POLITICA E POTERE
Riapertura delle pretoriali, scatta l’interrogazione dei Verdi: “Quale rispetto per i diritti umani?”
Caustiche le domande rivolte al Consiglio di Stato, sollecitato anche a “evadere i quesiti posti con la massima celerità, vista la fama sinistra di quelle celle che oggi, con decisione incomprensibile, si è deciso di riaprire”

BELLINZONA – Di ieri la notizia dell’imminente riapertura delle carceri pretoriali e sempre di ieri la prima dura reazione di Sergio Savoia che gridava alla vergogna: “L'intenzione manifestata dal nostro governo di riaprire le infami celle pretoriali rappresenta un'offesa a tutti coloro che ritengono che i diritti umani non siano negoziabili. Le celle delle pretoriali per anni sono state il teatro di sofferenze, tetraggini, torture psicologiche legate alle indecenti condizioni detentive, spesso culminanti nel dramma disperato del suicidio”, tuonava in un articolo apparso sul suo blog.

Di oggi invece la decisione di trasformare le critiche al progetto in un’interrogazione, firmata dal coordinatore, in cui il Gruppo dei Verdi “considerando che questi ambiti detentivi sono stati chiusi nel 2006 perché ritenuti gravemente inadeguati dal punto di vista dei diritti dell'uomo e che quando erano utilizzate sono finite più volte sulla lista nera di Amnesty International e del Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della torture e dei trattamenti o delle pene disumane o degradanti”, chiede al Consiglio di Stato:

“Cosa intende fare il Dipartimento delle Istituzioni per evitare che il nostro cantone assurga di nuovo al discutibile onore di essere sulla lista nera delle organizzazioni per i diritti dell'uomo? Può fornire il Consiglio di Stato le cifre dei suicidi relativi agli ultimi anni di attività delle cosiddette "pretoriali"? È cosciente, il lodevole Consiglio di Stato, che la maggior parte dei suicidi avviene, secondo studi internazionali, nelle prime 48 ore di detenzione? Non è in possesso questo lodevole Consiglio di Stato di altre strategie che non siano la pura e semplice militarizzazione della giustizia, con spregio del rispetto dei diritti umani?”

E proprio su quest’ultimo punto, nell’interrogazione si ricorda che rimane ancora senza risposta un atto parlamentare del maggio 2011, “ma anche quelli del partito socialista e dell'UDC (senza risposta pure quelli!) dove si chiedeva di valutare la creazione di un osservatorio di criminologia utile a studiare, contenere e prevenire gli eventi criminali a costi contenuti, come sarebbe degno di una lotta alla criminalità del XXI secolo”.

“In Ticino – aggiungono infine – si continua a lavorare prevalentemente con la repressione delegando l’improvvisazione della (poca) prevenzione alla polizia (organo preposto alla repressione per eccellenza), reintroducendo ora mezzi che fanno impallidire i paesi civili accampando come scusa che le si utilizzeranno solo per dei fermi di polizia, come se questo rendesse le celle in questione tollerabili. Riteniamo che le risposte ai quesiti della presente interrogazione andrebbero evasi con la massima celerità, vista la fama sinistra di quelle celle che oggi, con decisione incomprensibile, si è deciso di riaprire”.

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