POLITICA E POTERE
Ambrosetti contro i politici: "Basta! Senza i frontalieri il Ticino chiude!”
Il presidente della Camera di commercio commenta il nuovo record di lavoratori provenienti da oltre Confine: "Continuo a sostenere che il frontalierato è un vantaggio competitivo per il Ticino"
LUGANO - Da quando l'Ufficio federale di statistica ha reso noto il nuovo record, il dibattito sui frontalieri si è rinfocolato prepotentemente. Sono 58.633 i lavoratori provenienti da oltre confine censiti nei primi sei mesi del 2013: un nuovo importante incremento rispetto al passato. Il settimanale il Caffé dedica oggi un lungo approfondimento al tema, riportando le testimonianze di alcuni protagonisti del mondo dell'economia e del sindacato."Basta! Senza i frontalieri il Ticino chiude!”, tuona il presidente della camera di Commercio ticinese Franco Ambrosetti che attacca i politici che hanno polemizzato sulla vicenda: prima di parlare certi politici dovrebbero contare fino a dieci,dice. Secondo il presidente della camera di commercio il frontalierato è un vantaggio competitivo per il Ticino e i dati sulla disoccupazione non fanno pensare a un mercato del lavoro in crisi per i residenti. Continuo a sostenere che il frontalierato è un vantaggio competitivo per il Ticino. Nessuno assume tanto per farlo, né mi risulta che la disoccupazione sia in forte crescita. C'è il dumping salariale? Combattiamolo. Applichiamo i contratti e facciamo rispettare le regole".Anche Paolo Locatelli, responsabile edilizia e vendita dell'Ocst, è sulla stessa lunghezza d’onda: “se il frontalierato aumenta è perché l'economia tira e le ditte locali reclutano oltre confine. Semmai il problema è l'abuso su salari corrisposti al 70% contro un orario di lavoro reso al 100%".Locatelli ammette però che nell’edilizia qualche problema esiste, soprattutto nella gessatura e nella posa delle piastrelle, dove spesso ditte ticinesi assumono con contratti fittizi lavoratori italiani sottopagati. La cifra record ha suscitato un polverone, ma sulla stessa c’è poca chiarezza e le interpretazioni si moltiplicano. Angelo Rossi, economista ticinese, sostiene sempre sul Caffé che sulla totalità dei frontalieri circa il 40% lavora a tempo parziale, mentre “per i residenti la quota dei lavoratori a tempo parziale è superiore al 25 e inferiore al 30%, dunque circa 20.000 persone che lavorano a tempo parziale rappresentano una quota di lavoro pari al 60% del totale. Ciò corrisponde a 12.000 posti di lavoro a tempo pieno". Secondo Rossi inoltre il frontalierato ticinese permette a molte aziende di essere competitive e senza questa possibilità risulterebbero fuori mercato. Angelo Geninazzi, responsabile cantonale di Economiesuisse, focalizza invece il suo intervento su un altro punto: "Inutile spaventarsi e fare polemiche sul numero record dei frontalieri. La domanda prioritaria è: c'è un effetto di sostituzione? I frontalieri italiani prendono il posto di lavoro di lavoratori svizzeri? E se sì, in che misura? Se non abbiamo questo dato ogni riflessione e polemica risulta sterile. Ciò detto, è giusto affrontare gli effetti collaterali del frontalierato: dumping salariale e lavoro nero. L'economista Rossi conclude il suo ragionamento: "Il frontalierato di marca ticinese, ossia a remunerazione salariale in generale bassa, contribuisce a mantenere competitive aziende che altrimenti sarebbero obbligate a lasciare il mercato"
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