POLITICA E POTERE
Roggero-Will "bacchetta" il ministro Gobbi e il giudice Villa: "No a invasioni di campo"
La responsabile del Consiglio della Magistratura dopo la polemica legata al processo a due calabresi: “Ognuno, il politico come il magistrato, si attenga alle proprie competenze"

LUGANO – “Auspico pacatezza nei toni e soprattutto che ognuno si attenga alla propria funzione”. La giudice Giovanna Roggero-Will, presidente del Consiglio della Magistratura, interviene oggi su LaRegione a margine della polemica suscitata dalle affermazioni del giudice Marco Villa e della reazione del ministro della giustizia Norman Gobbi. Reazione che il capogruppo del PLR Christian Vitta ha definito “da curva sud” (leggi gli articoli allegati).

Tutto è iniziato giovedì scorso quando, al processo contro due fratelli calabresi pregiudicati, accusati di spaccio, che vivevano a Bodio beneficiando per di più dell’assistenza, Villa ha criticato la scarsa sorveglianza da parte delle autorità. Gobbi ha replicato su Facebook puntando il dito contro i bilaterali, voluti dai partiti storici, compreso il PLR, area di riferimento del giudice Villa.

Giovanna Roggero-Will non entra nel merito della querelle, ma si esprime in termini generali. “Le polemiche – dichiara a LaRegione – non fanno bene alle istituzioni e soprattutto non fanno bene alla giustizia, poiché rischiano di delegittimarla. Cosa che non giova a nessuno, né a coloro che hanno un ruolo nelle istituzioni, né ai cittadini”. 

È quindi “indispensabile che ognuno, il politico come il magistrato, si attenga alle proprie competenze e non ne oltrepassi i limiti, quindi niente invasioni di campo. Occorre allora ricordare che le aule dei tribunali non sono delle tribune libere da cui i vari magistrati possono lanciare messaggi di natura politica al Paese. Quanto ai politici, dovrebbero a loro volta ricordare che la magistratura, proprio nell’interesse della giustizia, non deve diventare terreno di lotta partitica”.

Il magistrato “parla attraverso le sentenze”, continua Roggero-Will. Il suo compito “è di valutare una situazione, accertare i fatti e dare una risposta di tipo giuridico”. Nell’esercizio della propria funzione “non sta a lui fare politica o esternare la propria visione critica della società: deve solo applicare il diritto”.

Altre sono le sedi istituzionali “preposte al concepimento e al cambiamento delle leggi e sono i governi e i parlamenti”. Nel contempo però, conclude la responsabile del Consiglio della Magistratura, “si chiede al politico di non sindacare l’attività giurisdizionale del magistrato. Di non intromettersi in questa attività, attribuendo magari al magistrato intenti diversi da quello che è e deve essere lo scopo del lavoro di un giudice o di un procuratore pubblico, cioè la semplice applicazione del diritto”.

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