POLITICA E POTERE
Vicesindaco di Lugano, la vendetta di Lorenzo Robin Hood Quadri è a cartoni animati
Fotomontaggio disneyano oggi sul Mattino dopo lo scontro di giovedì scorso in Municipio sulla carica di vice di Marco Borradori: "La porcata del partitume storico"

LUGANO - Lorenzo Quadri, municipale di Lugano e direttore del Mattino, nei panni di Robin Hood, che nel film a cartoni animati di Walt Disney è impersonificato da una volpe. Giovanna Masoni, nominata giovedi vicesindaco, è raffigurata dal Principe Giovanni, che nel cartoon è un leone decisamente più dimesso del fratello Re Riccardo (partito per la crociata). Angelo Jelmini, colui che nella votazione di giovedì ha fatto pendere l'ago della bilancia per Masoni, scatenando l'ira di Quadri, è invece il serpente Sir Biss, che nel film è il consigliere personale del Principe. Il fotomontaggio, realizzato a specchio, è sormontato da un titolo a sei colonne: "Usurpatori".

La vendetta di Quadri, sul Mattino di oggi, è a cartoni animati. Nell'articolo in prima pagina si parla della "porcata del partitume storico" che "ben dimostra l'atteggiamento della triade ex-partitone/PPDog/P$". E nelle pagine interne c'è la prima intervista al municipale, che finora aveva parlato soltanto su Facebook.

"È solo l’ultima dimostrazione di una realtà evidente, ossia che i partiti storici PLR, PPD e P$ non hanno la benché minima intenzione di collaborare con la Lega - dice Quadri sulla nomina di Masoni a vicesindaco -. Al contrario: fanno arrogantemente quadrato contro la Lega ogni volta che possono. Mettere i bastoni tra le ruote all’odiata Lega è quindi il leitmotiv che guida l’azione di questi partiti. La votazione è stata, inoltre, uno smacco nei confronti del­l’elettore, visto che il suo voto è stato bellamente ignorato. Quindi, per i partiti storici, la democrazia non conta nulla: il cittadino ne prenda atto". 

E alla domanda "la Lega vuole le cadreghe?", Quadri risponde: "Non solo la Lega non ha mai fatto incetta di cadreghe, ma è stata, ad ogni livello, l’unica forza politica che ha aperto cariche di sua spettanza anche a persone di diversa estrazione politica, quando ne ha ricono­sciuto il valore e la competenza. Senza contare i nu­merosi “beaux geste” fatti dal nostro Movimento nei confronti del PLR proprio sulla carica di vicesindaco di Lugano. Il compianto Nano Bignasca rinunciò in fa­vore di Erasmo Pelli. Quando Giorgio Giudici espresse il proprio desiderio di ricoprire quel ruolo, i municipali le­ghisti accettarono immediatamente e senza esita­zione. Che attendersi un ringraziamento da parte dell’ex partito di maggioranza re­lativa fosse troppo chiedere, lo si era capito da tempo. Adesso si sa che anche aspettarsi un minimo di cor­rettezza era chiedere troppo. Il PLR non ha mai mollato nemmeno uno sgabello di propria spettanza quando aveva i voti. Adesso che ha perso le elezioni, ha cam­biato le carte in tavola per ot­tenere cariche (anche prive di contenuto reale) senza avere i voti". 

Secondo Quadri c'era la possi­bilità di giungere ad un accordo: "Mi si è pratica­mente proposto di rinun­ciare a tre quarti dei “miei” dicasteri, che tra l’altro mi sono stati assegnati dallo stesso municipio solo in aprile, in cambio della carica di vicesindaco. Quando, come detto, la situazione era chiaris­sima; ho ricevuto, dal cittadino luganese, mille voti in più di Gio­vanna Masoni e la Lega è primo partito. Vedete un po’ voi. Nessuno avrebbe accettato un simile baratto. In sostanza avrei dovuto “comprare” la carica ad un prezzo esorbi­tante e rimanere poi a fare la bella statuina, ma con l’eti­chetta di vicesindaco, che non ha alcuna valenza pratica. Non ci vuole molta fantasia per immaginare che la “pro­posta indecente” è stata formulata apposta per far sì che venisse respinta, per poi utilizzare il rifiuto come pretesto per rimproverarmi rigidità ed indisponibilità al compro­messo. A Giovanna Masoni nessuno ha chiesto di mettere sul piatto alcunché in cambio della carica. E’ stata invece messa subito nella condizione di uscire dalla se­duta o con la carica di vicesindaco, o con tre quarti dei “miei” dicasteri. E questa sa­rebbe mediazione?". 

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