c'è chi dice oggi che occorre tornare a vivere di polenta, cacciando gli spaghetti dei rioni di Napoli (e il cuscus nei deserti del Maghreb). Che bisogna riappropriarsi degli antichi valori. Proprio nel nome di questo principio il nostro Parlamento ha deciso a maggioranza di rendere obbligatorio l'inno nelle scuole elementari e medie. Perché, si è detto, è simbolo di coesione e di attaccamento alla nazione. E in tempi di disinteresse dilagante è bene cercare qualche collante che tenga uniti i cittadini".
"L'alpeggiaro e il cingalese"
"Me li ricordo quei versi patriottici scritti in una lingua di altri tempi. Rammento che a scuola cantavo: "Quando l'alpeggiaro s'è già" e poi aggiungevo: "tatteggia". Ma non capivo: : se "l'alpeggiaro" doveva essere "l'alpigiano", che mai voleva dire "tatteggia"? Chi l'ha voluto rendere obbligatorio a scuola il salmo svizzero ha parlato di identità, storia, valori, integrazione (sarà commovente ascoltare il cingalese cantare: "Quando l'alpe già rosseggia, a pregare allor t'atteggia"). E l'impressione è che si sia votato sì sull'inno, ma forse anche sul suo carattere religioso (il salmo, non dimentichiamolo, è una preghiera a Dio)".
"Meglio la costituzione a un inno che sa di muffa"
"Perciò i clericali avranno detto sì e agli anticlericali no. E chissà che ai socialisti, che hanno votato contro, possa essere dispiaciuto che il salmo svizzero, invece del "sol dell'avvenire", esalta il "sol della verità". Dietro la discussione c'è comunque un principio importante: quello dell'educazione alla cittadinanza. Speriamo che i docenti, prima di insegnare il salmo ai pargoli delle elementari, tolgano un po' di ruggine all'oscurità delle sue parole. Per le scuole medie andrebbe suggerita in alternativa la lettura di qualche passo della costituzione svizzera. Sembra un ammasso polveroso di leggi e prescrizioni. ma basta guardarci dentro per capire che la vera educazione sta lì dentro. Non nell'inno nazionale, che sa di foglia di fico e puzza di muffa e di soffitta".