POLITICA E POTERE
La rivolta dei sindaci contro il Governo: "Adesso basta!"
Clamorosa presa di posizione di numerosi capi degli esecutivi contro il Piano Cantonale delle aggregazioni e contro l'atteggiamento del Consiglio di Stato verso le realtà comunali: "Stufi di essere snobbati"

BELLINZONA - Da Carlo Croci a Andrea Bersani. Da Giovanni Bruschetti a Jean Francois Dominè. Da Christian Vitta a Stefano Gilardi. E tanti altri, da ogni regione del Ticino, e di diversi colori politici. La rivolta dei sindaci contro il Governo: si potrebbe definire così la clamorosa presa di posizione, assolutamente inedita per forma e sostanza, che i timonieri dei comuni hanno inviato alla stampa.

Nella lunga presa di posizione c'è un durissimo j'accuse al Consiglio di Stato per le modalità con cui è stato redatto e presentato il Piano Cantonale delle aggregazioni, che prevede di ridisegnare entro il 2020 la grografia del Cantone riducendo a 23 il numero dei comuni. Ma il discorso dei sindaci va oltre, sottolineando come quel Piano  sia la dimostrazione della scara attenzione dell'Esecutivo cantonale verso le realtà comunali.

Di seguito ecco lacuni passaggi del documenti

"Avvisati via e-mail del Piano delle aggregazioni..."

"Non vogliamo, in questa sede, affrontare gli scenari ed i contenuti del Piano Cantonale che sicuramente saranno oggetto di approfondito esame nell’ambito della consultazione ormai lanciata. Che ci preoccupa sono invece le modalità, invero singolari e particolari, con cui questo strumento, giudicato ancor prima della sua diffusione di straordinaria portata per il futuro del Cantone, è stato concepito, allestito e, successivamente, presentato da parte del Consiglio di Stato: ai media ed agli organi di stampa attraverso ben due conferenze stampa; ai Municipi Ticinesi ed ai loro amministratori … semplicemente via posta e/o posta elettronica, con successivo rimando a quattro serate informative, fissate con tempi di preavviso inferiori a due settimane, oltretutto in pieno periodo prenatalizio. Queste modalità purtroppo confermano quella che a nostro giudizio è la preoccupante e pericolosa tendenza ormai in atto da tempo circa i rapporti tra l’Esecutivo cantonale ed i Comuni ticinesi, anche in questo caso non assolutamente e minimamente coinvolti nell’allestimento di tale studio che, si può ben dire essere “… stato cucinato nelle segrete cucine interdipartimentali…” senza alcuna preventiva informazione, analisi o discussione con i Municipi, o con i loro Enti di rappresentanza".

"Totale assenza di dialogo"

"In altre e più esplicite parole, dobbiamo purtroppo constatare come il tutto sia stato concepito attraverso quella che appare essere la più totale assenza di preventivo dialogo e dibattito proprio con quelle istanze che, maggiormente vicine al territorio ed alla quotidianità della sua gestione, da Bedretto a Novazzano, da Brissago a Serravalle, assicurano la gestione della cosa pubblica in definitiva con discreta soddisfazione della popolazione. Strano modo di procedere per la ricerca di uno strumento che appunto si pretende essere di portata epocale e che, in quanto tale, dovrà necessariamente poggiare su un forte, diffuso ma soprattutto capillare consenso che, come ben tutti sanno, si costruisce attraverso appunto quella discussione, quel dibattito, quel dialogo e quella discussione che in questo primo periodo di “gestazione” del Piano Cantonale delle Aggregazioni non ci sono assolutamente stati. Anzi i maligni arrivano addirittura a dire che scientemente sono stati volontariamente evitati".

"Dal Governo una linea per non coinvolgere i comuni"

"A giustificazione di tale modo di procedere il Governo ha già più volte fatto rimando e sottinteso che in questa sua prima versione il Piano cantonale delle Aggregazioni sia da considerarsi non vincolante (e ci mancherebbe!), ma piuttosto premessa, magari anche volontariamente provocatoria, per una discussione che possa prevedere anche altri scenari. A parte la nostra personale convinzione che la politica, ma soprattutto gli importanti progetti come quello in oggetto, non si fanno con le provocazioni ed i possibili tentativi a casaccio, quanto piuttosto con i fatti concreti consolidati da comprovati e a volte sofferti approfondimenti, a fronte di tali premesse non possiamo evitare di constatare come tutte queste considerazioni si inseriscono e purtroppo confermano una linea di condotta che, ormai da tempo, il governo ha instaurato con gli enti comunali, volta al loro parziale, marginale, ma soprattutto tardivo coinvolgimento".

"E intanto noi paghiamo..."

