POLITICA E POTERE
Le parole della decadenza. Dai figli del Cavaliere alla fidanzata Pascale: "Mi appello al Papa"
Il voto del Senato segna la fine politica di Silvio Berlusconi. Ma lui dice: "Andremo avanti, non ci fermeranno". E i supporter lo dipingono come Aldo Moro e parlano di "colpo di stato"

ROMA – Lacrime e applausi. E l’inno di Forza Italia.  Il discorso di Silvio Berlusconi di fronte a Palazzo Grazioli rassicura il popolo di Forza Italia: “Andiamo avanti. Non ci fermeranno”, dice il Cavaliere. La “decadenza” è segnata. Il Parlamento ha deciso, poco prima delle 18. Ma lui promette battaglia: "Farò come Grillo, combatterò fuori dal Parlamento".

Silvio Berlusconi decade da senatore e non è più eleggibile. Entrò in Parlamento nel marzo del 1994 guidando un'alleanza formata da ex-democristiani e socialisti. 

Per il popolo azzurro - migliaia di persone giunte nella Capitale con ogni mezzo - è un giorno di lutto. Il kit del supporter è composto da una fascia nera da mettere al braccio e da una paletta con le scritte “È un colpo di Stato” e “Oggi decade la democrazia”. Su un cartello il volto di Berlusconi è dipinto come quello di Aldo Moro, tra la stella a cinque punte delle Brigate rosse e la scritta: “Prigioniero politico”.

Mentre al Senato è in corso il dibattito sulla decadenza, il termine che ha segnato le ultime settimane della politica italiana, Francesca Pascale, la fidanzata di Berlusconi, dice: “Il voto del Senato è un colpo di Stato, come altro vogliamo chiamarlo? Una manovra eversiva. Lancio un appello a papa Francesco. Un appello affinché mi riceva e ascolti la storia di Berlusconi. La grazia? Avevo pensato di scriverla io, la lettera. Anche i figli erano d’accordo. Avevo pensato di andare al Quirinale da Napolitano. Poi ho capito che avrei trovato le porte chiuse”. 

E aggiunge: “Vorrei portarmelo via, allontanare il mio uomo da chi lo odia, per preservarlo dai colpi e dall’umiliazione ingiusta”. 

Poi, dopo la “sentenza”, il comunicato della figlia Marina: “Questo Paese e questa democrazia devono vergognarsi per quello che mio padre sta subendo. Questa politica si dovrà pentire di essersi ancora una volta arresa ad una magistratura che intende distruggere chiunque provi ad arginare il suo strapotere. L’Italia non merita di vedere l’uomo che milioni di italiani hanno scelto con il voto venire allontanato da uno dei luoghi più solenni della Repubblica, in base ad una assurda condanna senza prove e calpestando principi costituzionali, normative, prassi minime di civiltà”.

E ancora: “Una violenza di questo tipo  rappresenta una macchia che peserà sulla storia del nostro Paese. Mio padre decade da senatore, ma non sarà certo il voto di oggi a intaccare la sua leadership e il suo impegno. La vera decadenza è quella imboccata dalle nostre istituzioni: sono loro, e non mio padre, ad uscire profondamente umiliate dallo scempio cui oggi ci è toccato assistere”.

Poi arriva anche la nota dell’altro figlio di Berlusconi, Pier Silvio: “Il voto di oggi al Senato mi colpisce come figlio e come cittadino. Come figlio, l’amarezza è profonda perché so quello che mio padre è davvero. E soprattutto quanto ha fatto. Per tutta l’impresa italiana e per il nostro Paese. Come cittadino, provo un forte senso di ingiustizia. Un voto così, che ignora ogni ragionevole dubbio su una vicenda giudiziaria che fa acqua da tutte le parti, non mi sembra in linea con i principi democratici che dovrebbero tutelare gli eletti dal popolo da aggressioni esterne, per di più strumentalizzate da interessi politici. Mi auguro per il futuro dell’Italia che abusi del genere non vengano mai più messi in pratica contro nessun parlamentare di qualsiasi parte politica”.

Infine, parla Barbara, la figlia che segue le sorti del Milan. Un Milan che riflette, in questa stagione, la decadenza politica del suo leader. “Con la violenta estromissione di mio padre dal Parlamento, avvenuta attraverso norme incostituzionali e palesi violazioni regolamentari, gli avversari politici si illudono di avere la strada spianata verso il potere. È una operazione politica che si ritorcerà contro chi l’ha messa in atto, nel momento in cui gli italiani torneranno a pronunciarsi con il loro libero voto”.

red

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