Il professore dell'USI ed ex decano della facoltà di economia difende il ministro Bertoli su un eventuale aumento delle tasse: "Ha detto ciò che molte persone preparate pensano"

LUGANO - "Io sto con Bertoli". Il professore di economia dell'USI ed ex decano della facoltà Mauro Baranzini interviene dalle colonne de La Regione nel dibattito lanciato dal consigliere di Stato Manuele Bertoli che in settimana si è smarcato dai colleghi di governo riguardo le soluzioni per far fronte al deficit delle finanze cantonali.
"Appena finiti gli esami all’Usi a Lugano sono venuto, come al solito e per un mese e mezzo, a sudare nelle biblioteche ed archivi di Cambridge. Mi si è anche chiesto di intervenire ad un convegno dedicato alla situazione difficile della zona euro e alle conseguenze delle politiche di austerità. Il mio intervento era intitolato “L’austerità paga, ma solo nel lungo periodo, in un sistema federale, accompagnato da grande rigore e dallo strumento del referendum”, ovviamente riferendomi alla Svizzera. Con un bel power-point di 50 slides, preparato assieme alla dott.ssa Amalia Mirante, ho spiegato che la Svizzera in questi ultimi decenni, grazie alla democrazia diretta, al federalismo, a un forte rigore delle finanze pubbliche e all’operosità di tutti gli attori economici, si trova in prima posizione al mondo" scrive il professore.
Baranzini spiega che la situazione favorevole della Svizzera in un contesto di crisi economica come quello attuale è dovuto a fattori come un "deficit e debito pubblico contenutissimi, tassi di interesse, di disoccupazione e d’inflazione bassi, un forte attivo della bilancia commerciale e delle partite correnti, competitività, il suo sistema formativo accademico e professionale, il sistema sanitario (caro sì, ma a una velocità e il migliore al mondo) e per la sua bassa pressione fiscale (30% del Pil, Iva all’8%, e pressione fiscale diretta bassa e molto progressiva). Certo, non sono tutte rose, e vi è spazio per fare ancora meglio; ma l’Economist recentemente ha detto che il miglior Paese per venire al mondo adesso è la nostra Nazione".
Guardando alla nostra regione, l'ex decano della facoltà di economia dell'USI scrive: "Il nostro Cantone e la Nuova Lugano si trovano adesso in acque finanziare preoccupanti. Il sindaco Borradori afferma che la situazione finanziaria di Lugano è ‘molto difficile’ (deve trovare decine di milioni all’anno); e il Cantone va verso un deficit di 200-250 e più milioni all’anno. Vogliamo diventare la Grecia della Svizzera? Vogliamo che venga aumentato in modo sconsiderato il debito pubblico come nei Paesi a noi vicini? Io di certo no, anche se due anni fa ero stato sbeffeggiato dal Nano Bignasca a proposito. Non voglio che i nostri figli, e i figli dei nostri figli, debbano pagare i debiti da noi contratti; dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Allora vogliamo che il nostro Paese resti in cima alla classifica di cui ho detto sopra, o che scenda per la china dei Paesi che adesso hanno la disoccupazione giovanile oltre il 20% (è un eufemismo)?".
Quindi quali le soluzioni? Baranzini non ci gira intorno e difende Manuele Bertoli: "È per questo che occorre sì tagliare là dove occorre tagliare nella spesa pubblica, mettendo mano ad automatismi che l’hanno continuamente dilatata. Ma questa strada è tutta in salita, e fino adesso non si è cavato niente dal buco. E poi certi tagli saranno fatti, purtroppo, nella viva carne della nostra società civile. Ma se vogliamo continuare ad avere uno Stato forte ed equo, che ci garantisca tutto quanto detto sopra, allora chi più guadagna dovrà mettere mano al portafogli. Un 3-4% di aumento dell’imposta cantonale, magari limitato nel tempo, credo sia una strada da considerare. È per questo che mi sento di dover difendere il consigliere di Stato Bertoli, che ha il coraggio di dire quello che molte altre persone preparate pensano. Essendo le aliquote d’imposta diretta molto progressive (il 20% che guadagna di più versa il 70-80% delle imposte totali), calcolate dopo deduzioni sociali molto generose, ed essendo in un confronto internazionale basse, vale la pena di ragionarci sopra. D’altra parte la Nuova Lugano, nonostante le minacce proferite, dovrà pure muoversi in questa direzione. Cari Ticinesi, la festa purtroppo sta per finire. In fondo si stava meglio quando si stava peggio; ma i buoi sono ormai fuori dalla stalla".