L'analisi del docente dell'Università di Ginevra alla vigilia del voto sulla revisione della legge sull'asilo e dopo le feroci polemiche scatenate dal manifesto dei Giovani UDC

di Marco Bazzi
GINEVRA – Quei manifesti sugli asilanti fanno schifo. Richiamano la propaganda nazista. Sono vergognosi, agghiaccianti. La campagna dei giovani UDC a sostegno della revisione della legge sull’asilo in votazione il prossimo fine settimana ha fatto discutere in tutta la Svizzera. In particolare ha suscitato sdegno il manifesto con un uomo di colore e una donna in burka che cavalcano Mamma Elvezia e un contadino svizzero. Quelli citati all’inizio sono solo alcuni commenti, e nemmeno tra i più duri, espressi dal mondo politico in Ticino.
Abbiamo chiesto una "lettura" al sociologo Sandro Cataccin, docente all’Università di Ginevra, alla vigilia della votazione popolare.
Professore, lei ritiene che nel nostro Paese ci sia il rischio di un aumento di manifestazioni xenofobe?
“Penso che manifesti del genere comportino un pericolo reale – dice il sociologo -: quello di creare maggiori incomprensioni e conflitti a livello sociale. Ma questo fa parte della politica. Ed è la politica dell’UDC”.
Condivide chi ha paragonato quel manifesto alla propaganda nazista?
“No. Il termine nazista ha una storia ben precisa e non la rivangherei. Parlerei di forme di nazionalismo e di xenofobia che si muovono comunque su un terreno assolutamente democratico. Non c’è a mio avviso in Svizzera un potenziale di persone che vorrebbero uno stato autoritario, un regime, insomma. C’è forse un 5% di popolazione che, forse, non sarebbe contraria di principio, ma nemmeno questa fascia, ripeto, molto ridotta di persone vuole veramente uno stato autoritario. Uno stato forte, fascista, per intenderci. Si tratta comunque di persone che vivono al di fuori della politica. Parlerei di situazioni marginali”.
Quindi come definirebbe il manifesto dei giovani UDC?
“Ma, guardi, secondo me è perfettamente in linea con la storia della xenofobia svizzera, che inizia con questo tipo di campagne negli anni Settanta. Sono campagne estremamente violente ma comunque inserite in un contesto democratico”.
È un caso che il manifesto “incriminato” porti la firma del movimento giovanile?
“Direi che questo è un aspetto rilevante. Bisogna considerare che c’è una relativa libertà di cui godono i movimenti giovanili nei rispettivi partiti, ed è risaputo che i giovani sono molto più radicali in certe loro posizioni. Accade anche a sinistra, nel Partito socialista, per esempio. Forse ci vorrebbe un maggiore controllo da parte della dirigenza dei partiti per evitare certe ‘derive’. Ma è comunque difficile capire se i giovani vengano o no manipolati dagli adulti. È chiaro che molti elettori votano l’UDC anche perché lancia campagne molto violente sulla questione degli stranieri, come quella di cui si è parlato in queste settimane”.
Insomma, professore, lei non teme che in Svizzera vi sia una “deriva” xenofoba o nazionalista come nella Carinzia durante gli anni in cui fu governatore Jörg Haider?
“Da quarant’anni l’UDC attacca gli stranieri, e se c’è una deriva c’è da almeno quarant’anni. Questa campagna rientra nell’ambivalenza dell’UDC, che vuole essere al tempo stesso partito di Governo e di opposizione dura e intransigente. È il tipo di politica incarnata da Blocher, e più recentemente da Oskar Freisinger. Bisogna capire se l’UDC vuole ancora giocare su questa ambivalenza. In questo momento il salto di qualità del partito sta nell’essere più presente nei cantoni importanti e riottenere due ministri in Consiglio federale. L’UDC ha quindi bisogno di voti dal centro destra governativo. E a mio avviso non potrà più permettersi di giocare troppo spesso su questo tipo di campagne”.
In Ticino ha suscitato un vespaio la recente campagna per le Comunali di Lugano, con lo slogan “siamo rimasti in mutande”, per non dire dell’operazione Bala i Ratt…
“L’UDC ticinese ha un altro problema: quello di trovare uno spazio che oggi è saldamente occupato dalla Lega. Se c’è un'altra destra in Governo è comprensibile che l’UDC faccia delle campagne per smarcarsi dalla Lega, anche andando oltre lo stile leghista”.
Insomma, questa è l’UCD e bisogna prenderla così, dice lei.
“Esatto, e aggiungo che se l’UDC dovesse adottare una linea unicamente governativa, rinunciando alla sua ambivalenza, vedo davvero il rischio della nascita di un movimento xenofobo forte e autonomo. Negli anni scorsi l’UDC ha per così dire risucchiato alcuni movimenti e frange politiche piuttosto estreme, legate alla vecchia Azione Nazionale. Oggi queste frange operano all’interno di un partito che le raggruppa e non è dichiaratamente xenofobo, anche se mette in primo piano una linea molto critica nei confronti degli stranieri e anti europeista”.
Ma lei non pensa che la Svizzera sia troppo “generosa” verso gli stranieri e che questo inneschi fenomeni xenofobi?
“Nel campo dell’asilo c’è stato un aggravio delle condizioni di vita dei rifugiati, al punto che il Governo rischia oggi di essere richiamato al rispetto degli standard internazionali. La ministra Sommaruga sta cercando un equilibrio tra chi chiede inasprimenti e chi si batte per una politica di maggiore apertura. La domanda è: gli stranieri sono trattati troppo bene in Svizzera? Nell’insieme direi di no, e non parlo qui solo della politica d’asilo. Anche perché c’è un contributo nettamente positivo dell’immigrazione. Certo, ci sono anche gli abusi, per esempio nell’assicurazione invalidità, che sono tanti ma non sono attribuibili soltanto a stranieri. In conclusione, dire che no, non si può parlare di una Svizzera troppo generosa”.