BELLINZONA - Il tema è di quelli sempre caldissimi. Ma il primo giorno di scuola dell'anno lo è ancora di più. Parliamo del sostegno da parte dello Stato per quelle famiglie che scelgono di iscrive i figli a una scuola privata. Il presidente e deputato di Arealiberale Sergio Morisoli ha presentato oggi un'iniziativa parlamentare generica attraverso la quale lancia delle proposte per un finanziamento pubblico per contribuire a pagare le rette.Secondo Morisoli, si legge nel testo dell’iniziativa, "non bisogna cascare nell’equivoco di fondo secondo cui, parlando di prestazioni di servizi e di offerta pubblica, alla parola pubblica si associa esclusivamente lo Stato come unico ente in grado di erogare tali prestazioni. Equivoco che toccherebbe appunto anche la scuola pubblica".Il deputato in Gran Consiglio prosegue: “Sappiamo tutti che l’educazione pubblica è tale non perché è lo Stato ad offrirla, ma perché tutti vi possono accedere liberamente e senza esclusione: un bene pubblico appunto. Addirittura la scuola e l’istruzione non sono definite soltanto d’interesse pubblico ma per i bambini e i ragazzi dai 4 ai 15 sono addirittura obbligatorie. Se quindi vi è un servizio che oltre che pubblico è obbligatorio usufruirne, non si capisce perché, quando ad offrire lo stesso servizio sono anche enti privati (non statali), questi non sono ritenuti in modo adeguato utili, necessari e complementari all’offerta statale; e perché non possano godere anche finanziariamente delle stesse condizioni delle scuole statali”. Sergio Morisoli fa un passo nel passato, precisamente nel 2001, quando il popolo ticinese aveva respinto l’iniziativa popolare, che si prefiggeva di offrire un aiuto alle famiglie che sceglievano la scuola privata. “Quella votazione ha sancito che il popolo non vuole aiutare né direttamente (con sussidi alle scuole private) né indirettamente (tickets alle famiglie che le scelgono) una componente importante che eroga educazione pubblica. Oggi sappiamo, grazie agli anni trascorsi (12 anni) che l’offerta pubblica da parte delle scuole private, sebbene con fatica, continua a sopravvivere comunque, ma soprattutto sappiamo che le scuole private, le famiglie che le scelgono e i benefattori che le sostengono, fanno risparmiare allo Stato dai 40 ai 52 milioni di franchi all’anno (da 480 a 620 milioni in 12 anni)”. Detto ciò, il deputato sostiene che, “di fronte ad una scuola statale sempre più in difficoltà, considerato l’importante servizio pubblico offerto dalle scuole private e le loro esperienze innovative e di successo, tenuto conto che l’ideologica battaglia tra scuola statale e privata per le nuove generazioni di genitori non significa più nulla, di fronte a chi vuole un libero accesso a un’educazione di qualità indipendentemente da chi la eroga, è giunto il momento di progettare un’offerta pubblica di scuola favorendo il più possibile la complementarietà tra le realtà statali e private che offrono garanzia di serietà e di qualità”. Per fare questo, Morisoli sostiene che, vista l’impossibilità nel procedere con l’aiuto finanziario diretto o indiretto alle scuole private – per via della votazione del 2001 –, “un primo passo per parificare di fatto e non solo de jure le scuole private a quelle statali, e per riconoscere loro appieno il ruolo di erogatrici di servizio pubblico per tutti; potrebbe essere quello di lavorare almeno sull’equità e la giustizia fiscale verso i genitori che scelgono le diverse scuole”.Il testo dell’iniziativa chiede dunque che venga studiata e proposta una soluzione per le famiglie che scelgono le scuole private, in diverse direzioni: “le rette o una quota di esse pagate dalle famiglie alle scuole private possono essere direttamente deducibili fiscalmente dal loro reddito imponibile”, oppure “che le rette o una quota di esse possano essere aggiunte alle attuali deduzioni per figli”, o ancora “che le rette posano essere deducibili fiscalmente considerandole liberalità donate ad enti di pubblica utilità permettendo il superamento della soglia percentuale massima di liberalità”.“Riconoscere fiscalmente con deduzioni fiscali le rette pagate è un primo passo, seppur indiretto e modesto, per riconoscere l’apporto effettivo e qualitativo di educazione da parte delle scuole private al complesso dell’educazione pubblica, e per compensare parzialmente il costo di oltre 50 milioni annui che famiglie e benefattori dei 3'600 ragazzi si assumono scaricando lo Stato e quindi gli altri contribuenti di questo onere. Non da ultimo, la deduzione serve per correggere in parte il doppio costo assunto dalle famiglie che scelgono le scuole private: le imposte per la scuola statale e le rette per quella privata” conclude Morisoli.