Vi sveliamo il verbale che ricostruisce quella caldissima riunione di fine maggio tra la Commissione d'inchiesta sulla Logistica e i vertici del Parlamento

di Andrea Leoni
BELLINZONA - È il tardo pomeriggio del 27 maggio. La Commissione d'inchiesta sulla Logistica è in piena crisi politica. È scoppiato il caso Pronzini: il funzionario della Logistica è finito al centro di un'inchiesta penale, il Consiglio di Stato ha avviato le pratiche per il suo licenziamento, e nel frattempo si è saputo che la Commissione non l'ha ancora interrogato neanche una volta. A causa di questi fatti la Lega ha formalmente chiesto l'avvicendamento alla guida della Commissione. Secondo i leghisti Carlo Luigi Caimi non deve più essere il presidente.
In questo contesto, in una sala di palazzo delle Orsoline, si ritrovano faccia a faccia i membri della Commissione e quelli dell'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. L'incontro è stato convocato proprio per discutere della richiesta della Lega e, più in generale, delle forti tensioni all'interno della Commissione. Nel frattempo, proprio quel pomeriggio, si diffonde la notizia che Sergio Savoia è stato segnalato al Ministero Pubblico. La segnalazione è stata fatta il 17 giugno, su carta intestata presidenziale della Commissione e in qualità di presidente da Carlo Luigi Caimi. Ma questo lo sapremo solo un mese più tardi, il 21 giungo, quando la notizia diventa di dominio pubblico.
Ed è quest'ultimo punto che tratteremo principalmente. Perché questo è uno dei tasselli che mancava alla ricostruzione della vicenda sulla segnalazione in Procura di Savoia. Cosa disse Carlo Luigi Caimi, durante quella riunione, a chi gli chiedeva conto della faccenda?
È un dato importante, proprio perché quando si svolse quella seduta, era ignoto l'autore. A questo proposito Marco Chiesa, nel frattempo dimessosi dalla Commissione quando la notizia che era stato Caimi è diventata pubblica, ha dichiarato: "La sensazione di tutti, compreso il presidente Del Bufalo, al termine di quell'incontro fu che non fosse partita da lui….". E quell'incontro è quello di cui vi stiamo raccontando.
Per ottenere una risposta certa alla domanda posta poc'anzi si è dovuto attendere che fosse redatto il verbale della seduta e che lo stesso fosse distribuito agli interessati, cosa che è accaduta la scorsa settimana. Liberatv.ch ha potuto leggere il documento ed è in grado di svelare le parole esatte pronunciate da Caimi.
Prima però vale la pena tracciare i contorni di quella riunione, senza entrare nei particolari, non citando direttamente le carte poiché, secondo la sensibilità di chi scrive, irrilevanti ai sensi di quanto già emerso oltre che, almeno in parte, potenzialmente superato dagli eventi. In questo senso vale la pena sottolineare come i deputati della Commissione d'inchiesta si siano espressi davanti all'Ufficio presidenziale, svincolati dal segreto d'ufficio. Hanno dunque parlato liberamente dell’indagine, anche citando circostanze precise.
Restando sulle generali, dal racconto dei Commissari registrato dal verbale, emergono alcune difficoltà riscontrate durante i lavori commissionali. Difficoltà in parte legate al metodo di lavoro impostato dal presidente, in parte alla difficoltà della materia, in parte ai limiti di deputati di milizia che non hanno tempo a sufficienza da investire per far fronte a una tale mole di lavoro e di tenere il passo del presidente che, a quanto si apprende, ci investe almeno il doppio delle ore degli altri. Un altro aspetto che emerge è la volontà di chiudere in tempi brevi l'inchiesta e consegnare il rapporto definitivo. Nella corso di quella discussione si è tornati anche sulla precedente crisi vissuta in seno alla Commissione, nel corso del mese di ottobre e sempre per divergenze sull'impostazione del lavoro. Si è discusso anche di quando, come e perché, si è parlato di Pronzini nei mesi di lavoro precedenti. Ma non è tutto negativo. Alcuni Commissari hanno sottlineato anche gli aspetti positivi, i risultati raggiunti, durante il lungo lavoro cominciato nel febbraio del 2012. Vi sono anche elogi per Caimi e il suo operato. Una Commissione che ha vissuto di alti e bassi, insomma, par di capire.
Veniamo al punto chiave. E qui citeremo direttamente il verbale, per forza di cose. Sergio Savoia chiede più volte nel corso della riunione se qualcuno all'interno della Commissione parlamentare d'inchiesta ha fatto la segnalazione contro di lui al Ministero Pubblico. Inizio della citazione da verbale:
"Caimi: la Commissione non ha segnalato.
Pagani: un procedimento potrebbe essere aperto d’ufficio, visto il reato.
Caimi: continua a ribadire a tutti che questo discorso è un discorso d’ufficio.
Kandemir Bordoli: quindi nessuno della Commissione ha proceduto a una segnalazione?
Caimi: la Commissione non ha segnalato".
Queste dunque le parole esatte pronunciate da Caimi durante quella riunione. Nelle settimane successive si è discusso molto di quanto detto dal Presidente della Commissione davanti all’Ufficio presidenziale. Ha negato? Ha sottaciuto? È stato corretto o scorretto? Noi ci limitiamo ai fatti, spetta alle forze politiche, e ai lettori, giudicare l'atteggiamento tenuto dai Caimi. Considerato che fino a questo punto della storia della segnalazione sarebbe stato al corrente soltanto lui. E da quel che se ne sa i Commissari sarebbero stati informati soltanto successivamente.
Ma torniamo a quelle ore del 27 maggio. Sergio Savoia abbandona la seduta dell'Ufficio presidenziale. I Commissari rimasti ritengono sconveniente un cambio di presidenza. È impossibile farlo, a questo punto del lavoro, dicono. Troppo complesso ripartire con un nuovo capitano e rispettare i tempi di chiusura dell'inchiesta. Il termine dei lavori è fine settembre, dice a questo proposito Caimi.
Alcuni esprimono rammarico, altri comprensione, altri tacciono, per la decisione di Savoia di abbandonare la Commissione poiché, come aveva promesso, non sarebbe rimasto con Caimi presidente. Ma ormai il dado è tratto.