"Sono infatti a nostro giudizio figlie dello stesso atteggiamento di scarsa considerazione e non preventiva informazione dei Municipi dei Comuni del Cantone le modalità con cui, non più tardi di due mesi fa, il Consiglio di Stato ha deciso di caricare nuovi e definitivi oneri dal Cantone agli enti comunali: una storia che ripetutamente va avanti ormai da alcuni anni, senza alcuna discussione o dibattito con chi, toccato in prima misura a tempo quasi scaduto per l’allestimento dei preventivi comunali, deve poi fare prova di reazione, ma soprattutto di improvvisazione e di equilibrismo, in funzione dei bilanci comunali così improvvisamente condizionati. Una comunicazione talmente semplice ed immediata che al Governo sono occorse ben due sedute con i rappresentanti dei Comuni nel tentativo di spiegare la portata politica, ma soprattutto le ripercussioni finanziarie, della sua decisione. E così, senza colpo ferire, anche qui senza alcun preavviso né preventiva discussione, le misure che l’anno precedente erano state dichiarate, ma soprattutto concordate, come straordinarie, diventano improvvisamente “strutturali”: termine che in politichese significa semplicemente DEFINITIVE!".

"La nostra voce torni al centro del dibattito"

"Per contro nessuna traccia del programmato, e anche qui congiuntamente concordato, esercizio di taglio alla spesa pubblica e, soprattutto, di revisione dei compiti dello Stato: tutto rimandato all’anno prossimo, evidentemente si spera! Soprattutto speriamo e finalmente auspichiamo, noi amministratori delle differenti realtà comunali del Cantone, che in questo momento di particolare difficoltà per tutto il paese la nostra voce, le nostre esigenze e le nostre necessità ritornino ad essere al centro delle preoccupazioni e del dibattito politico ticinese, purtroppo da troppo tempo eccessivamente focalizzato su una ribalta mediatica che ben poco spazia, indaga ed affronta la quotidianità del Comune Ticinese, dei suoi amministratori e dei suoi cittadini. I riflettori e l’interesse sono spesso altrove, laddove tematiche, magari conflittuali, e personaggi, meglio se istrionici e di facile presa, maggiormente pagano in termine di ritorno di immagine di una classe politica sempre più condizionata dalla scadenza quadriennale a cui rispondere".

"Il Piano Cantonale venga subito corretto"

"E proprio il Piano Cantonale delle Aggregazioni che nel bene o nel male andrà a necessariamente coinvolgere tutte le entità comunali, può essere il giusto mezzo per finalmente riorientare l’attenzione dell’intero Cantone, a patto, però che le condizioni di base per un costruttivo e serio dibattito siano finalmente e chiaramente poste, ma soprattutto veicolate dal Consiglio di Stato. In tal senso il nostro auspicio è che l’esercizio, purtroppo partito nel peggiore dei modi, venga immediatamente corretto ed attentamente valutato in quelle che a prima vista appaiono essere scelte sommarie e superficiali, assolutamente non specifiche alla complessa e particolare realtà del territorio ticinese che, per ricchezza e peculiarità specifiche merita ben altra e più attenta considerazione. Magari ricordando la lezione che, in questi anni, Mendrisio e Lugano ci hanno dato, soprattutto in ambito di aggregazioni urbane, quelle più difficili e complesse: simili progetti non si improvvisano, ma sono il risultato di approfondite discussioni e lunghi dibattiti, volti al dialogo, non alla contrapposizione".

"Ritroviamo il filo del discorso"

"Ma soprattutto il loro consenso, nasce e cresce dal basso: pretenderlo calato dall’alto, è cosa che appare perlomeno azzardata e rischiosa per un dibattito che, se così confermato, potrebbe rivelarsi attivato...tra sordi, con buona pace, fin dall'inizio, degli importanti obiettivi annunciati. In questo senso, e con la nostra massima disponibilità, auspichiamo per questo e per gli altri temi che occupano e preoccupano l'intero Cantone, si abbia finalmente a ritrovare il filo di un discorso tra le parti in questi ultimi anni purtroppo e stranamente interrotto. Riattivarlo al più presto, con serietà e convinzione, è in questo momento il compito primario di una classe dirigente che potrà solo così guardare, con la fiducia e la speranza di tutti, al disegno dei propri scenari futuri".

I firmatari

Lorenzo Bassi, Sindaco di Castel San Pietro, Mauro Bernasconi, Sindaco di Bioggio, Andrea Bersani, Sindaco di Giubiasco, Giovanni Bruschetti, Sindaco di Massagno, Riccardo Calastri, Sindaco di Sementina, Mario Canepa, Sindaco di Mezzovico Alessandro Cedraschi, Sindaco di Origlio, Carlo Croci, Sindaco di Mendrisio, Jean-François Dominé, Sindaco di Biasca, Marzio Eusebio, Sindaco di Dalpe, Angelo Geninazzi, Sindaco di Melide, Stefano Gilardi, Sindaco di Muralto, Roberto Lurati, Sindaco di Canobbio, Marco Lehner, Sindaco di Cadempino, Carmelo Mazza, Sindaco di Lodrino, Bruno Ongaro, Sindaco di Vezia, Andrea Pellegrinelli, Sindaco di Capriasca, Marco Rizza, Sindaco di Vacallo, Sabrina Romelli, Sindaco di Collina D’oro Paolo Ruggia, Sindaco di Pura, Raffaele Schaerer, Sindaco di Savosa, Corrado Solcà, Sindaco di Coldrerio, Matteo Talleri, Sindaco di Neggio, Emilio Taiana, Sindaco di Caslano, Ettore Vismara, Sindaco di Paradiso, Christian Vitta, Sindaco di Sant’Antonino

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