POLITICA E POTERE
De Gregori si confessa: ecco cosa penso della sinistra, di Berlusconi e di Papa Francesco
Il cantautore disegna l'Italia sul Corriere della Sera. "Pago le tasse ma oggi non voterei". "Pensare di eliminare Berlusconi per via giudiziaria credo sia stato il più grande errore di questa sinistra"

ROMA – Pago tutte le tasse che volete ma non chiedetemi più di andare a votare. "Probabilmente oggi non voterei. Con questo sistema, tanto vale scegliere i parlamentari sull'elenco del telefono". È un Francesco De Gregori disilluso dalla politica quello che si confessa in una lunga intervista sul Corriere della Sera. Parole appassionate e taglienti, un quadro dell’Italia di oggi, che vale la pena di leggere. Perchè i suoi giudizi vanno oltre i confini italiani. Ed è per questo che ne riportiamo alcuni estratti.

L’autore di brani che hanno fatto la storia della canzone italiana degli ultimi quarant’anni – Rimmel, Hanno ammazzato Pablo, Alice guarda i gatti, Buonanotte Fiorellino, Il bandito e il campione, Viva l’Italia… -. De Gregori, 62 anni, parla di politica, della sua sinistra, di sindacati, di Chiesa, di Berlusconi. Lui, che ha scritto La storia siamo noi, per anni colonna sonora dei congressi della sinistra, oggi dice:

“Continuo a pensarmi di sinistra. Sono nato lì. Sono convinto che vadano tutelate le fasce sociali più deboli, gli immigrati, i giovani che magari oggi nemmeno sanno cos'è il Pd. Sono convinto che bisogna lavorare per rendere i poveri meno poveri, che la ricchezza debba essere redistribuita; anche se non credo che la ricchezza in quanto tale vada punita. E sono a favore della scuola pubblica, delle pari opportunità, della meritocrazia”.

Oggi la sinistra “è un arco cangiante che va dall'idolatria per le piste ciclabili a un sindacalismo vecchio stampo, novecentesco, a tratti incompatibile con la modernità. Che agita in continuazione i feticci del "politicamente corretto", una moda americana di trent'anni fa, e della "Costituzione più bella del mondo". Che si commuove per lo slow food e poi magari, "en passant", strizza l'occhio ai No Tav per provare a fare scouting con i grillini. Tutto questo non è facile da capire, almeno per me”.

E su Silvio Berlusconi: “Ho seguito con crescente fastidio e disinteresse l'accanimento sulla sua vita privata. Forse potevamo farci qualche domanda in meno su Noemi e qualcuna di più sull'Ilva di Taranto. Pensare di eliminare Berlusconi per via giudiziaria credo sia stato il più grande errore di questa sinistra. Meglio sarebbe stato elaborare un progetto credibile di riforma della società e competere con lui su temi concreti, invece di gingillarsi a chiamarlo Caimano e coltivare l'ossessione di vederlo in galera. Non condivido nulla dell'etica e dell'estetica berlusconiana, ma mi irrita sentir parlare di regime berlusconiano”.

Dice ancora dell’ex premier: “Berlusconi è stato fondamentalmente un uomo d'azienda. Nel suo campo e nel suo tempo una persona molto abile, non un vecchio padrone delle ferriere. Ha fatto politica solo per proteggere i suoi interessi, senza avere nessun senso dello Stato, nessun rispetto per le regole e, credo, con alle spalle una scarsa cultura generale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. È imputato di reati gravi e si è difeso dai processi più che nei processi. Che altro vuole sapere? Aveva ragione l'Economist : Berlusconi era inadatto a governare l'Italia. Mi chiedo però anche se l'Italia sia adatta a essere governata da qualcuno”.

E sul Papa: “Papa Francesco, la più bella notizia degli ultimi anni. Ma mi piaceva anche Ratzinger. Intellettuale di altissimo livello, all'apparenza nemico del mondo moderno e in realtà avanzatissimo, grande teologo e per questo forse distante dalla gente”. 

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