POLITICA E POTERE
Insegnamento dell'Islam a scuola: scatta l'interrogazione leghista
Il deputato Michele Guerra, in riferimento alle dichiarazioni dell'imam di Lugano, chiede al Governo se ha già ricevuto richieste formali per l'insegnamento di altre religioni

BELLINZONA - L'intervista rilasciata al Corriere del Ticino dall'imam di Lugano Sami Jelassi sta facendo montare la polemica per alcune dichiarazioni. E puntuale ecco arrivare l'interrogazione al Consiglio di Stato. Nel caso specifico è il deputato della Lega Michele Guerra che chiede lumi al Governo. 

Il giovane gran consigliere in particolare prende spunto da alcuni passaggi dell'intervista. "Un Imam ticinese - scrive Michele Guerra - intervistato dal Corriere del Ticino, ha affermato che "l’Islam oggi è una realtà in Europa, e per questo va insegnato nella scuola pubblica per prevenire atti vandalici o, peggio, terroristici". Una proposta sconcertante a mio parere".

Sempre riferendosi alle dichiarazioni di Jelassi, Guerra fa notare che "innanzitutto va ricordato che l'Islam rappresenta soltanto una minoranza, peraltro recente, per il Ticino. Dovuta all'immigrazione. Ed in secondo luogo, non è certo trattando l'Islam a scuola che si combattono atti vandalici e terrorismo. (...) La scuola, deve sì educare alla democrazia ed alla convivenza, ma soprattutto deve educare ad una visione radicata nella realtà del Paese".

"A fronte di ciò, visto che l'Islam è una minoranza come molte altre presenti in Ticino, non si vede perché mai essa potrebbe venir insegnata nelle nostre scuole. Le minoranze religiose in Ticino sono moltissime ed in costante aumento, dai buddisti agli induisti, dagli ebrei ai gruppi scismatici, fino a scientology. Il Repertorio delle Religioni per il Ticino, del 2007, ne cita almeno 15. E tutte hanno in comune due punti, l'essere delle minoranze e soprattutto il non essere “radicate nella realtà del Paese” sostiene il deputato leghista.

Visto quanto premesso, Guerra chiede al Governo, in riferimento alle parole di Samir Jelassi, come reputa il Governo queste proposte, se ha già avuto più richieste formali di questo tipo, se a fronte dell'alto numero di religioni minoritarie slegate dalle tradizioni locali, ed a fronte di un'eventuale equità di trattamento nei confronti delle stesse, non reputa il Governo che voler introdurre la trattazione di queste a scuola sia una richiesta impossibile da accogliere, e infine se il termine ripreso sopra “radicata nella realtà del Paese” non rappresenta a detta del Governo unicamente gli elementi locali e radicati quali le tradizioni. 

In attesa delle risposte del Consiglio di Stato, una prima risposta la potete trovare nell'intervista che liberatv ha fatto al direttore del DECS Manuele Bertoli. 

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