Il presidente PPD attacca: "Il DECS prenda sul serio il fenomeno delle assunzioni dei docenti residenti all’estero a scapito dei candidati ticinesi". Replica al vetriolo del ministro della scuola

BELLINZONA - I loro duelli super polemici sono da anni in cartellone nell'arena della politica cantonale. Giovanni Jelmini e Manuele Bertoli, ieri presidenti dei rispettivi partiti e membri della Commissione della Gestione, oggi con il socialista in Governo e il pipidino sempre alla guida del suo partito, non se le sono mai mandate a dire. Troppa diversi, Bertoli e Jelmini, troppa distanza ideologica, seppure nel contesto di una stima reciproca di fondo (ben celata) per le qualità politiche dell'altro. Ma la politica è anche questo, e quindi sotto con un'altra polemica. Dura, durissima, come sempre.
Ad aprire le danze è stato il presidente del PPD nel corso dell'ultimo comitato cantonale della scorsa settimana. "Un appunto va rivolto anche al Cantone nell’ambito delle assunzioni di docenti residenti all’estero, fenomeno sempre più frequente, a scapito dei candidati ticinesi penalizzati spesso dall’assenza di corsi di formazione per l’abilitazione. Proprio in questo ambito, Claudio Franscella ha presentato un atto parlamentare che propone una soluzione pratica per superare questi ostacoli; l’auspicio è che il DECS prenda sul serio questo problema e lo risolva al più presto", ha detto il numero uno degli azzurri.
Jelmini ha poi rincarato la dose ai microfoni della RSI: "I frontalieri sono indispensabili per l'economia del nostro Paese, però non è più possibile che i lavoratori ticinesi vengano sostituiti dai frontalieri, per meri scopi speculativi. La questione ancora più grave è se lo Stato si fa promotore di questa sostituzione, penso ad esempio ai ticinesi che si candidano per la professione dell'insegnante che talvolta sono sostituiti dai frontalieri".
Oggi, sul suo blog, ecco la replica al vetriolo del ministro: " Tra i dieci comandamenti ve n’è uno, l’ottavo, che impone ai credenti di non dire falsa testimonianza, cioè di non mentire. Strano - scrive Bertoli -che il presidente del PPD Giovanni Jelmini l’abbia scordato quando giorni fa, a commento dei lavori del Comitato cantonale del suo partito, se ne è uscito in radio e in televisione sostenendo che nella scuola pubblica ticinese si promuova la sostituzione del personale insegnante residente con quello frontaliero per motivi speculativi. Una bugia bella e buona che non gli fa onore poiché detta sapendo di mentire o poiché, peggio, detta senza saperne abbastanza".
"Non so bene a quale tipo di speculazione intendesse accennare Jelmini - aggiunge il ministro - ma siccome anche i paracarri sanno che i salari degli insegnanti sono identici sia che essi provengano dal Ticino, dall’Italia o dalla Cina orientale, evidentemente non faceva riferimento alla speculazione che purtroppo viene messa in atto in parte della nostra economia, dove viene praticato il dumping e si approfitta del personale frontaliere per pagare salari inferiori, specie dove mancano contratti collettivi. Ma la frottola più pacchiana è quella riferita alla cosiddetta “promozione” della sostituzione dei docenti residenti con quelli esteri. Benché ormai in questo Cantone il vizietto della maldicenza abbia preso uno spazio spropositato, io rimango sempre di stucco di fronte al suo uso spregiudicato. Suggerire che la scuola pubblica promuova la sostituzione di personale docente residente con docenti frontalieri significa sostenere che qualcuno, attivamente, lavori per questo risultato. Cosa che solo chi è in perfetta mala fede o ignora totalmente i meccanismi di selezione dei nuovi docenti può affermare".