Il campione mondiale di boxe ricorda il suo manager: "Nei primi anni tra noi ci sono state anche scintille. Ma quando sono sceso dal ring ho conosciuto il vero Michele"

ASCONA – Ruby Belge è stato il suo campione. Il suo pupillo. Il più grande pugile che abbia avuto per le mani, lui che per la boxe stravedeva. Le loro strade si sono incontrate nel 2000. Poi, quando l’anno dopo Belge è diventato professionista, quelle strade si sono intrecciate. In quegli anni se le sono dette di santa ragione, lui e il suo manager: ci sono anche state scintille, tra quei due caratteri forti, che non volevano cedere un millimetro. Come sul ring. E oggi Ruby lo ricorda così, Michele Barra.
“Ho conosciuto due Michele. Nei primi anni abbiamo avuto un rapporto da manager a pugile. E insieme abbiamo fatto tante battaglie... Quando fai il manager devi essere duro, a volte, e non puoi permetterti di fare soltanto gli interessi del tuo pugile. Devi pensare anche a quelli della società. Così, a volte ci siamo scontrati, anche perché io sono uno che dice le cose in faccia. Anche se l’obiettivo comune era vincere”.
Poi, quando Ruby ha appeso i guantoni al chiodo, è venuto fuori il secondo Michele. “Una volta terminata la carriera abbiamo mantenuto un ottimo rapporto e ho conosciuto un Michele molto più sensibile. Quello vero. Mi ha dato una mano, perché quando scendi dal ring la vita non è facile, mi chiamava spesso per sapere come stavo… E io ho seguito la sua carriera politica, l'ho sostenuto... Ci mancherà… Ma sapeva benissimo che doveva andare. Giovedì scorso sono andato a trovarlo in ospedale e ci siamo fatti una bella chiacchierata parlando a quattr’occhi in modo sincero di cose commoventi. Avrei dovuto andare a trovarlo a casa oggi. Ma…”.
emmebi