IL COMMENTO - "Di fronte alle emergenze criminali con cui siamo confrontati sarebbe stato molto meglio istituire una polizia unica, convogliando tutte le risorse in un solo corpo"

di Marco Bazzi
Per favore, sulla Polizia e sulla sicurezza, almeno su questo, non mettiamoci di mezzo tattiche di partito e interessi di bottega. Facciamo un discorso sereno, serio e concludente. Nell’interesse di tutti: dei poliziotti e dei cittadini. Sono temi troppo importanti per finire nel lavatoio della politichetta, dove prevalgono individualismi e battaglie di potere, e spesso anche strategie elettorali.
Il progetto della “regionalizzazione” delle polizie comunali non mi ha mai convinto. E su questo concordo con il deputato Giorgio Galusero, che intende rilanciare l’idea che sostenne già due anni fa.
Di fronte alle emergenze criminali con cui siamo confrontati, come le altre regioni d’Europa, sarebbe stato molto meglio istituire una polizia unica, convogliando tutte le risorse – umane, di mezzi, e finanziarie – in un solo corpo.
La lobby dei Comuni
Ma la lobby dei comuni l’ha avuta vinta: ognuno ha voluto la sua polizia “regionale”. I comuni vogliono poter nominare i loro comandanti, gestire i propri agenti.
Sarebbe nata una polizia con le “contro palle”, se la politica avesse avuto un po’ più di coraggio, dotata di oltre mille uomini. E oggi non saremmo qui a battibeccare sul potenziamento proposto dal ministro Norman Gobbi. Che ha perfettamente ragione: la Polizia cantonale non ha risorse sufficienti. Basta parlare con gli agenti per capirlo. Non c’è bisogno di studi. Gli effetti del nuovo codice di procedura penale sono stati devastanti, e costringono molti agenti a dedicare ore di lavoro alla burocrazia legale.
La politica deve concentrare le risorse dove servono
Bisogna smettere di sostenere che, in nome dell’austerity, i dipartimenti devono effettuare tagli lineari secondo il concetto dell’equità dei sacrifici: ci sono dipartimenti e servizi che hanno bisogno di maggiori risorse, altri che possono cederne, eliminando margini di sprechi e uffici inutili.
La politica deve avere il coraggio, oggi più che mai, di concentrare le risorse umane e finanziarie dove servono (in particolare nella scuola, nella polizia e nella giustizia), e smetterla di ragionare con il bilancino del farmacista. E il pareggio del bilancio non deve diventare un tabù. In politica i tabù sono come le tagliole: ti tagliano le gambe se ci caschi dentro.
Turni massacranti senza recuperi
In gendarmeria gli agenti fanno turni massacranti. “Regalano” ore e ore di lavoro allo Stato, con una disparità di trattamento che grida vendetta al cielo: i poliziotti non timbrano, sanno quando iniziano i turni ma non quando finiscono, lavorano sabato, domenica, durante le feste comandate, non recuperano le ore straordinarie – e spesso si sentono anche insultare e minacciare da chi non gradisce la loro presenza -, mentre i funzionari dell’Amministrazione cantonale – a parte qualche encomiabile dirigente – godono di un trattamento ben diverso.
Solo gli ufficiali – magari non tutti, ma alcuni sì - si annotano le ore di recupero e – come è successo - le fanno valere a fine carriera. Parliamo di qualche migliaia, non di cento o duecento ore. È sacrosanto recuperare ragionevolmente le ore straordinarie, ma il discorso deve valere per tutti: ufficiali, commissari, agenti semplici.
La “giudiziaria”, in particolare i commissariati, si limita da tempo a gestire gli eventi ma non ha le risorse per fare inchieste autonome, per avviare indagini su fatti che sono sotto gli occhi di tutti.
Ha detto bene, ieri, il commissario capo di Locarno, Michele Sussugan, in qualità di presidente della Federazione dei funzionari di polizia: “Oggi molti servizi di Polizia sono occupati unicamente con le urgenze senza trovare spazio e tempo per un corretto controllo del territorio e l’approfondimento di situazioni perlomeno particolari: la continua creazione di ditte che falliscono poco dopo, ma non prima di aver stilato contratti, affittato auto in leasing e così di seguito; molti signor nessuno che sebbene non abbiano attività lucrativa conosciuta vivono sul nostro territorio con un tenore di vita quantomeno curioso; senza dimenticare la moltitudine di abusi relativi ai tanti aiuti, rendite, permessi…".
Smettiamola di pensare che la delinquenza sia un fenomeno limitato a ladri, rapinatori e buzzurri che menano le mani o estraggono il coltello per un nonnulla. C’è tutto un universo molto più complesso e meno visibile che ci sfugge. E mette a rischio non solo le nostre case, la nostra incolumità e i nostri averi, ma l’intero sistema sociale.
Agenti pagati come segretarie
Poi c’è la questione dei salari: gli agenti “semplici” guadagnano più o meno quando una segretaria amministrativa. E non va bene. Un commissario capo prende meno di un “comandante” di una Comunale che ha sotto di sé un pugno di uomini. Ma la responsabilità – di condurre un’inchiesta delicata, o di decidere se estrarre la pistola -, non vale nulla?
Per non parlare dei salari nettamente superiori che girano alla Polizia federale. Si sa che i posti federali sono meglio retribuiti, ma un ragionamento va fatto anche su questo. Non si può sempre dar tutto per scontato e pensare che chi ha scelto di fare il poliziotto debba digerire ogni iniquità in virtù dello spirito “missionario” che la professione comporta.
Oggi l’organizzazione della Cantonale funziona (anche se alcune cose vanno ancora migliorate, in particolare i rapporti di "informazione" tra commissariati, Territoriale e Mobile), attorno al nuovo comandante, Matteo Cocchi, si è creato entusiasmo e rispetto. Le polemiche e i malandazzi passati sembrano completamente superati. La politica ha un ruolo delicatissimo in questo momento: deve dare risposte convincenti e concrete. Forse è proprio il momento per fare quel salto coraggioso verso la polizia unica. Ma subito, non fra cinque o sei anni.